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Full text of "Lo specchio della vera penitenza di fr. Jacopo Passavanti fiorentino dell'Ordine de' Predicatori. Volume primo secondo"

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LO SPECCHIO 

DELLA 

# 

VERA PENITENZIA 



mi 

FR. JACOPO PASSAVANTI 

FIORENTINO 

deir Ordine de' Predicatori, 



VOLUME PRIMO. 



I 



MILANO 

Dalla Società Tipografica de' Classici Italiani , 
contrada di I. Margherita , N." jji*. 
ANNO 1808. 




' #. 



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m 

LA SOCIETÀ TIPOGRAFICA 

DE’ CLASSICI ITALIANI 



A’ SUOI ASSO CIATI, 



Jacopo Passa vanti vuol essere a buon 
diritto consideralo siccome uno de’.padri 
della lingua Italiana. Imperocché lieti' allo 
stesso che quei primi Rematori , e Novel- 
lieri diffondevano il nostro idioma uelle 
Corti , e fra le gentili brigate , il Passa- 
vano lo diffondeva pure fra le pie e le 
devote persoue. Il suo Specchio di Inerii- 
tema adunque contribuì non heiemeutea 
rendere vie più ferma ed illustre l’indiana 
favella , che nata da poco tempo , e timi- 
da ancora e non ben coita appeua ardiva 
d'aspirare al dominio di qualche piccola 
contrada di Toscana, 



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VI 

na vestì 1’ abito di S. Domenico nel Con- 
vento di S. Maria Navetta, di cui E^li fu 
Professo Alunno. Ne’ primi anni , che in- 
traprese la vita religiosa , procurò di avan- 
zarsi colla buona inclinazione all* esercizio 
delle virtù morali , e colla perspicacia del- 
la sua mente di fare sempre nuovi acqui- 
sti nella cognizione delle Lettere e dell* 
Scienze. Per approfittarsi adunque viepiù 
negli studj, fu ordinato di mandarlo a Pa- 
rigi, dove allora costutnavasi da’ superiori 
di destinare quei giovani , i quali davano 
sicura speranza di fare utili e notabili pro- 
gressi nelle più sublimi facoltà (i). Termi- 
nati gli studj ritornò nella Romana sua 
provincia, e fu stabilito Lettore di filoso- 
fia in Pisa , quindi passò Professore di Teo- 
logia in Siena , di poi in homo, e ovun- 
que diede riprova della sua dottrina ed 
erudizione , particolarmente nelle Teologi- 
che Lezioni. Sostenute con molta riputazio- 



vella si legge Fr^Jacobus Passa vantis. Nel- 
la suddetta Prefazione si vuole , che la 
Madre fosse detta Famiglia Tornaquinci. 

(t) Nette Costituzioni de’ FF. Predi- 
catori si deteimina , che il Provinciate 
possa mandare due o tre giovani abili 
per gli studj a Parigi. Dist. 11. cap. 14- 
Da questo Convento di Firenze furono co- 
là inviati Fr. Remigio di Chiaro de' Giro- 
lami , Pietro di Ubertino Strozzi , ed altri. 



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ne le Cattedre , il Maestro Generale del- 
l’Ordine (i) instimi il Passavanti Vicario 
Generale uella visita incaricatagli de* con- 
venti della Lombardia. Furono ad esso 
conferiti altri impieghi ancor decorosi, fra 
i quali quello di essere stato Priore in di- 
versi conventi, e principalmente in quello 
di S. Maria Novella , quantunque del tut- 
to alieno ; mentre unicamente il desiderio 
nutriva di vivere privatamente per solo at- 
tendere alla gloria del Signore. Nella sua 
predicazione fu molto zelante , non meno, 
che eloquente; 1 nell’osservanza dell’lustitu- 
to Religioso esatto ed esemplare ; verso dì 
tutti benefico , efficace e potente ne’ fatti 
e nelle parole; e sopra tutto Uomo di gran 
consiglio , prevalendosi di Fra Jacopo là 
Repubblica Fiorentina come i privati Cit- 
tadini per affari di gran rilievo, e di som- 
ma importanza. Considerata la di lui som- 
ma attiva destrezza nelle ingerenze intra- 
prese ancor difficili, fu deputato come pri- 
mo operajo (2) per assistere alla lab- 

■ ■ U m ■■ II. ■■■ ■ 

flj Che era Fr. Ugone di Vansemari 
Francese di Campagna eletto Maestro del- 
l'Ordine nel i333 in Avignone, e ivi mor- 
to 6 Agosto 1841. 

('2) Cosi il Necrologio , e la Cronica 
del P. Bilioni , nella quale vien riferito , 
e he dopo 70 anni fu compita la fabbrica 



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vili 

brica della Chiesa di S. Maria Novel- 
la , della quale ebbe la consolazione , es- 
sendo allora Priore , di vedere il totale 
compimento, l’abbellì di varie pitture (i) 
e ornamenti , e molti altri beneficj fece a 
favore di quella e del convento. Fu an- 
cora in tanto concetto e stima di Fr. An- 
gelo degli Acciajoli Domenicano * allora 
Vescovo di (2) Firenze , che sopra ogni al- 
tro lo prescelse per Vicario di tutta la Dio- 
cesi Fiorentina , nella quale dignità eser- 
citò il decoroso uffizio commessogli con 
piena soddisfazione , e universale gradi- 
mento. Compose la tanto nominata, dottis- 
sima, e di lingua purgatissima Opera, det- 
ta lo Specchio di Penitenza. Fu questa dal 
Passavanti scritta prima io latino idioma, 
e di poi a comune utilità dal medesimo 



della Chiesa > essendone allora Operajo 
Fr. Jacopo Passavanti. 

( i ) In un Codice antico membrana . 
ceo , esìstente nelT A rchivio del Convento , 
Si legge , facesse dipingere tutta, la Cap- 
pella Maggiore da Andrea di Ciane Or- 
gagna. 

( zj Fr. Angiolo degli Acciajoli passò 
dal Vescovado dell ' Aquila a questo di Fi. 
lenze C anno 1842. Di questo insigne Pre- 
lato scrisse la Fita Fr. Giovanni Carli, la 
quale fu pubblicata colle stampe da Lean- 
dro Alberti. 



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volgarizzata. Di questo Trattato rosi uni- 
Tersalmeute commendato servirà il *olo te- 
stimonio dei Deputati alla nuova Edizione 
del Decamerone del Boccaccio fatta nel 
i5y3, i quali così giudicarono: Ma nel - 
l età più bassa fu un maestro Jacopo Ha fi- 
ga v ai ti Frate di S. Maria Novella più gio- 
vane del Boccaccio dieci anni , il quale 
dt po r anno i353 , cioè in tempo , che fu- 
rono scritte queste Novelle , mandò fuori 
in lingua latina un Trattato della Peni- 
tenza , ed egli medesimo lo recò in volga - 
re , ma in modo , che si conosce maneg- 
giato dal proprio Autore , e si mostra per 
lo più anzi composto , che tradotto , essen- 
do dal medesimo Maestro, e Padrone del- 
r uno e del? altro maneggiato. Or costui 
fra gli altri pare a noi assai puro , leggia- 
dro , copioso , e vicino allo stile del Boc- 
caccio. Fu predicatore molto grazioso , e 
nello stile suo così facile e vago , e senza 
alcuna lascivia ornato , che e può giova- 
re , e dilettare insieme (i). Yi è pur del 
medesimo il Volgarizzamento di vn'Omilia 
d’ Origene , cime ancora l'altra Opera in- 
titolata A dditiones , ve.l Commentario Fr. 
Thomae de FFallois in hbros S. Augu- 
stini de Civit. Dei, della quale vi è l’Edi- 



( i ) Del medesimo sentimento fu an- 
cora Leonardo Salviati nella lettera a Mes- 
ser Baccio Valori. 




X 

zione di Londra del i520. Fr. Jacopo a- 
duoque dopo aver passati quaranta anni 
nel servizio del Signore con decoro del suo 
Ordine , e comune utilità , con sentimenti 
proprj di un religioso devoto ed esempla- 
re nel di >5 Giugno i35y intorno all* ora 
di Terza, pieno di meriti e di estimazione 
rese l’anima al suo Creatore. Al di lui fu- 
nerale intervenne quasi tutto' il Clero seco- 
lare con grau numero di altre persone di 
ogni grado e condizione (r) Fu a parte 



( i ) Così nel Necrologio del Conven- 
to : Fr. Jacobus Passavantis Populi S. Pan- 
cratii Sacerdos , et Praedicator facundus , 
et fervidus. Fuit vir magnae religionis, et 
zeli, et in suis actilms, et moribus circum- 
cisus, et continens; audax , et securus iu 
ventate ditenda in publìco, et in privato; 
tam expertus , et doclus in consiliis dau- 
dis, ut a Majoribus , et plurimis Civitatis 
esset in anluis consiliis requisitus , et in 
hoc singulariter nomiuatus. Hic Ordinem 
Praedicatornm ingressus aetaiem teneram 
adbuc ducens , adeo profecit in scientia , 
et virtute, quod missus fuerit Parisios, un- 
de rediens fuit Leetor Pisanus. Cum iu Or- 
dine auoutn quadragesiuium transegisset , 
et fuisset aunis pluribus Vic-arius Domini 
Episcopi Fiorentini, anno i 357 die i5 Ju- 
nii circa tertiam, ad occasum veniens vitae 
hujus , et houorifice tradilus sepulturae. 



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XI 

deposto il suo cadavere, essendo stato se- 
polto presso la cappella dei SS. Filippo e 
Jacopo della famiglia Strozzi , osservandosi 
un lastrone di marmo , in cui si vede in 
bisso rilievo un Religioso con un libro a- 
perto in mano, forse denotatile il Trattato 
della Penitenza , e sotto la figura un vuo- 
to , dove facilmente sarà stata Iscrizione , 
che ora più non si legge (i). Di questo 
illustre Domenicano fanno onorata menzio- 
ne tutti gli Scrittori di quell’Ordine, fra i 
quali il P. Echard (2), cogli altri Scrittori 
Fiorentini; e quantunque ci trovino poche 
memorie , pur potrà sperarsi avere mag- 
giori notizie nella Vita , che Ira le altre 
degli Uomini Illustri del Convento di «S. Ma- 
ria Novella , va preparando il diligente P. 
Fr. Vincenzio Fineschi Domenicano Fio- 
rentino , nolo per altre sue letterarie fati- 
che. 

P. L. G. G. P. 



(1) Il luogo , ove ora si vede il detto 
Deposito , non è quello , essendosi dovuto 
trasferire per la restaurazione ordinata da 
Cosimo 1 . r anno i 5 fi 5 . 

(a) Tom. 1 . pag. 646. 



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PREFAZIONE 

PREMESSA ALL’ EDIZIONE 
DI FIRENZE. 



A ha i più chiari e valorosi spiriti , i 
quali non tanto colla innocente candidez- 
za de 3 costumi , quanto col pregio cT una 
fiorita eloquenza , a questa nostra patria 
lustro recarono ed ornamento singolaris- 
simo , dee certamente a comune giudicio 
annoverarsi il celebre Maestro Jacopo Pas- 
savanti , nel quale doti cotanto eccelse e 
ragguardevoli , quanto in altri mai , fiori- 
rono a dismisura e si ammirarono. Nacque 
égli in hirenze verso la fine del XII J. se- 
colo , di famiglia assai nobile , e de'Ghe- 



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UT 

mulini contorte , e delle prime onoranze 
di quella Città illustrata più volte , in que * 
tempi nel Popolo di S. Pancrazio , ma 
nell’ antico in Por. S. Piero abitante. La 
madre sua Ju della non rnen nobile prosa- 
pia de' ’Joinaquinci : e si trova memoria , 
che messer Cardinale Tornaquinci fosse 
già suo maestro. Sino da' teneri anni egli 
cominciò ad assuefarsi ad un austero te- 
nore di vita; onde nel » 3 1 7 vestì nel Con- 
vento di Santa Maria Novella l' abito re- 
ligioso di S Domenico: le di cui orme se- 
guendo , largo campo ebbe di secondare 
le sue naturali piissime inclina zio ni , non 
tanto con esercitare in se medesimo conti- 
nui atti delle più profonde virtù , e delle 
più aspre mortificazioni , quanto con pro- 
muovere ardentissima mente la salute del - 
T anime , e lo intraprendunento della pe- 
nitenza , per mezzo delle sue faconde e 
fervidissime predicazioni. A virtù cotanto 
cristiane e segnalale si aggiunse un talen- 
to non ordinario , il quale avendo bene 
scorto e ravvisato i Superiori deli Ordine , 
vollero che a Parigi , per maggior mente 
coltivarlo ed accrescerlo , ne andasse: do- 
ve avendo fatto progressi maravigliasi nel- 
le divine e nelle umane lettere , da' mede- 
simi in Italia richiamato , destinato fu ad 
ammaestrare in divinità i suoi Religiosi 
ne' Conventi di Pisa e di Siena e di San- 
ta Maria sopra Minerva in Roma. Quin - 
ai a maggiori dignità nel suo Ordine sol- 



1 



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XY 

levato , con esemplar disciplina sostenne il 
governo commessogli , prima del Conven- 
to di Pistoja , poscia di quello di S. Mi- 
niatole di Santa Maria Novella nella Pa- 
tria : e non solo d ' Religiosi , ma a’ suoi 
Cittadini ancora Ju accettissimo oltre mo- 
do , i quali sovente nelle loro più ardue 
bisogne consultandolo , della sincerità e 
prudenza de' consigli di lui paghi rimane- 
vano pienamente , e soddisfatti. Creato poi 
Diffìnitore del Capitolo Provinciale , e V i- 
cario del Generale nella Lombardia infe- 
riore , diede sempre ripruove maggiori del- 
t instancabile zelo suo nel promuovere l’o- 
nor di Dio , e la salute dell' anime. Fu 
ancora per la sua integrità di giustizia , e 
per la singolare esperienza negli affari 
importanti , per Vicario prescelto dal V e- 
scovo di Firenze : il quale si crede poter 
allora essere stato Fra Angelo jdcciajuoli, 
comecché ancor egli Religioso Domenica- 
no essendo , ne' medesimi tempi del Pas- 
savano viveva ; anzi all’ altra vita passò 
pochi mesi dopo di lui , sostenendo la di- 
gnità di Cancelliere del Re Lodovico di 
Napoli , e di V escovo di Monte Cassino \ 
alla qual sede , rinunziato la Fiorentina , 
V anno i355 fu trasferito. Con aver dun- 
que menata una vita di virtù colma e di 
meriti , e non tanto a se , quanto alta sua 
Religione ed al prossimo profittevole , in 
età forse di presso a 60 anni , il di i 5 
Giugno dell’ anno i357 fece da questa 



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XVI 

all’eterna vita passaggi». Piansero ama- 
ramente una sì fatta perdita tutti i Citta- 
dini , e spezialmente i suoi Religiosi di 
Santo Maria Novella : i quali fattegli so- 
lenni esequie , determinarono , che in me- 
moria della magri ijicenza e degli abbelli- 
menti , particolarmente di pitture , colle 
quali fece adornare questa Chiesa , in oc- 
casione di essere egli stato eletto per uno 
degli Operai , a soprantendere ed aver cu- 
ra al compimento detto gran fabbrica del- 
la medesima , fosse di marmorea sepoltu- 
ra onorato, la quale davanti alla Cappel- 
la di S- Giovanni Evangelista , che verso 
la parte d' oriente colla Cappella maggiore 
confina , fecero collocare. E perche nel 
Corso di dugento anni , per essere molto 
consumati i marmi di questo Deposito , si 
veniva ancora a perdersene la notizia , fu 
nel i5ó6 da Religiosi medesimi fatto re- 
staurare Ma con tutto questo , per non 
esservi stata apposta Inscrizione veruna, o 
per non essersi quella conservata , o per 
alcuna altra somigliante cagione , dopo il 
breve spazio di sessant' anni incorse nella 
disgrazia d' essere creduto smarrito ; per- 
ciocché Fra Niccolò Sermartellì , Priore e 
Primo Opérajo di S. Maria Novella . il 
quale nel i G « 6 compilò il Sepoltuario di 
quella Chiesa , nel Catalogo delle Sepol- 
ture smarrite, che verso il principio di quel 
Libro si può vedere , pose nel terzo luogo 
il iXpofeitu di Fra Jacopo Passavauti. La 



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xvir 

qual cosa avendone fatto non poco mara- 
vigliare : e la fama di tane’ uomo stimo- 
lando gli amatori della venerabile antichi- 
tà ad essere in parte dagli oltraggi dell' ob- 
blivione liberata , per le diligerne da essi 
usate , si crede al presente , che questo De- 
posito sia senza dubbio quello , che a pii 
de’ due scalini davanti alla nominata Cap- 
pella di S. Gio. Evangelista , incontro ap- 
punto al mezzo dell’ Altare , tiene scolpita 
nel marmo una fgura d'uri Frate, la qua- 
le in oggi pochissimo in verità si discerne. 
Ed in questa credenza si sona maggior- 
mente confermati ; perchè oltre all' esser 
certi del luogo , ove era stato il Passa - 
vanti collocato , ne hanno ritrovata una 
qualche corrispondente testimonianza in 
un diligentissimo Sepoltuario Fiorentino , 
raccolto dal celebre Michelagnolo Buonar- 
ruoti il giovane, il quale verso il principio 
del secolo passalo fioriva: ed hanno vedu- 
to ancora , che ciò confronta con quello 
che ne dice il V asari presso alla fine del- 
la Vita di Gaddo Gaddi. Del rèstante 
poi , tutto ciò che di quest’ uomo cosi ce- 
lebre è stato detto , dalle antiche memorie 
del Convento di Santa Maria Novella , e 
dagli Scrittori delle cose all’Ordine Do- 
menicano appartenenti , si è con ogni fe- 
deltà e diligenza raccolto. Nè si vuole pe- 
rò tralasciare , che in un rogito di Ser 
Tommaso di Ser Salvestro di Ser Ber- 
nardo , sotto di 3 Ottobre i3-f9 apparisce 
Passavanti, Voi. 1. b 



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svili 

lasciato esecutore il Passavanti da Turin 
Bai desi ( altri ha trascritto F rosi ho ) in 
un suo Codicillo , a fare edificare la por- 
ta maggiore della Chiesa di Santa Maria 
Novella , colla spesa di fiorini 3 oo , il qual 
Balde si antecedentemente nel suo Testa- 
mento , fatto sotto di 22 Luglio 1348 lo 
aveva pure lasciato esecutore a spendere 
lire mille di piccioli in far dìpignere nella 
detta Chiesa diverse storie del Vecchio 
Testamento. Quello però , che fa al mon- 
do tutto indubitata fede della singoiar 
bontà , dottrina ed eloquenza di questo 
Religioso , sono F opere sue , quelle cioè , 
che per nostra alta ventura si sono fino 
al presente conservate. La principale fra 
queste si è lo Specchio di Penitenza , il 
quale esce ora novellamente alla luce : e 
che % o si riguardi la profondità della dot- 
trina , o la vaghezza sì consideri della di- 
citura , opera si è troppo conosciuta e fa- 
mosa fin dal suo nascimento , perchè tes- 
sere qui se ne debbano le lodi , ed agli 
amatori della lingua nostra persuaderne la 
lettura. Basti per tanto il riferire ciò che 
ne sentirono i Deputati del 1673 sopra il 
Decamerone , i quali così di quella scritto 
lasciarono: Ma nell'età più bassa fu un 
Maestro Jacopo Passavanti Frate di Santa 
Maria Novella , più giovane del Boccaccio 
io anni : il quale dopo 1 ’ anno CCCLUI. , 
cioè intorno al tempo che furono scritte 
queste Novelle, mandò fuori in lingua La« 



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XIX 

tina un Trattato della Penitenzia , ed egli 
medesimo se lo recò in volgare ; ma in 
modo, che si conosce maneggiato dal pro- 
prio Autore, e si mostra per lo più, anzi 
composto , che tradotto , essendo dal me- 
desimo Maestro e padrone dell’ uno e del- 
1* altro maneggiato, e da chi aveva a espri- 
mere se stesso , e’ suoi concetti , e non era 
legato a que’ di un altro , ed in brieve 
tutto diverso da quello, che di Pietro Cre- 
sceuzio abhiam di sopra mostrato essere 
avvenuto. Or costui fra gli altri pare a noi 
assai puro , leggiadro , copioso , e vicino 
allo stile del Boccaccio ; perchè quantun- 
que per avventura a studio , o per la sua 
professione, o per materia poco desidero- 
sa , e forse non capace di leggiadrie , si 
vegga andar fuggendo certe delicatezze , e 
fiori della lingua , e parlare quanto può 
semplicemente , come quello che cercava 
più presto giovare che ddettare; con tutto 
questo , per 1* uso comune di que’ tempi , 
si vede nelle parole molto puro e proprio, 
e per dono speciale di natura (come na- 
sce un atto ad una cosa ) e forse anche 
per esercizio, perchè fu Predicatore molto 
grazioso , è nello stile suo cosi facile , va- 
go , e senza alcuna lascivia ornato , che e* 
può giovare e dilettare insieme. Ed m ve- 
ro ottimamente divisarono i Deputati , al- 
lorché in cotal guisa dello Specchio di 
Penitenza sentirono ; perocché tralascian- 
do , che ancora il Cavalier Salviati, uomo 



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XX 

di quel finissimo discernimento che ognun 
sa , scrivendo a Messer Baccio Valori , 
quasi le stesse cose asserisce ; troppo fre- 
quenti sono i luoghi , che in questo va- 
ghissimo Trattalo s incontrano , ne’ quali 
la naturai vivacissima forza , ed insieme 
la leggiadra semplicità delle espressioni , 
maraviglia e diletto non ordinario recano 
a leggitori. Per darne fra tanti un solo 
esempio , basterà riportare la leggiadrissi- 
ma risposta data dall’ Albergator di Mal- 
mantile a Santo Ambruogio , che di sua 
condizione il domandava , pag. 48. Io 
ricco, io sano, io bella donna , assai figli- 
uoli, grande famiglia: nè ingiuria, onta, 
o danno ricevetti mai da persona: riverito, 
onorato, careggiato da tutta gente: io non 
seppi mai che male si fosse , o tristizia ; 
ma sempre lieto, e contento sono vivalo e 
vivo. Ma il più chiaro argomento dell’ ec- 
cellenza di quest' opera , e del gradimento 
universale da essa in ogni tempo riporta- 
to , è 1 essere stata più volte per mezzo 
delle stampe, e negli antichi e ne'moderni 
tempi , renduta pubblica e divolgata. La 
più antica Edizione , che se ne osservi , è 
quella di Firenze dell’ anno 1495 in 4. 0 
Dietro a questa si annovera l’ Edizione 
del 1 579 in 12. 0 per Bartolommeo Scr- 
inartela , procurata da Francesco da Diac - 
ceto Vescovo di Fiesole , e da lui dedica- 
ta al Cardinale Vincenzio Giustiniano. 
Poco dopo , cioè nel i 58 i lo Specchio di 



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Xil 

Penitenza fu ristampato in r2.° pure in 
Firenze ; e comechè poco corrette , e molto 
dall originale difformi si ravvisavano le 
passate Edizioni, prese ad emendarlo col- 
C fiuto di un ‘Testo a penna , che era sta- 
to del Rev. Don Vincenzio Borghini , ce . 
lebre letterato di quel tempo , e di farlo 
ristampare dal medesimo Barlolommeo Ser- 
martelli nel i 585 il Cav. Leonardo Sal- 
via ti , di questa nostra Patria e della To- 
scana eloquenza lume chiarissimo , il quale 
al magnifico Cavaliere messer Baccio Va- 
lori lo dedicò : e questa per avventura è 
V Edizione , di cui intende egli di ragio- 
nare nel Lib. 2 cap. 12 de’ suoi Avverti- 
menti, là dove dice: Lo spiritual Trattato 
di Maestro* Jacopo Passavanti de’ Frati Pre- 
dicatori , il quale è oggi iu islampa, e più 
corretto vi sarà forse assai tosto , ec. Que- 
sta Edizione seni di norma a quella , che 
nel seguente anno i 586 ne fu fatta in 
Venezia da Pietro Marinelli : ed a quella 
del 1608 che pure ne fece in Venezia 
Giovanbattista Bonf adino. Dipoi verso la 
fine del passato secolo , cioè nel 1681 per 
comandamento del Sereniss. Gran Duca 
di Toscana Cosimo III. di gloriosa ricor- 
danza , fu ristampata quest' opera in Firen- 
ze dal' Vangelisti in 12. 0 coll’ indirizza* 
mento del Senatore Alessandro Segni f al- 
lora Vice-Segretario dell’ Accademia dell* 
Crusca. Ma occupato il Segni nel gran la- 
voro del Vocabolario , di cui in quel tem - 



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Xxil 

po appunto colla sua assistenza principale 
mente s' andava preparando la nuova ri- 
stampa, non vi si potè con tutta la neces- 
saria diligenza applicare, sicché scevra da 
tutd i passati difetti uscisse fuori quest' E- 
diiione , ed anche di nuovi per V inevita- 
bile disavvedutezza degli Stampatori , sfor- 
mata non rimanesse. Ultimamente nel 1722 
si è veduto in istampa lo Specchio di Pe- 
nitenza , portante in fronte la data di Fi- 
renze , V insegna dell' Accademia della 
Crusca % e V asserzione di essere stato 
dalla medesima Accademia corretto e ri- 
veduto. La qual cosa quanto al vero sia 
rèpugnante e lontana , niuno sarà , che 
malagevolmente s‘ induca a crederlo , il 
quale sappia , che quelle Opere , le quali 
escono di giorno in giorno alla luce col- 
r approvazione di essa Accademia , deb- 
bono necessariamente d alcuno autentico 
documento essere corredate , come nel Dan- 
te e negli altri libri , a nome di essa dati 
alia luce , facilmente ravvisare si puote.. 
Ma in cotesta Edizione oltreché mancano 
i suddetti documenti , tali scorrezioni tratto 
tratto sparse per entro il Testo medesimo 
si ravvisano , che quasi nulla differente 
dalle passate la rendono : e chiarissimo 
argomento sono , che ella non fu mai sot- 
toposta alla censura di quella celebre Ac - 
epidemia , la quale permesso certamente 
no* avrebbe , che notali sconci difetti pur 
coll 3 autorità sua confermati restassero e 



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xxm 

accreditati. La qual cosa acciocchii niuno 
creda , più tosto con soverchia animosità 
e passione esser detta, che con verità, po- 
trà chicchessia agevolmente chiarirsene , il 
quale prendendo in mano quella impres- 
sione , vedrà per cagion dì esempio alla 
pag. 62 vers. 28 ridizzeralo per riduceral- 
lo ; alla pag. 72 vers. 25 mondo per mo- 
do : alla pag. 87 in luogo del Titolo del 
Capitolo primo della quinta distinzione , 
posto quello del Capitolo secondo : alla 
pag. io5 vers. 20 ingannerebbero per in- 
gannerebbe : alla pag. 119 vers. 14 il qua- 
le per i quali : alla pag. i5o. Principio 
de ’ umana natura, la quale da lui per se- 
minare la generazione , discendette il pec- 
cato, cioè, originale , ed entrò nel Mondo; 
in vece di Principio dell’umana natura, 
la quale da lui per seminale generazione 
discende, il peccato, cioè originale, entra 
nel Mondo: alla pag. 166 vers. 1 verità 
per varietà: alla pag. 187 vers. 24 sogget- 
to per soggetta : ivi vers. penult. sponendo 
per soppognendo : alla pag. ig5 vers. io 
exercitum per exercituum : alla pag. 2i3 
vers. 12 cercare per creare: alla pag. 242 
vers. 24 leggerezza per allegrezza : alla 
pag. 2&1 vers. 3 guai dare per guadare: ' 
alla pag.' 297 vers. 1 isvenuta per ispani- 
tà ; per dirne di tanti solamente alcuni , 
a’ quali ne è intervenuto l’ abbattersi ca- 
sualmente. Laonde affinché con tale impo- 
stura non Josse il pubblico pregiudicato , e 



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XXIT 

una ii pregiata scrittura già da tanto 
tempo colle cattive stampe sconciamente 
guasta e scontraffatta , alla natia bellezza 
e purità sua forse ricondotta; è stato giu- 
dicato dover riuscire non meno gradita , 
che utile impresa agli studiosi della lingua 
nostra il darla novamenle alla luce. Nel 
che fare quella diligenza è stata usata 
che si polea maggiore , acciocché f opera 
si pubblicasse quant’ esser potesse il pià 
corretta , ed emendata. Conciossiacosaché 
il Testo medesimo , non dagli stampati fin 
qui sia stato tratto , ma bensì da un bel- 
lissimo ed antichissimo Codice in carta , 
che fu già di Pier del Nero , ed ora tra’ 
MSS. del Sen. Gio. Battista Guadagni 
segnato col numero 63 si conserva', il qual 
Codice con grandissima accuratezza si ve- 
de essere stato scritto , e sembra che la 
formazione e la figura del carattere sieno 
contrassegni quasi indubitabili dell’antichi- 
tà sua. Per mantenere la fede a questo 
bellissimo Codice, non si è voluto alterare 
in verun conto la sua ortografia ; laonde 
quantunque , in ordine al raddoppiamento 
o sdoppiamento delle consonanti nel mez- 
zo delle parole , ne’ nostri tempi si prati « 
chi diversamente , servendosi eterno, ori- 
ginale, esempio, esercito, avvisare, annul- 
lare, e simili ; tuttavia , perocché non so- 
lamente in questo Testo a penna , ma an- 
cora in altri antichi MSS. frequentemente 
s' incontrano queste voci scritte così etler- 



fi 



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XXV 

no , orriginale, esserapio , esserci to , avisa- 
re, anullare, ec. in quella guisa medesi- 
ma , che nel Testo si leggevano , sono 
state fedelmente conservate. Lo stesso si 
vuol dire delle voci resurressione , uomeni , 
verta , trestizia , eo. e che parimente tali 
quali erano nel MS. si sono lasciate : lo 
che si è adoperato , perchè ciascuno po- 
tesse a suo talento far paragone di queste 
antiche maniere di scrivere colle presenti , 
e per conservare quanto il più si poteva 
di quelle prime la ricordanza : non già 
perchè siasi questa riputata la migliore , e 
la più sicura ortografia , di cui per altro 
una certa e ferma regola non si può così 
di leggieri fissare , a cagione della gran- 
dissima. varietà ed incostanza , che usaro- 
no in questa bisogna i nostri vecchi Scrit- 
tori , siccome moltissimi eccellenti Maestri 
del parlar nostro frequentemente , di essa 
divisando , osservarono. Per quello poi che 
riguarda gli errori del copiatore , come sa- 
rebbe alla pag. z vers. 33 ove in vece > 
di morte dice amore : alla pag.. 5 vers. 
z5 in vece di alla quale la professione 
è scritto alla quale professione: alla pag. jz 
vers. i per ghiacciare è Ghiacciare : 
alla pag. i5 beffe per bene : alta pag. 
5o vers. 4 tormento per torniamento , 
e alcuni altri simili , questi si sono voluti 
emendare coll’ a juto delle passate Edizio- 
ni , e de' Testi a penna. Del rimanente la 
Scrittura di questo Codice non può dirsi 



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se non buona , e dell’ antica semplicità e 
vaghezza ottima conservatrice . Quindi si è 
osservato, che sempre vi si legge collo, e 
colla , grande , anzi , davanti , perocché , 
confessore , e quasi sempre essere ; e non. 
mai , siccome in altri MSS. avviene con lo 
e con la , gran , innanzi , dinanzi , impe- 
rocché, confesserò , ec. Ma di quanto col- 
T ajuto di questo Codice migliorato sia il 
Testo , coloro il vedranno , che pur vor- 
ranno porsi alF inchiesta di riscontrarlo col- 
le passate stampe. Basti il dire , che mol- 
tissimi sono i luoghi , ne’ quali , o con im- 
portantissime correzioni alla vera lezione 
è stato ricondotto , o con bellissime giunte 
le lagune e mancanze delF altre Edizioni 
sono state supplite: come, per dirne alcu- 
no, si è tolta via nella presente Edizione 
la parola Esempio , precedente a’ racconti , 
essendo stato osservato, che in questo Co- 
dice talvolta affatto mancava , e talvolta 
era scritta in margine di rosso carattere , 
onde per abbaglio degli ignoranti copiato- 
ri, i quali s' avvisarono eh' ella mancasse 
nel Testo, e che vi si dovesse necessaria- 
mente inserire , era nelle passate Edizioni 
per entro il Testo medesimo mal a propo- 
sito trascorsa. Così dove le stampe prima 
avevano saetta focosa , e carname , è stato 
riposto alla pag. 179 saetla folgore , e 
alla pag. 12 1 carcame coll’ autorità del 
suddetto Codice : per mezzo del quale 
queste pure ed antiche voci e maniere si 



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/ 



XXVIt 

sono conservate. Così parimente coir aj ri- 
to di questo Codice alla pag. 23 o sono 
state aggiunte alcune dell' antiche ed af- 
fettate voci Fiorentine , che il Passavanti 
perciò appella squarciate e smaniose , e 
male acconce esser giudica a ricevere i 
sensi delle sacre lettere : ed alla pag. 
107 il fatto di S. llario , cui dicono 
che la terra prodigiosamente alzandosi da 
per se stessa , comodo luogo somministras- 
se , ond’ egli potesse insieme con gli altri 
Padri sedere nel gran Concilio : e alla 
pag. 200 e 202 la costumanza che fa- 
ma era , che si praticasse nella elezione 
de' Pontefici , e degP Imperatori : e alla 
pag. 256 alcune pie opere e divote , 
che appresso i fedeli di que ’ tempi erano 
in uso : e alla pag. 265 alcuni altri 

versi di Evace colà dove si ragiona delle 
gemme , dal Passavanti citati y le quali 
cose tutte nelle passate Edizioni totalmen- 
te mancavano. Oltre a tutto ciò , affinché 
niuna cosa lasciata fosse indietro , che ad 
una maggior perfezione di quest ’ opera 
giovar potesse , con due altri testi a pen- 
na è stata collazionata , e collocale si so- 
no in fondo di ciascheduna pagina le va- 
rie lezioni de" medesimi per comodo de’ 
leggitori: i quali Testi a penna , quantun- 
que il primo sopraddetto Codice de' Gua- 
dagni in bontà non agguaglino , pur sono 
di non piccolo pregio ancor essi » e di va- 
lore non ordinario. Uno di questi si è il 



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XXVIII ^ 

Coi! ire 2 del Banco 27 della celebre Me- 
diceo Laurenziana Libreria: e benché dal- 
lo scambiamento degli argomenti de' Capi- 
toli , e dalle frequenti lagune che vi s' in- 
contrano , apparisca essere esso scritto da 
persona non gran fatto accurata ; pur 
chiaramente si vede esser tratto da buona 
ed antica copia , e quasi tutta la naturale 
schiettezza e purità averne fedelmente 
mantenuta, l' altro è un Codice in carta- 
pecora del dottissimo Sig. Abate Anton 
Maria Salvini , splendore del nostro seco- 
lo : il qual Codice quantunque di bontà e 
dì antichità ceda a' due sopraddetti ; pure , 
e per essere scritto da persona Fiorentina, 
e per aver ritenute alcune considerabili va- 
rietà di lezioni , ne è stato esso ancora 
di non piccolo ajuto nella presente impre- 
sa. Alle varie lezioni de' due mentovati 
Codici sono state aggiunte quelle dell' Edi- 
zioni di Firenze del 1679 e del 1681 af- 
finchè possa agevolmente comprendersi da 
chicchessia a quanta ragionevolezza s' ap- 
poggi ciò, che intorno a quest' Opera è 
stalo divisato. Per distinguere poi fra di 
loro le varie lezioni, a ciascheduna è sta- 
to prefisso il contrassegno del Codice on- 
d’ essa è tratta ; quindi la lettera M. di- 
nota il Codice Mediceo , la lettera S. il 
Codice del Salvini , la lettera E. V Edizioni 
di Firenze. I numeri posti in margine , a 
quegli delle pagine delle mentovate Edi- 
zioni sono corrispondenti t comecché ambe- 



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XXIX 

due sono fra di loro uniformi: i quali nu- 
meri è stato giudicato doversi aggiugnere , 
si per agevolarne il riscontro , e si ancora 
perchè essendo f Edizione del j 68 i citata 
dagli Accademici delta Crusca nel loro 
Vocabolario delC ultima impressione del 
1688 chiunque uopo avesse di riscontrar- 
ne le citazioni , possa in questa nuova 
Edizione soddisfarsene pienamente. Tale 
si è la diligenza , che per dare al pub- 
blico , ripurgato da’ passati non mediocri 
difetti , lo Specchio di Penitenza , è stato 
mestieri adoperare : dal che potrà chicches- 
sia , che non prevenuto da parlicolar pas- 
sione prenda schiettamente a giudicar del- 
le cose , con somma agevolezza compren- 
dere , non potersi l’Edizione de buoni To- 
scani Autori altrove meglio eseguire , che 
in questa nostra Patria , dove gran copia 
di pregiatissimi Manoscritti in ogni gene- 
re , e spezialmente di lingua nostra sì so- 
no fortunatamente conservati : e dove me- 
glio che in ogni altro luogo si può dar 
sicuro giudizio delle maniere e delle voci 
del buon secolo; perocché la maggior par- 
te di esse ancor tuttavia fra di noi si con- 
servano , ed il comodo ne somministrano 
di far paragone della qualità e differenza 
che han tra di loro questi modi : dal che 
ne risulta il potersi accertare di non pren- 
dere in somiglianti cose abbaglio : la qual 
cosa non puote così agevolmente a’ fore- 
stieri intervenire. 



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XXX 



Allo Specchio ài Penitenza è stato 
aggiunto il Volgarizzamento de IP Umilia 
di Origene , primieramente , perchè in quat- 
tro Edizioni di quello , a questa preceden- 
ti , era di già con esso stato stampato : 
secondariamente , perchè essendo stato da- 
to per la prima volta alla luce dal Cava- 
liere Salviati , e da lui giudicato del mi- 
glior secolo della favella , cioè del i 35 o , 
o in quel torno , su IP autorità di un tanto 
uomo dagli Accademici della Crusca nel 
loro Vocabolario fu poi citato : e in terzo 
luogo finalmente , perchè non è mancato 
chi abbia creduto essere quest’ opera an- 
ch’ essa un parto del Passavanti ; quan- 
tunque vi sia chi il nieghi , affermando 
essere stata questa Omilia volgarizzata da 
Fra Zanobi Guasconi Domenicano. Nella 
qual controversia lasciando pure che cia- 
scheduno creda ciò che piii gli aggrada , 
non si vuol per altro tralasciar d avverti- 
re , che lo stile di questa Omilia , se ben 
si mira, da quello dello Specchio di Peni- 
tenza è totalmente diverso ; perlochè non 
pare , che possa attribuirsi al Passavanti « 
Ma nè pure si crede , che sia di Fra Za- 
nobi Guasconi, il di cui Volgarizzamento 
è da questo nostro differentissimo. La qual 
cosa acciocché manifestamente apparisca 
non è stato creduto disdicevole riportare in 
questo luogo il principio di quella Omilia . 
tratto da un esemplare , che nel Codice 26 
del Banco 6i della Libreria di S, Lorenzo 



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XXXI 

si conserva : la quale Omilia essere stata 
volgarizzata da Fra Z anobi Guasconi , 
chiaramente apparisce da ciò che in fi- 
ne della medesima si legge : ed incontro 
a questo testo si è posto altrettanto dello 
stampato in questa Edizione , per maggior 
comodo di chi volesse riconoscere la dif- 
ferenza che passa fra questi due V olga- 
rizzamenti. 



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XXXII 



VOLGARIZZAMENTI. 



DI FRA ZANOBI GUASCONI 

Incomincia l'Omelia d Origene sopra il Vangelo ili 
ò. Giovanni, quando la Maddalena andò la Do- 
menica mattina della Resurrezione di Cristo per 
ugnere il Corpo di Gesù , e non trovandocelo 
stava ivi di Juori , e piangeva. 



De 



"o vendo parlare, dilettissimi fratelli, nella presenzi* 
delia vostra caritade , mi viene a memoria lo smisurato 
amore , per lo quale la gloriosa Maria Maddalena aman- 
do sopra ogni altra cosa il nostro Signore Jesù Cristo, 
fu^giendosi i suoi disciepoli , andando alla morte , 'non 
dubitò di seguitarlo : del quale amore essendo ella ac- 
cesa , e per Smisurato disiderio ardendo , con continuo 
ed inestimabile pianto dal suo sepolcro partire non si 
poteva. Stava adunque Maddalena , secondochè dice lo 
Vangelista , al sepolcro di Cristo , e piangeva , fratelli 
miei. Noi abbiamo udito, che Maddalena istà al moni- 
mento di Cristo : ed abbiamo udito eh’ ella piange ; 
veggiamo se noi possiamo , perchè ella quivi stava ; 
reggiamo perchè piangeva: prendiamo utilitade del suo 
stare , e del suo piangere. Stava e raguardava se pote- 
va vedere colui , cui ella amava : piangeva , perchè cre- 
deva che altrui avesse tolto colui , cui ella cercava. Il 
dolore era rinnovellato; imperocché prima l’avia pianto 
morto , e ora il piangeva furato. E questo dolore era 
maggiore , perchè in esso non trovava , nò avere pote- 
va alcuna consolazione. 




xxxm 



VOLGARIZZAMENTO. 



STAMPATO. 



Lectìo S. Evangelii secundum Joannem. 

In ilio tempore Maria stabat ad monumentimi fori* 
plorans. Dum ergo lleret , inclinavit «e , et prò-, 
apexit in monumento. Et reiiqua. 



ulbbiendo a parlare della presente solennità agli 
orecchi della vostra carità , dilettissimi miei J rateili , 
sì mi venne in memoria f amore , per lo quale la 
Beata Mario Maddalena , amando Gesù Cristo so- 
pì’ ogni cosa , andando egli alla Passione, sì ’l segui • 
fava , quando i Discepoli per paura il / uggivano : a 
accesa del vero suo amore, ardendo di smisurato af- 
fetto , e piagnendo sanca rimedio, non si partiva dal 
monimento ; anzi stava ivi fuori, e piagneva. Abbia- 
mo udito , fratelli miei , che Maria stava fuori del 
monimento ; ed inteso abbiamo , eh’ ella piagneva, 
foggiamo la cagione, perch' ella vi stava ; e veggiamo , se 
possiamo, perché ’l lamentava : Facciaci prò lo suo stare ; 
e utilità ci sia il suo lamentare. Certo il suo ardente 
amore ve la faceva stare , e ’l gran dolore la faceva 
lamentare, òtova , e guatava , e contemplava , se per 
ventura esser potesse di vedere colui , eh’ ella amava , 
e ’l quale sopra ogni cosa desiderava. Piagneva , e 
lomentavasi , perchè lui non trovava : e pensava, che 
le fosse tolto colui , il quale ella addomandava : e ’l 
dolore suo era rinnovellato; imperocché ella vedrà tol- 
to il suo diletto , eh’ ella avea pianto morto. E que- 
sto dolore era incomportabile', imperocché non avea 
rimedio di niuna consolazione. 



Pass avanti. Voi. /. 



c 




XXXIT 

Moltissima diligenza è stata usata per ri- 
trovar qualche Testo a penna , col con- 
fronto del quale dar si potesse alla luce 
più che fosse possibile corretto ed emen- 
dato questo Volgarizzamento ; ma non ne 
è accaduto d avvenirsi che in una sola co- 
pia t scrìtta intorno al 1440 > cortesemente 
somministrata dal Sig. Abate Niccolò Bar- 
giacchi , la lezion della quale è stuta se- 
guitala in questa Edizione , con pensiero 
di porre appiè delle pagine (i) le varie le- 
zioni cavate dulie precedenti impressioni ; 
ma avendo per inavvertenza lo Stampatore 
in ciascheduna pagina al loro proprio luo- 
go tralasciato di collocarle , in fine del li- 
bro ne è convenuto aggiugnerle , amando 
meglio di così fare , che di privar di quelle 
totalmente lo studioso lettore. 

Tra T Opere Toscane, che al Maestro 
Jacopo Passavanti vengono attribuite , ev- 
vi un Trattato de' Sogni , che per alcuni 
da lui essere stato scritto si asserisce , co- 
mecché alcuni Testi a penna con tale in- 
titolazione se ne ritrovano; il qual Trat- 
tato vero è che scritto fu dal Passavanti , 
ma non è altro che quel medesimo , che 
verso la fine dello Specchio di Penitenza 
si legge , ove venuto gli era in acconcio 



(i) Nella preseute edizione si è perciò 
reputalo bene jwrre appiè delle pagine le 
•uddette varie lezioni. 



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XXXV 

dì ragionarne. Di qui poi per avventura è 
accaduto , che alcuno da esso separata- 
mente i l copiò , e che chiunque - non vi ha 
ben posto mente ne è rimaso a prima 
fronte ingannato. In somigliante guisa a 
molte altre Opere di altri Scrittori è addi- 
venute >, come per non discostarsi da.’ nostri 
Toscani si può osservare nel Volgarizza- 
mento del "1 ruttato delle sette Arti liberali 
di Seneca , che non è altro , che la Let- 
tera 88 del medesimo Autore : e per fino 
in Giovanni V illuni , in cui la vita di 
Maometto , che dopo la sua Cronaca se- 
paratamente si legge nella stampa de' Giunti 
del 1587 non è altro che il Capitolo otta- 
vo del terzo libro della medesima Storia , 
siccome dagli ottimi ed antichi Testi a pen- 
na, ed in ispecie dal celebie Codice , che 
fu di Bernardo Davanzali , si riconosce. 
Da altri pure fu il P assavanti creduto 
Autore del Volgarizzamento della Città di 
Dio di S. Agostino , opera bellissima e di 
grandissimo pregio nel fatto di nostra lin- 
gua ; ma comechè di cotale asserzione 
niuno altro Autore vi abbia che Jacopo 
Corbinelli , il quale nella Prefazione alla 
Edizione della Bellamano di Giusto de ’ 
Conti , da lui procurata in Parigi J an- 
no 1 5 g 5 si fatta cosa asserisce , senza però 
£ darne veruna prova , od alcuna benché mi- 
nima congettura riportarne, sembra che con 
ragione sospender se ne debba fino a più. 
sicuro scoprimento la credenza. Maggior 



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ÌXXT1 

fondamento v'i è di credere , che sìa opera 
del Passavanti il T'oìgarizzamento d’uicu- 
ne Concioni di Tito Livio , un frammento 
delle quali ritrovato Jra gli scritti di Carlo 
Dati , Gentiluomo di celebratissima ricor- 
danza, di cui dagli Eredi di quello ne è 
stata cortesemente conceduta la copia , 
esce ora novellamente alla luce. Questo 
frammento porta in fronte il nome del 
Maestro Jacopo Passavanti, facendolo di 
quella Scrittura Autore. Egli è un sempli- 
ce quadernetto scritto in cartapecora , in 
alcuni luoghi molto lacero e consumato , 
onde non poca fatica e diligenza vi è sta- 
to duopo d usare per intenderlo ; ma pur 
di carattere senza fallo deli età di quel- 
li Autore : e sembra , che sia principio di 
qualche Codice di maggior mole , di cui 
costretti siamo di presente a deplorarne la 
perdita , che tale per verità dee reputarsi 
la mancanza d' uri Opera , la quale , se da 
quel poco che ce riè rimaso si può giudi- 
care deli intero , conviene francamente af- 
fermare , che sia di somma eccellenza , e 
che a niuri altra prosa , che in que’ felici 
tempi dell’ aureo secolo di nostra gentil 
favella dettata sia , giudicar si debba per 
avventura seconda. Contiene t intero par- 
lamento da Annibaie fatto a Scipione in 
Africa , per trarlo , pria di venire alle 
mani , se possibile stato fosse , alla pace : 
e la risposta di Scipione ad Annibaie : le 
quali Concioni appresso Tito Livio si leg- 




xxxv a 

gono nel TJb. 3 o cap. 3 o e 3 r della sua 
storia. Seguita dipoi l'Orazione fatta nel 
Senato da Quinto Fabio Massimo , per 
dissuadere la destinazione della Provincia 
èCjifrica a Pubblio Scipione , acciocché 
colà non si trasferisse la guerra : e poco 
men che tutta la risposta di Scipione , am - 
hedue cavate dal Lib. 28 cap. 40 41 42 
43 a 44 dello stesso Storico. Osserverà ih 
Lettore , essere questa ( come per lo più 
accadea in que’ tempi ) non tanto una Iet- 
terai traduzione , quanto piuttosto bene 
spesso una parafrasi delle parole di Livio ; 
quantunque ciò non iscemerà in conto al- 
cuno il diletto che trar se ne possa , pe- 
rocché vi si ravvisa per entro una natu- 
rai forza , e proprietà di frasi e et espres- 
sioni , da quelle non dissomiglianti , che 
nell ’ antico Volgarizzator di Livio furono 
dal Cavalier Salviati e da' Deputati al 
Decamerone osservate: come a cagion d'e- 
sempio : dove Livio scrisse , parumdignita- 
tis in legatione erat, il nostro -Volgarizza- 
tore traduce gli Ambasciadori nostri , che 
venivano a trattarla, non parvono lor tan- 
to sofficienti e degni a sì gran fatto: e do- 
ve quegli disse humanae fragilitatis memi- 
ni; il nostro traduce , ben so, che l'uma- 
na fragilità e iutermità è molta : e quelle 
parole dell’ Orazione di Quinto Fabio , ma- 
gia timuisse quam tontemsisse videatur , 
sono dal nostro traduttore espresse così : 
pare che egli il faccia più per paurfe di 




XXXVIII ' . 

lui , che per averlo ìq disdegno : e quelle 
si nobilitas et justi bonores adornai enti se 
fosse di nobile schiatta, e se l’ufficio ch’e- 
gli ebbe d’essere Capitano gli fusse stato 
dato dal Senato, come dagli eserciti, e l' al- 
tre che seguono poco dappoi: non semper 
temeritas est felix; perocché sempre non 
avvien bene del non saviamente confidarsi: 
e parimente bona venia tua dixerim ; s’ io 
il posso dire con tua licenza, e senza cruc- 
ciarti; per tralasciare molti altri luoghi a 
questi somiglianti , e si per la leggiadria , 
xi per l’ espressione maravigliosa, che trat- 
to tratto vi s’ incontrano. 

Di tutto ciò n è paruto convenevole 
cosa rendere consapevoli i leggitori , non 
tanto perchè altrui sappian grado della fa- 
tica e diligenza , che è stata usata gran- 
dissima , nel dare alla luce cosi vaghe e ' 
preziose gemme del parlar nostro; quanto 
perchè da questa belt Opera possano co- 
modamente quel frutto e quell’ utilità rica- 
vare , che nella perfetta cognizione delle 
bellezze di nostra volgar favella , e nell’ac- 
quisto insieme delle cristiane moralissime 
virtudi in singoiar maniera consiste. 



1 



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LO SPECCHIO 

/ 

SELLA 

VERA PENITENZIA. 



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J». 



T 

P R 0 L A G O 



al Libro, appellato 

SPECCHIO DELLA VERA PENITENZIA, 



DIO OKjITIJS 
IKHlKNIt 



Secondocbè dice il venerabile Dottore 
messer santo Jeronimo , Poenitenda est 
secunda tabula post nauframum : la Peni- 
teaeia è la seconda tavola dopo il pericolo 
della nave rotta. Parla il santo Dottore del* 
la Penitenzia , per simiglianza di coloro , 
che rompono in mare , de’ quali spesse 
volte interviene , che rotta la nave per 
grande fortuna , o per tempestade , che 
Passavanti. Voi. 1. x 



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2 

sia (i) nel mare, coloro, che sono più ac- 
corti prendono alcuna delle tavole della 
rotta nave , alla quale attegnendosi forte- 
mente, (2) soprastaudo all'acqua, non af- 
fondano, ma giungono a riva, o a porto, 
scampati dal periglio del tempestoso mare. 
Così avviene degli uomini , che vivono in 
questo mondo, il quale è appellalo mare, 
per lo coulinuo movimento, e ( 3 ) inestubile 
stato, e per le tempestose avversitadi , e 
gravi pericoli , che ci sono , ne' quali la 
maggior parte della gente perisce. Impe- 
rocché non ci si puote notare , tra per la 
gravezza della carne umana , e per la gra- 
vezza del peccato originale , o attuale, che 
è in sulle spalle di tutt’ i figliuoli d’Ada- 
mo , e per la forza delle fortunose onde 
delle tentazioni, e delle temporali e corpo- 
rali trihulazioni. Solo Gesù Cristo Salvato- 
re , Iddio e uomo , sanza peso di peccato, 
leggiermente notando , passò il mare di 
questo mondo. E ciò significò egli, quando 
essendo i discepoli suoi nella nave nel ma- 
re di Galilea , e abbiendo grande fortuna 
per la forza del contrario vento, egli ven- 
ne a loro audando leggiermente sovra Fon- 
de del turbato mare. La qual cosa non 
potè fare San Piero , anzi andava a fon- 



(1) che sia commossa nel mare. E. 

(2) soprastandosi. E. soprastando. M. 

( 3 ) instabile. E. AI. 



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3 

do , se la vertuosa mano di Gesù Cristo 
noli’ avesse soccorso. Dove si dà ad inten- 
dere , che in questo periglioso mare ogni 
gente anniega, se l'ajuto della divina gra- 
zia noi soccorre: la quale hae provveduto, 
per isrampo della (i) gente umana, d’uua 
navicella lieve e salda, la quale Gesù Cristo 
fabbricò colle sue mani del legno della 
Santissima Croce sua, cogli (2) aguti cbiovi 
della sua passione, colorandola e adornan- 
dola col suo prezioso sangue. Questa navicel- 
la è la innocenzia (3) batlismale, nella quale 
entrano tutti coloro , che sono battezzati 
dal battesimo di Gesù Cristo. (4-) E se si con- 
duce, e si guida bene, porterà sani e salvi 
al porto di vita eterna coloro , che dentro 
■vi perseverranuo, siccome veri e diritti Cri- 
stiani. In questa navicella intera e salda 
passò il mare di questo mondo la benedet- 
ta Vergine Maria. Fassovvi Santo Giovanni 
Battista , e più altri Santi , i quali furono 
santificati nel ventre della madre o furono 
preservati e guardati da speziale grazia di- 
vina, ebe non cadessono nella vita loro (5) in 
consentimento di mortale peccato. Passanvi 

— . 

(t) generazione umana. M. 

(2) acuti. E. M. 

(3) battesimale. E. 

(4) Egli si conduce , e guida bene , e 
porta sani. E. 

(5) acconsentimento. E. 




4 

tulti coloro , i quali si chiamano innocen- 
ti ; cioè a dire , che anzi ohe venissero a 
tale etade , che discernendo il bene dal 
male , consenlissono al male del peccato , 
al quale la nostra natura corretta è inchi- 
nevole più ch’ai heue , furono tratti per 
morte naturale , o «.forzata dalla presente 
vita corporale , avendo ricevuta la grazia 
del battesimo : i quali non per loro meri- 
to , imperocché uè sapere, nè volere, nè 
potere hanno ancora del guardare , o del 
conducere la leggieri, e bella navicella; ma 
per lo merito di quello padrone, il quale 
la fabbricò , e per sua presenzia e grazia 
la conduce e guida sanza alcuno impedi- 
mento, pervengono al porto securo, e tran- 
quillo della città superna. Questo fue Lene 
significato nel Sauto Vangelio, quando Ge- 
sù Cristo venendo a’ discepoli suoi, ch’era- 
no nella navicella nel mezzo del mare , e 
aveauo grande tempestade per lo vento 
contrario, centra il quale non sapeano, nè 
si poteano ajutire, egli entrando nella na- 
vicella comandò a’ venti e al mare, che ol- 
traggiavano, e (i) soprastavano la piccioletta 
navicella ; e cesò la tempesta , e con bo- 
naccia e tranquillitate salvi giunsono al 
porto, non per loro operare, ma per la 
vertù e presenzia di Gesù Salvatore. 11 go- 
verno e la cura del movimento , e il eon- 



(i) soperchiavano. E. M. 



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5 

ducimento della detta navicella il celestiale 
padrone Iddio in alcun modo, tanto quan- 
to si stende la potenzia e la facilità del li- 
bero arbitrio, commette e lascia all’uomo; 
e fallo nocchiere , quando è venuto agli 
anni di tale discrezione , che possa, e sap- 
pia , e possa volere , col remo in mano , 
studiosamente operando, durare fatica nella 
guardia , e nella condotta di così nobile 
vasello, (i) in che Dio l’ba allogato e messo. 
Ma l'uomo, o per negligenzia, o per igno- 
ranza , o per vaghezza di vana dilettanza, 
o per sensuale e viziosa concupiseenzia , o 
per (2) presunziosa speranza, o per impru- 
denza», o per tracotanza, ovvero per poca 
providenza il lascia nell’ allo mare tanto 
trascorrere, abbandonando gli argomenti 
del savio e accorto reggimento , che o per 
impeto di contrarj venti , o per percossa 
degli intraversati sassi, o per intoppo delle 
rovinose onde, o per ( 3 ) rivolgimento delle 
ritrose acque , o per abbattimento de’rigo- 
gliosi mai’osi, o per soperchio del gonfiato 
mare, o per oltraggio (4) de’ rifatti sprazzi, o 
per voraggine di pelago profondo , o per 
oscurità di tenebrosa notte , o per spaven- 
tamelo delle fiere bestie , o per lo dolce 



(0 vassello. M. 

(2) presuntuosa. E. M. S. 

( 3 ) per involgimento. M. 

(4) de' rinfranti. E. <S. 



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6 

canto delle Sirene vaghe , o per assalimen- 
to di crudeli piratti , o per inganno degli 
amici falsi, sauza riparo sì si rompe e fiac- 
ca. Le quali cose danno ad intendere le 
cagioni de' vizj e de’ peccati , che fanno 
perdere e rompere la saldezza della pura 
innocenzia , che quanto più sono e più 
gravi , tanto più la 'fracassano e spezzano: 
e rimane l’uomo d’ ogni grazia e di vertù 
privato : nè non hae rimedio cotale rom- 
pimento , per quale si possa risaldare la 
rotta navicella della santa innocenzia; anzi 
rimaue l’uomo così nabissalo , abbandona- 
to e gnudo uel mezzo del tempestoso ma- 
re , sanza speranza di veruno buono soc- 
corso. Solamente d’ uno refuggio ha pro- 
veduto il misericordioso Iddio , il quale 
non vuole che l’uomo perisca, e muoja; 
avvegnaché a sua colpa la navicella salda 
e lieve, della quale l’avea proveduto, ac- 
ciocché per quella scampasse , sia fracassa- 
ta e rotta. E questo è la penitenza , alla 
quale conviene , che accortamente s’ appi- 
gli , e perseverantemente tenga chiunque 
vuole dopo la rotta innocenzia scampare. 
E questo volle dire il (r) Dottore Santo Beato 
Jeronimo, por «imiglianza parlando, quan- 
do disse , eh’ eli’ era la seconda tavola do- 
po il pericolo della nave rotta , cioè il ri- 
medio e ’l sicuro refuggio, poiché perduta 



(i) il Santo Dottore. M. 



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e rotta era la prima inuocenzia. Dove no- 
ta , che come a coloro , che rompono in 
mare , conviene, che sieno molto accorti a 
dar di piglio , e a fortemente tenere alcu- 
na tavola o legno della rotta nave, innanzi 
che 1* onde del mare le traportino , non 
ostante la paura, lo sbigottimento, il (i) di- 
battimento , l’ansietade, T affanno, lo spa* 
ventamento , lo smemoramento , e ’1 con- 
turbamento del capo , e gli altri gravi ac- 
cidenti , che hanno a sostenere coloro , a* 
quali tal fortuna scontra; cosi l’uomo, 
che mortalmente peccando perde la inno- 
cenzia , immantenente sauza indugio , dee 
avere ricorso alla peuitcozia , non ostante 
qualunque impedimento , o ritraimento , 
che induca il commesso peccato, E come 
dee tosto sanza indugio il rimedio della 
penitenzia prendere , così la dee con la 
perseveranza tenere fortemente. E di ciò 
parla la Santa Scrittura , che dice: Ugnum 
vitae est his , qui apprchenderint eam : et 
qui tenuerit eam , beatus : Ella , cioè la 
penitenzia , è legno di vita a chi la pren- 
de ; e chi la terrà sarà bealo. Tale vertù 
ha questa tavola della penitenzia da quel 
medesimo , da cui la navicella della inno- 
cenzia , cioè da Gesù Cristo , e dalla sua 
passione. Onde forse fu significata per queh 
la tavola , la quale fu soprapposta al soci' 



(i) dibattito . E. M. 



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8 

mo della croce, dove era scritto Jesù Naz- 
areno Re de’Judei in tre lingue, Ebrea, 
Greca e Latina ; a dare ad intendere, che 
nella tavola soprapposta alla croce , cioè 
nella penitenzia , che sopravviene alla in- 
nocenzia , ed è congiunta colla croce, cioè 
colla virtù e colla efficacia della passione 
di Cristo, si contiene salute e salvamento, 
che dimostra, ed adopera Gesù Nazzareno. 
E questo non pure in una gente, o in una 
lingua , ma in tutte le genti , ed in tutte 
le lingue, secondochè Gesù Cristo dopo la 
passione , e la sua resurrezione disse agli 
Appostoli : Euntes docete omnes gentes , 
baptizantes eos in nomine Patris et Filli 
et Spiritus Sancti: Andate, e ammaestrate 
tutte le genti, e battezzategli nel nome dd 
Padre e del Figliuolo e dello Spirito San- 
to. E Santo Luca scrive nel suo Vangelio , 
che Gesù Cristo apparendo a’ suoi discepoli 
dopo la resurrezione , disse loro , tra F al- 
tre cose , eh’ egli era bisogno di predicare 
nel nome suo la penitenzia e la remissione 
de’ peccati in tutte le genti. Questa secon- 
da tavola dove è lo scampo e la salute 
della maggior parte della (i) gente umana, 
accortamente prese Maria Maddalena dopo 
la rotta innocenza. Presela Santo Piero , 
presela Santo Paulo , e generalmente tutti 
odoro che si salvano , giustificati dal pec- 




umana generazione. M. 



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A 



calo per la grazia del Redentore. Del quale 
novero ci dobbiamo ingegnare d’essere noi 
peccatori, acciocché non periamo, non es- 
sendo nella intera e salda navicella della 
innoceuzia , ma caduti nel mezzo dei pro- 
fondo pelago del dukitoso e angoscioso ma- 
re del mondo , e nabbissati nel mortale 
peccato. E acciocché prontamente , e eoa 
desiderio fervente della propria salute, ogni 
negligenzia e ignoranza da noi rimossa e 
tolta , stendiamo le mani a prendere que- 
sta necessaria e virtuosa tavola della peni- 
tenza , e perseverantemente la tegnamo , 
infino eh' ella ci conduca alla riva del ce- 
lestiale regno, al quale siamo chiamali; io 
Frate Jacopo, (i) deirOrdiue de’Frati Predi- 
catori minimo, pensai di comporre e ordi- 
nare certo e speziale Trattato della pcni- 
tenzia : e a ciò mi mosse il zelo della sa- 
lute dell' anime , alla quale la professione 
dell’Ordine mio spezialmente ordina i suoi 
frati. Provocommi l’affettuoso priego di 
molte persone spirituali e divote , che mi 
pregarono , che quelle cose della vera pe- 
nitenzia , che io per molti anni , e spezial- 
mente nella passata quaresima dell’ anno 
presente, cioè nel mille trecento cinquanta 

S uatlro, avea volgarmente al popolo pre- 
icato , ad utilitade e consolazione loro, e 
di coloro che le vorranno leggere, le ridu- 



(i) Jacopo Passatami. 




cessi a certo ordine per iscriltura volgare,' 
siccome nella nostra Fiorentina lingua vol- 
garmente io T avea predicate. Onde non 
volendo, nè dobbiendo negare quello che 
la carità fruttuosamente e debitamente do- 
manda , porgo la mano collo ingegno a 
scrivere ; e per volgare , come fu princi- 
palmente chiesto per coloro, che non sono 
letterati , e per lettera iu Ialino per gli 
cberici , a’ quali potrà essere utile , e per 
loro , e per coloro , i quali egli hanuo a 
ammaestrare , o predicando , o consiglian- 
do, o le confessioni udeudo: confidandomi 
sempre ne’ meriti del padre ile’ Predicatori 
messer Santo Domenico, Predicatore sovra- 
no della penitenzia ; ed ancora ricorrendo 
divotamente al Dottore sommo messer San- 
to Jeronimo, la cui vita, e la- cui dottrina 
sono esemplo e specchio di vera peniten- 
zia. Pregando nondimeno umilemente co- 
loro, che iu questo libro leggeranno, che 
facciano speziale orazione a Dio per me ; 
che come io ho assai tempo predicato al 
popolo della penitenza , e ora ne scrivo , 
non sanza grande fatica ; cosi mi conceda 
grazia, che io viva e perseveri infino alla 
fine in verace penitenzia, acciocché uell’o* 
ra della morte la divina misericordia mi 
riceva a salvamento. Amen. E imperocché 
in questo libro si dimostra chiaramente 
quello che si richiede di fare , e quello di 
che altri si de’ guardare , acciocché si fac- 



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II 

eia vera penitenzia, (i) convenevolemente, 
e (2) ragionevolmente s’ appella lo Spec- 
chio della vera Penitenzia. 



1) convenevolmente. E. 

2) ragionevolenwnte. M. 



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i3 



QUI SI COMINCIA 

II tltRO 

DELLA PENITENZA, 

appellato 

LO SPECCHIO 

DELLA 

VERA PENITENZA. 



D ella Penitenza volendo utilmente e 
con intendimento scrivere e dire, conviene, 
che ciò si faccia per modo d’ ordinata e 
discreta dottrina , parlando aperto e chia- 
ro , acciocché i leggitori agevolmente pos- 
sano intendere e comprendere quello, che 



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14 

scrivendo si dice, e seguitare efficacemente 
coll’ (i) affetto dell’ opere quello , che più 
chiaramente s’ intende. E però ordinata- 
mente procedendo , (2) considerremo della 
Penitenza principalmente sei cose. In prima 
diremo , che cosa è Peuitenza , e onde il 
suo nome si prende. (3) Secondamente, quali 
sono quelle cose che alla Penitenza c'in- 
ducono. Nel terzo luogo diremo, quali so- 
no quelle cose , che ci ritraggono dal far 
penitenza. Appresso , nel quarto luogo di- 
moslerremo , quali sono le parti della Pe- 
nitenza , e quante cose si richeggiono a 
fare penitenza, e come la prima parte del- 
la Penitenza è la Contrizione , della quale 
in quello medesimo luogo si tratterà. Nel 

3 uinto luogo diremo della seconda parte 
ella Penitenza, cioè della Confessione. Nel 
sesto luogo diremo della terza parte della 
Penitenza , cioè della Soddisfazione. Delle 
quali cose con debito ordine, nostro Trat- 
tato proseguendo , soffi ientemente si ter- 
minerà la Dottrina della vera Penitenza. 



(1) effetto. M. E. 

(2) considereremo. M. E. ' 

(3) secondariamente. E. 



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i5 



DISTINZIONE PRIMA, 



Ove si dimostra che cosa è Penitenza. 



CAPITOLO PRIMO. 



Jn prima, secondo l’ordine preso, si dee 
dire , che cosa è Penitenza , della quale 
dice Santo Ambruogio : Poenitentia est 
mala praeterita piangere , et plangenda 
iterum non committere. De Poenitentia 
d. 3. Dice , che Penitenza è , i mali passa* 
ti, cioè i peccati commessi piangere, e per 
innanzi non (x) commettere più, per li quali 
piangere si convegna. Questo medesimo di- 
ce Sauto Gregorio: Poenitere est ante acta 
peccata fiere : et fionda iterum non commit- 
tere. Una medesima sentenzia è, e dice Santo 
Tommaso , che per le sopraddette parole 
si dimostra , che cosa è Penitenza per gli 
suoi effetti, che sono due : l’uno ragguar- 
da il peccato passato , e però dice , che si 
'debbono i peccati passati piangere ; 1’ altro 
effetto ragguarda il peccato per lo tempo 
che ha a venire , e però dice , che non si 
debbouo commetter più, per li quali pian- 



(x) commetterne. E. 



\ 



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i6 

gere si condegna. E iutendesi questo secom 
do detto , quanto al proponimento , cioè , 
che colui, che ha vera penilenzia, comesi 
dee dolere , e piangere i peccati passati , 
così dee avere proponimento di guardarse- 
ne per innanzi. E se pure interviene, che 
altri poi in peccato ricaggfa , nondimeno 
la prima penilenzia fue valevole. Couviensi 
da capo de’ peccati , in che altri è ricadu- 
to , similmente fare e avere penitenzia, 
non ostante quello , che pare che dicano 
alcuni, come dice il Maestro delle senten- 
zio di Santo Agostino, e Santo Isidoro, e 
Santo Gregorio , e alcuni altri , de’ quali 
anche fa menzione il Decreto nel Trattato 
della Penitenza : i delti de’ quali si voglio- 
no disporre e intendere , non riferendo a 
diversi tempi , ma ad uno medesimo tem- 
po. Quelli, che dicono, che i peccati pas- 
sali si debbono piagnere, e per innanzi non 
farne più , cioè a dire , che per quello 
medesimo tempo, che altri si duole, e pian- 
ge il peccalo commesso , non dee fare, nè 
avere intendimento di fare o quello mede- 
simo peccato, del quale si pente (i) avere 
fatto , o altro grave peccato , per lo quale 
pentere, o fare penitenza si convenga. Ma 
pure se interviene, che anche pecchi, o 
ricaggiendo in quello medesimo peccato, o 
in altro , fu valevole la prima penitenza , 



(i) d'aver. M. 



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*7 

• sarà valevole la seconda , e quantunque 
6e ne faranno insino alla morte. Che la di- 
vina misericordia , considerando I' umana 
fragilità, ha provveduto, che il Sacramen- 
to delia Peniten/.ia , non pure una volta , 
come il Battesimo , si possa fare e riceve- 
re ; ma tante volle , quante si pecca , du- 
rando la vita. La qual cosa diede ad inten- 
dere Gesù Cristo a Santo Piero , quando 
domandandolo egli: Quoties peccabit in 

me fraler meus , et diniittam et ? usque 
septies ? Non dico libi usque septies , sed 
usque septuagies septies. Domandnllo San 
Piero quante volte si dovesse perdonare il 
peccalo , e se bastava sette volte; e Gesù 
Cristo misericordioso e cortese disse : v Non 
pure selle volte, (i) ma settanta sette, ovvero 
sette volte settanta ; che tanto è a dire , 
tante volte gli perdona , quante pecca , o 
peccare puote , tornando egli a penitenza. 
Avvegnaché molto è più grave il peccato , 
nel quale 1* uomo ricade dopo la Peniten- 
za, che non fu il primo; per molle ragio- 
ni, che’ Santi n'assegnano, e spezialmente 

5 er la ingratitudine della grazia ricevuta 
a Dio; pon che il peccato una volta per- 
donato per la penitenza ritorni; ma quan- 
to all’ ( 2 ) affetto , per la ingratitudine è più 



(r) ma settanta volte sette ; che ec. E. 
( 2 ) effetto. 

Pass avanti, Voi. 1. 2 



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*8 

grave , che ’l primo. La qual oosa volle 
Gesù Cristo dare ad intendere, quando dis- 
se nel Vangelio : Cum immundus spiritus 
exierit ab homine , etc. Ed adducit alios 
septem spiritus nequiores se . etc. et Jìunt 
novìssima hominis illius pejora prioribus. 
Disse , cbe lo spirito maligno , che prima 
era partito dall’ uomo per la Penitenza , 
quando ritorna per lo effetto del peccato , 
nel quale l’uomo ricade, ne rimeua sette 
peggiori di se ; e la condizione dell’ uomo 
ricaduto è peggiore cbe prima. Similemen- 
te disse a quello infermo , cbe egli avea 
sanalo : Vade , et amplius noli peccare , 
ne deterius libi aliquid contingat: Va, e 
non volere peccare più , acciocché peggio 
non t'intervenga. Dove nota, che disse no- 
li , non volere , e non disse non pecces , 
non peccare; a dare ad intendere quello, 
che è detto di sopra , che a avere peni- 
tenzia basta il proponimeuto , e ’l volere 
non peccare , avvegnaché poi si pur pec- 
chi. E come il ricadere nel peccato sia gra- 
ve, e quanti mali faccia all’ anima ingrata, 
più innanzi ordinatamente si dirà. 

Del nome della Penitenzia. 

CAPITOLO SP. CONDO. 

Dicesi questo nome penitenzia a poe- 
nitendo , cioè da pentere ; perocché 1’ uo- 
mo per la penitenzia si pente del male. 



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*9 

ch'egli ha fatto. Ovvero si dice penitenza t 
quasi poenae tentio , cioè leuimento di pe- 
na, per la quale si puniscono i mali, che 
altri ha fatto. Onde pentere , quasi pena 
tenere , ovvero peuiteazia , quasi pmiien- 
zia. Onde Saulo Agostino dice: Poemten • 
tia est quaedam dolentis s indie ta , puruens 
in se quod dolet comrnisisse : La penitenza 
è una vendetta , per la quale 1’ uomo pu- 
nisce in se quello, che si duole avere comi 
messo. « 



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•2 

/ 

DISTINZIONE SECONDA 



Ove si dimostra quante sono quelle cose 
che d inducono a far penitenzia , 
e a non indugiarla. 



La seconda cosa che dobbiamo dire , 
secondo l’ ordine impreso della Peniten- 
zia, si è: Quali sono quelle cose che c’in- 
ducono a fare penitenza , e a non indu- 
giarla : e sono sette cose. In prima , 1’ a- 
more della Justizia. La secouda , la paura 
del divino judicio. La terza è la incerti* 
tudine della morte.' La quarta è la pa- 
zienza e la benignità di Dio. La quinta 
è la malagevolezza del pentere dopo la 
lunga usanza del peccato. La sesta è la 
ingiuria , che si fa a Dio e agli Angeli 
suoi, non facendo penitenza. La settima, 
\ l’esemplo e la dottrina di Cristo e de’ 
Santi , che la feceno, e anche la insegna- 
rono. 



4 



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21 

# 

CAPITOLO PRIMO. 



Ove si dimostra come l’amore della 
Justizia c induce a fare 
penitenza. 



La prima cosa che c* induce a fare 
penitenza , è 1’ amore della Justizia : ed è 
Justizia uoa vertù , che tiene la bilancia 
iguale e diritta, e rende a ciascuno suo (i) 
diritto : la quale ogni animo buono e di- 
ritto dee amare in se ed in altrui. Ora co- 
me 1’ uomo che adopera bene , e virtuosa- 
mente vive, merita, secondo dirittura di 
giustizia , ( 2 ) guidardone e premio ; così 
Turino che adopera male , e viziosamente 
■vive, merita tormento e pena. E imperoc- 
ché tutti siamo (3) mafattori, e peci hiamo 
disubbidendo alia legge di Dio, (che non 
è altro peccare, come dice Santo Anibruo- 
gio, che trapassare la legge di Dio, e di- 
subbidire a’ suoi comandamenti ) seguita, 
che giustamente noi meritiamo tormento e 
pena: e dee, secondo la divina giustizia , 
la peua per lo peccato essere eterna , e 



( 1 ) debito. E. S. 

(l) guiderdone. E. M. 
(3) malfattori. E. M. 



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2S 

ganza fine. Ma la divina pietade , benigna* 
mente sguardando I' umana fragilità, miti- 
ca la severità e rigore della giustizia colla 
dolcezza della sua misericordia ; e la pena 
eterna la scambia in pena temporale a co- 
loro , che si pentono d’ avere mal fatto, e 
peccando avere offesa la divina boutade : 
t onde ha provveduto del Sacramento della 
Penitenza, la quale ha vertù influita dallo 
infinito merito della passione di Cristo. E 
puniscesi il peccato temporalmente; e l'uo- 
mo si riconcilia a Dio per la penitenza , 
che con virtù infinita , la colpa e la pena 
infinita dall’uomo rimuove e toglie; e que- 
sta è la giustizia , che '1 peccato punisce , 
la quale noi dobbiamo amare , prendere e 
tenere , avvegnaché pochi amatori truovi. 
Onde il Profeta Jeremia se ne rammarica, 
dicendo: Non est qui poenitentiam agac 
super peccato suo : Non è chi faccia peni- 
tenzia del peccato suo. Or che pietà è que- 
sta, che cordoglio, qual (t) vergogna, che 
aon si truovi chi per amore della giustizia 
ti guardi di peccare , o si penta dell'avere 
peccato ? Almeno quello che non si fa per 
amore , si faccia per timore della severa 
giustizia di Dio. 

Leggesi , ed è scritto dal venerabile 
Dottore Beda, che negli anni domini otto- 
cento sei uno uomo passò di questa vita 



(i) qual confusione , qual vergogna. S. 



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23 

in Inghilterra , e anziché fosse seppellito , 
1’ anima tornò al corpo. E spaurito e sbi- 
gottito per le pene , e per gli gravi tor- 
menti, che avea veduto sostenere a’ pecca- 
tori nell'altra vita, facendogli i parenti e 
gli amici carezze e festa, non si rallegrava 
neente ; ma subito tutto spaventato si fug- 
gì nel diserto. E facendo allato a uno fiu- 
me una picciola cella , ivi abitò infino alla 
morte: dove s’afflisse in penitenzia in tal 
maniera, che vestilo intrava nel fiume in- 
aino a gola, quando era il maggiore fred- 
do, e uscendone fuori stava co’ panni in 
dosso così molli al vento e al freddo e ul 
sereno, e faeevaglisi (i) ghiacciare alle car- 
ni; e poi scaldata una grande caldaja d’ac- 
qua , nella quale bogliente entrava colle 
carni, e con quegli panni ghiacciati : e poi 
anche rientrava nel fiume, e poi nella cal- 
daja ; e così facea tutto giorno, e perseve- 
rò infino alla fine. E quando era doman- 
dato perchè così crudelmente si tormenta- 
va , rispondea , che se eglino avessono ve- 
duto quello che vide egli, farebbono il so- 
migliante, e più che non facea egli: e che 
volea temporalmente fare giustizia di se , 
innanzichè altrove gli convenisse sostenere 
quello ch’egli avea veduto sostenere ad al- 
trui senza fine : e che la sua pena, per ri- 
spetto di quella che veduto avea , era leg- 



(i) agghiacciare. E. M. 




24 

giere, e auche dovea avere tosto fine. E di 
questo si parlerà più propiameute nel se- 
guente Capitolo. 

CAPITOLO SECONDO. 



Ove si dimostra come la paura del Divino 
Giudizio c’ induce a fura 
pende n zia. 



La seconda cosa che c’induce a peni- 
tenza , è il timore e la paura del Divino 
Giudizio, il quale aspro e duro avrà a so- 
stenere dopo la morte , chi non si prove- 
derà di purgare li suoi peccuti , (i) men- 
trecliè dura la presente vita. Quello eh» 

J iurga i peccati è la penitenza, per la qua- 
e l’uomo se medesimo giudica, e fa giu- 
stizia di se, punendo i mali ch’ha fatti. E 
per tal modo scampa l’uomo, e non ha a 
temere altro giudicio ; che come dice la 
Scrittura , Dio non punisce una medesima 
cosa due volte. Anzi dice l’ Appostolo mes- 
ser Santo Paolo : Si nosmetipsos judicare- 
mus , non utique judicaremur : Se noi j ri- 
ddassimo noi medesimi, per certo non sa- 
remmo poi judicali. Onde dice Santo Gre- 



( l J in mentre. E. 



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\ 



25 

gorio : l’Onnipotente Iddio è misericordio- 
so giudice , ricevendo volentieri la nòstra 
peuiteuzia , nasconde dal suo giudicio li 
nostri falli. E però ci (1) ammaestra Sauto 
Agostino , e dice : Sali nella mente tua , 
quasi in una sedia judiciale , e poni te 
malfattore davanti da» te: judice di te, non 
volere porli dietro a te, acciocché Dio non 
ti poDga (2) avanti a st Vuole dire , che 
l’ uomo giudichi se medesimo col giudizio 
della penitenza , acciocché Dio noi giudi- 
chi colla severa ed aspra giustizia. Onde il 
savio Ecclesiastico dice : Si p*enilenLiam 
non egerimus , incidemus in rnaihis Domi - 
nix Se noi non faremo penitenza, cadremo 
nelle mani di Dio: delle quali dice Santo 
Paolo , che cosa paurosa ed orribile è ca- 
der nelle mani di Dio vivente , cioè nelle 
mani della sua giustizia. Onde Gesù Cristo 
dicea nel Vangelio : Nisi poenitentiam lia- 
bueritis , simul otnnes peribitis : Se voi non 
avrete penitenza , tutti insieme perirete. E 
però dice Santo Agostino : Colui , che fa 
veracemente penilemia , non fa altro , se 
non che non lascia impunito il male, che 
ba fatio : e così non perdonandosi , Iddio 
gli perdona: il cui judicio, niuno, che ( 3 ) 
lo spregi, potrà scampare. O peccatori, non 



( 1 ) ammonisca. E. S. 
( 2) innanzi. E. Al. 

(à J io dispregi. E. 



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26 

abbiate di voi così crude] misericordia * 
che per risparmiarvi di non sostenere un 
poco di disagio qui , vi conduciate ad es- 
ser condannati per justo judicio di Dio al- 
l’eterno fuoco dello inferno! 

Leggesi nel libro di Septem Donis , 
che uno nobile giovane, il quale era stalo 
molto dilicatamente nodrito , entrò nell’or- 
dine de Frati Predicatori ; (i) onde il pa- 
dre suo co’ parenti e con gli amici voien- 
donelo ( 2 ) trarre, con promesse e con lu- 
singhe s’ ingegnavano d’ ingannare l’animo 
del giovale. E tra l' altre cose diceano , 
che non potrebbe sostenere 1’ asprezze del- 
l’ Ordine; conciossiacosaché fosse molto te- 
nero* e morbidamente allevato. A’ quali 
egh rispose (3) : E questa è la cagione , 
perchè io sono entrato all’ Ordine; che 
veggendo io , come io era tenero e diliga- 
lo , e che neuna cosa aspra o malagevole 
potea sostenere, pensai, come potrei io sof- 
ferire le gravissime pene dello inferno, san- 
za fine? E però diligerai, e così voglio te- 
nere fermo , di volere anzi sostenere qui 
un poco di tempo l’ asprezze della Religio- 
ne , che avere poi a sostenere quelle in- 
tollerabili e eterne pene. Alla quale rispo- 



( 1 ) donde. M. 

( 2 ) trarre dell’ Ordine , con promes- 
se. E. 

(3) rispose e disse. E. M. S. 



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2 7 

sta non sappiendo apporre il padre e’ pa- 
renti , lasciarono in pace. 

CAPITOLO TERZO. 



Ove si dimostra come la incertitudine 
della morte c’induce tosto a J are ■ 
penitenza. 



La terza cosa che c’ induce a fare pe- 
nitenza , e a non indugiarla, è la incerti- 
tudine della morte ; che niuno è certo 
quando ella debba venire. Niuna cosa è 
più certa che la morte : nè è più incerta 
che l’ora della morte. Ed è troppo grande 

{ jericolo , che ella sopravvenga , e truovi 
’ uomo sanza penitenza. E hae ordinato 
Iddio , che la morte sia incerta , secondo- 
che dice Santo Gregorio , acciocché non 
sappiendo quando deggia venire , sempre 
6tiamo apparecchiati , come se sempre do- 
vesse venire ; che , come dice Santo Ago- 
stino , Iddio , che ti promette perdonanza 
de’ tuoi peccati se ti pentirai , non ti pro- 
mette il dì di domane , nel quale ti possi 
pentere. E però i-ono fortemente da ripren- 
dere coloro , che vanamente sperando, pro- 
mettono a se medesimi lunga vita , con- 
ciossiacosaché non sia in loro' balia: e per 
questo indugiano la penitenza infino alla 




*8 

morte. E interviene, che comunemente ri- 
mangono ingannati; perocché, male viven- 
do , non meritano di bene finire : e non 
6ono degni di ricevere quella grazia , che 
alla morte veramente si pentano. E molti 
sono gli impedimenti, che non lasciano al- 
trui veramente pentere. Che alcuna volta 
la morte è subita , o è sì brieve la infer- 
ni itade, e molto tempo si mette nelle me- 
dicine , e il duolo della infermitade occu- 
pa fuorno, e mettelo in travaglio, e fallo 
sì dimenticare lui medesimo, che (i) non 
s’avvede di dovere morire. E avvegna- 
ché ( 2 ) la infermitade sia lunga , ò tanta 
la voglia del guarire , e la speranza eh’ è 
data da’ medici , e da quelle persone che 
sono d’ intorno , parenti e amici , che ce- 
lano allo infermo lo male ch’egli ha , e 
non lasciano che prete o frate gliele dica : 
anzi il confessare, e gli altri sacramenti, 
il fare testamento o restituzione , che ab- 
bia lo infermo a fare , (3) impediscono ; 
dicendo, con pregiudicio delle loro anime, 
che non vogliono lo infermo sbigottire. E 

I terò gli dicono , mentendo sopra il capo 
oro: Tu non hai male di rischio : tosto 
sarai libero: i medici ti pongono nel sicu- 



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( 1 ) non s'avvede che di morire. M. 

( 2 ) J£ avvegna pure che. S. 

(3 ) il si Lo impediscono. M. 



29 

ro di questa infermitade , (?) a tale ora , 
ch’egli è uè) maggiore dubbio; sicché lo in- 
fermo appena s’ avvede d’ avere grande 
male, e spesse volte muore, non avveggen- 
dos'» nè credendosi dovere morire. O geu- 
te mortale ! ponete rimedio a così perico- 
loso errore , e non vi lasciate ingannare 
alle false ( 2 ) promesse degl’ ignoranti me- 
dici , alle lusinghe malvage de’ unn veri a- 
mici , alle lagrime fitte de parenti tradito- 
ri, all’affettuoso amore (3) della male ama- 
ta moglie e de' mal veduti figliuoli, al bu- 
giardo conforto della famiglia stolta , alla 
desiderosa voglia del tosto guarire : e in- 
nanzi ad ogn’ altra cosa vada la salute del- 
l’anima/ la quale se a santà non è prov- 
veduta , o non tanto che basti , immante- 
nente nel principio della infermità , anzi- 
ché sopravvengano gli accidenti gravi, che 
danno impedimento , e fanno 1’ uomo di- 
menticare se medesimo , si faccia ciò che 
si dee fare, del confessare, del restituire, 
di far testamento , di domandare tutti i 
Sagratoenti della Chiesa , come fedel cri- 
stiano , ed eleggere I* ecclesiastica sepoltu- 
ra : e poi aspetti la grazia e la misericor- 
dia di Dio. Onde e a’ medici si comanda 



( 1 ) e allora eh' egli è nel maggiore 
rischio. M. 

( 2 ) impromesse. M. 

(3) della mala moglie amata. E. 




So 

spressamente per la decretale , che visitata 
lo infermo la prima volta, gli debbiano di- 
re della confessione , protestandogli , che 
se ciò non facesse , non intendono proce- 
dere in nulla cura , nè visitarlo più. Noi 
fa l’uno, e noi fa l’altro; e così ciascuno 
dice , che non nè vuole esser cominciato- 
re , (i) e eh’ egli nè sbigottirebbe lo in- 
fermo. Della qual cosa se fosse usanza , 
gli infermi (2) non sene sbigottirebbono. 
Ora della salute dell’ anima non s’ ha cu- 
ra (3) ninna, se non quando lo infermo è 
sì aggravato , che non puote fare quello 
che fare si dee. E così o non fa nulla , 0 
fallo male, e defettuosamente , o noi fa li- 
beramente , com’ egli vorrebbe ; ma con- 
viengli fare, come altri vuole. Vuoisi dun- 
que fare a tal ora, che si possa ben fare; 
che se ciò non si fa , morta la persona , 
l’anima dolente ritrovandosi ne’ crudeli tor- 
menti , e nelle dolorose pene , s’ avvede 
dello errore suo, e peritesi sanza frutto di 
non avere avuto l’utile pentimento, men- 
tre ch’ella vivea col corpo, e avea (4) l’u- 
so del libero arbitrio , per lo quale l’ uo- 



(r) essere cominciato re egli , nè sbi- 
gottire lo infermo. S. 

(2) gli infermi non se ne curerebbono, 
e non se ne sbigottirebbono. S. 

(3) cura veruna. E. S. alcuna cura, M, 

(4) lo suo libero arbitrio . E. 



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3r 

mn si puote pentere e disporsi e apparec- 
chiarsi a ricevere la grazia d’ avere vera 
penitenza. Onde, avvegnaché detto sia, che 
la penitenza nella morte sia dubbiosa e di 
rischio ; e spezialmente , che "I più delle 
Tolte di quella cotale penitenza è cagione 
paura di pena , e non amore di giustizia ; 
e lascia 1' uomo il peccalo , quando non 
crede poterlo più fare; ovvero, come dice 
Santo Agostino , i peccati lasciano 1’ uo- 
mo , (x) non 1’ uomo lascia li peccati , sic- 
ché è necessità, non volontà; tuttavia non 
è da credere o da dire, ch’ella sia impos- 
sibile, mentrechè l’anima è col corpo; ( 2 ) 
che la misericordia di Dio e la grazia sua, 
di subito punte adoperare , e adopera in 
coloro che sono eletti da Dio a vita eter- 
na; i quali egli trae in diversi modi, tem- 
pi e luoghi, a dimostrare la iufìaita smisu- 
rauza , e copiosa abbondanza della grazia 
sua. 

(3) L’esemplo del ladro della Crocee 
di più altri : tra’ quali si legge uno esem- 
plo , e scrivelo Cesario. Ch' e’ fu uno cava- 
liere mondano, il quale vivendo con molti 
peccati scelleratamente , da’ suoi nemici fu 
assalito e morto: e mentrech’ egP il (4) fe» 



( 1 ) l’ uomo in quel caso. S. 

( zj Imperocché. E. 

( 3 ) Legge si del Ladro. M. 
(4.) egli il fedivano. E. M. S. 




33 

li vano colle coltella , uccidendolo , com- 
punto e pentuto de* suoi mali, disse: Do - 
mine , miserere mei : Siyn*' 1 ’® Iddio t abbi 
misericordia di me. Ora intervenne, che 
ragunandosi molta geute alla sepoltura di 
questo cavaliere , il diavolo entrò addosso 
a uno, e gravemeute il tormentava. E do- 
mandato da molti , perché così affliggea il 
Cristiano , rispuose il diavolo : Noi traem- 
mo molli alla morte di questo cavaliere, 
credendo ganza veruno impedimento por- 
tarne l’anima sua allo inferno; perocché 
tutta la vita sua avea menata secondo il 
nostro volere, e noi non abbiamo (i) tro- 
vata in lui balìa veruna ; anzi gli Angeli di 
Dio ce 1* hanno tolto , dicendo , che noi 
non abbiamo in lui ragione veruna ; per 
la qual cosa sdegnati e adontati, ci vendi- 
chiamo sopra questo cattivello. E doman- 
dato il diavolo , quale era stata la cagio- 
ne (2) dello scampo di quel cavaliere , ri- 
spuose: Tre maladette parole (3) disse, per 
le quali fu (4) dilibero delle nostre mani; 
che se ci i'usse conceduto da Dio di poter- 
le dire noi , come disse egli , ancora sa- 
remmo salvi; ma tolto c’è il podere. Ora 
tra ’l dubbio e ’1 possibile è da seguire il 



(1) avuta in lui. M. 

(2) dello scampamento. E. 

(3) che egli disse. M. 

(4) libero. E. liberato dalle nostre. M. 



\ 

4 ' 



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35 

sano consiglio di Santo Agostino , il quale 
parlando di questa materia, (i) co uc lau- 
de : Piglia il certo , e liscia lo incerto. 
Dove vuol dire: Piglia il certo di fare pe- 
nitenza , quando se’ forte e sano , e quan- 
do uon solamente paura di pena, ma ezian- 
dio amore di giustizia a fare penitenza 
t’induca; per la qual cosa certamente eter- 
na salute s’ acquista : e lascia Io incerto 
della penitenza indugiata iuiìno alla mor- 
te, la quale è incerta, avvegnaché sia pos- 
sibile, se sia valevole o sì , o no. Onde il 
Salvatore nel Vangelio, vogliendoci avvisa- 
re, e renderci solleciti per la incertitudinQ 
della morte, dice: Vegghiate, e siate sem- 
pre apparecchiati , che voi non sapete il 
dì , nè 1’ ora. 

E pone udo esemplo di quello uomo 
ricco , che aveudo avuto copiosa e abbon- 
dante ricolta di tutti i beni terreni da vi- 
vere, diceva a se medesimo: Or godi, ani- 
ma mia, riposati, e datti buono tempo, 
che hai da ben vivere per molti anni. E* 
venne una voce (a): Stolto, stollo, stanot- 
te li sarà richiesta e tolta (3) l’anima: 9 
queste cose, che hai liposte, cui sei-anno? 
quasi dicesse: non tue, e non le goderai. 



( 1 ) conchiude , e dice. E. 

( 2 ) e disse: Stolto. S. 

(3) la vita. fi. S. L’ anima tua. M. 

Passavanti. VoCl . 



3 




S 4 

Non si lasci adunque 1 ’ uomo, menare alla 
vana speranza della lunga vita ; ma oda Sa- 
lomone» che dice: Memnr esto , quoniam 
tnors non tardai. Ricordali , che la mor- 
te («) a venire non tarda. (2) Ma ecco 
pure , che la vita fosse lunga , uon dee 
l’uomo indugiare la peuiteuzia per più ra- 
gioni. L’ima si è: Che vivendo in pecca- 
to, e continuando in mal fare, l'uomo si 
dilunga più da Dio, e fassi più indegno 
della grazia sua, la quale (d) è bisogno ad 
avere verace penitenza. E spesse volte in- 
terviene a questi colali , che polendo ave- 
re la grazia di fare penitenza , e non vo- 
lendola ; che poi , volendola , non la pos- 
sono avere. (4) Oud’ è il comune prover- 
bio , che dice : Chi non vuole , quaudo 

S uote ; non puote , quando vuole. Come 
ice Santo Paolo d’ Esau , che non trovò 
luogo di penitenza , avvegnaché con lagri- 
me la domandasse. Simile conta la Scrit- 
tura di quello Antioco superbo. L’ altra 
ragione si è : Che indugiando la peniten- 
za , si perde mollo tempo , il quale sarà 
richesto all’uomo, e mai non si può rico- 



pi) ha a venire , e non tarda. M. 

(2) Ma ponghiamo. E. Ma pognamo, 
S. Ma esto pure. M. 

( 3 ) è di bisogno. S. 

(4) Onde il comune proverbio dice . 
E. S. 



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35 

verare. La terra ragione si è: Che conti- 
nuando il mal fare, -si couverte l’uso iu 
natura , d è poi troppo malagevole a la- 
sciarlo. L' altra ragione , perchè la peni- 
tenza non si de’ indugiare, si è: Per ac- 
quistare più merito , e per vivere più si- 
curo e con migliore speranza di salute, e 
per non avere a sostenere tanle pene nel 
Purgatorio, se la misericordia di Dio (i) 
il campi delia eterna pena dello infer- 
no. (a) Or v’avvedete a buona otta , ama- 
tori delle cose vane, e non perdete più 
tempo , e sanza indugio tornate a vera 
penitenza , non aspettando più lo incerto 
tempo. 



(i J ci liberi. E. ci libera , S. 

( i) Or ravvedetevi a buona ora. M. 




36 



CAPITOLO QUARTO. 



Dove si dimostra come la pazienza 
e la benignità di Dio a induce 
a Penitenza. 



La quarta cosa che c* induce a fare 
penitenza , e tosto sanza indugio, è la pa- 
zienza e la benignità di Dio , la quale ci 
sostiene, chiamaci ed aspettaci ; e noi vil- 
lanamente la sprezziamo , e (1) facciaune 
beffe e strazio, (z) Bene dovremmo più to- 
sto ver di lui arrenderci ed umiliarci, ser- 
virlo ed am irlo: e noi come ma’ servi, in- 
grati , superbi e protervi , la benignità di 
Dio usiamo nule , e prendiamo sicurtà 
d’ offenderlo , perch’ egli è buono. Onde 
Santo Paolo riprende ciascuno , che non 
s’ arrende alla benignità di Dio , ma pro- 
tervamente lo coutra.ta e spregia, e dice: 
An ignorai , quod benignitas Dei ad poe - 
nitentiam te adducit? An divitias bonita~ ' 
tis ejus , et longanimitatis contemnis? etc. 
Or uon sai tu, dice l’Apposlolo, peccatore 
protervo , che la benignità di Dio t* indu- 



(i) Jacciamocene. E. M. 

(z) Dove doveremmo piuttosto inverso 

lui. E. M. S. 



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ce a penitenza ? O «vergognato , spregi tu 
l’abbondanza della bontà e della sua pa- 
zienza , colla quale t’aspetta? Or non t'av- 
vedi tu quello cbe tu fai , secondo la du- 
rezza tua, e ’l cuor pertinace, che nou si 
pente? (i) Rauni tu l’ira di Dio contro a 
te, la quale egli ti mostrerà il dì del suo 
* justo judicio , quando renderà a ciascuno 
secondo 1* opere sue. E però se noi consi- 
derassimo bene , e con diligenza , quanto 
beneficio è quello, a che ( 2 ) Dio ci aspet- 
ta ; c che s’ egli ci togliesse il tempo che 
ci dà, acciocché facciamo penitenza , e 
giudicasseci secondo l’ opere nostre , come 
saremmo noi a mal punto e male arrivati ; 
noi ci vergogneremmo della nostra ingra- 
titudine veiìSo la bontà di Dio , e d’ avere 
male speso il tempo cb’ei ci ha dato. Che 
come dice Santo Gregorio : Se noi non vo- 
gliamo temere la divina giustizia , almeno 
ci dovemo vergognare della sua bontà ; la 
quale avvegnaché si vegga da noi spregia- 
re, non sdegna , nè rimansi di richiamar- 
ci , e d* aspettarci ancora più innanzi. Ma 
quando avrà assai aspettato , e sostenuto 
con molta pazienza li nostri peccati , egli 
farà vendetta aspra del nostro peccato , e 
dispregio, e della nostra tracotanza. E que- 
sto è quello che ci d*à ad intendere Santo 



(1) raguna. E. raggravi. M. 

( 2 ) Iddio ci fa aspettandoci. E. S. 



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Agostino, il quale dice ; Non Togliete es- 
sere negligenti, e (i) infignere di non a - 
vfdcrfi , che 'I pietoso Signore v aspcltave 
sostiene, continuando voi (z) il peccare; 
perocché quanto piu (ty v aspetterà che 
*’ ammendiale , tanto più gravemente vi 
giudicherà , se non vi correggete. £ che 
Dio ci aspetti , il Profeta il dice: Expectat 
vos Dominus , ut misereatur vestri : Iddio 

v’ aspetta , per avere misericordia di voi. 
La quale parola ( 4 ) sponendo Sauto Jero- 
nimo , dice : Iddio lungo tempo aspetta la 
nastra peuitenza , acciocché se noi faremo 
penitenza de’ peccati nostri , egli si penta 
de’ mali, eh' elli ci minaccia di farci E ac- 
ciocché mutando noi la nostra sentenza del 
mal fare , egli muti la sua sentenza del 
mal fare a noi. E eh* elli ci chiami, e ram- 
marichisi che non gli sia risposto , e dol- 
gasi d’ essere dispregiato , protestando di 
fare vendetta, chiaramente (5) cel dice ne’ 
Proverbi di Salnpaone, ove dice: VoCtivi, 
et renuistit : exlendì manum ineam , et non 
futi qui aspiceret: despexis/is ornile con- 
sti rum rneum , increpationes meas negl e- 
xistis : Ego quoque in interitu vestro ride- 



(0 infingervi. E. 

( 2 ) in peccato. S. 

(,H) aspetta. E. S. 

(4.) esponendo. E. M. 
(5) cel dimostra. E. S. 



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3§ 

bo , et subsannabo , quando id quod time- 
batis , advenerit : Io , dice Iddio , vi chia- 
mai , e Don mi rispondeste : (i) stesi ver 
di voi la mano mia, e non fu ehi por 
la mente: e spiegaste ogni mio consiglio, 
e le mie reprensioni non voleste ; onde io 
mi riderò della vostra morte , e farò bef- 
fe e (3) scemo di voi , quando quello che 
temevate vi verrà in capo. Adunque , fra- 
telli carissimi , (4) chiamaci , non indugia- 
mo I’ andare ; che ’l cammino è lungo , e 
il tempo è brieve. E deci inducere (5) to- 
sto andarne, se consideriamo, che tutta la 
buona gente n’ è ita ; e’ pericoli della via 
sono molti ; e siamo aspettati da buono e 
grazioso Signore , e da molti cari amici e 
parenti , di noi solleciti e desiderosi di ve- 
derci seco nello stato onorevole, al grande 
eonvito e alla giojosa festa di Paradiso. Ed 
è grande dubbio, che per lo troppo indu- 
gio non ci sia serrata la porta , come fué 
a quelle cinque vergini stolte , che indu- 
giaro 1’ apparecchiamento delle lampane 
e (6) dell’ olio ; e però giunsono tardi 4 

fi) stesi inverso di voi. E. distesi 
Verso voi. M. 

(z) chi la ponesse mente. E. 

(3) scherno. E. M. 

( 4 ) chiamati. E. M. S. 

( Ò) a tosto andare. E. M. Si 

f6) dell’ oglio. M. 



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4 © 

e (i) trovarono la porta serrala, e non fa 
loro -aperta , come conia il Santo Vange- 
lio ; significando, come altri de’ essere sol- 
lecito della propia salute, e stare apparec- 
chiato , bene vivendo , acciocché all’ ora 
della morte , quando ( 2 ) sarà chiamato , 
non abbia a fare 1 ’ apparecchiamento : il 
quale comunemente la gente indugia , c 
però non si fa, o fass^i in fretta , o male, 
o tardi: e non ha rimedio così fatto errore. 
Or te ne guarda: (3) credimi, che chi nou fa 
quando puote, quando vorrà, non poirà; 
o meriterà di mai non volere quello che 
sia di sua salute. 

Leggesi (e’I venerabile Dottore Beda 
lo scrive) eh’ e’ fu uno cavaliere in Inghil- 
terra , prode dell’arme, ma de’ costumi vi- 
zioso, il quale, gravemente infermato, fu 
visitato dal Re, ch’era uu santo uomo; e 
indotto , che ( 4 ) dovesse acconciarsi del* 
l’anima, confessandosi come buouo Cri- 
stiano , rispose , è disse : Che non era bi- 
sogno , e che non volea mostrare d’ avere 
paura , nè esser tenuto codardo o vile. 
Crescendo la infermità, e ’l Re (5) un’al- 
tra volta venne a lui ; e confortandolo , e 



(t) ritrovarono . E.' 

( 2 ) sarai chiamato , non abbi. E. S, 

(3) e credimi. M. 

si dovesse acconciare. E. M. 

(5) un altra Jìata. Et M. S% 



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4 * 

come avea fatto in prima , inducendolo a 
penilenzia , e a confessare i suoi peccati , 
rispose: Tardi è oggi mai , messer Jo Re; 

S erocch’ io sono già giudicalo e (x) con- 
ennalo , che male a mio uopo non vi 
credetti 1 ’ altro giorno , quando mi visita- 
ste, e consigliastemi della mia salute, che, 
misero a me! ancora era tempo di trovare 
misericordia. Ora, che mai non foss’io na- 
to ! m’ è lolla ogni speranza ; che poco di- 
nanzi , che voi entraste a me , vecuono 
due bellissimi giovani, e puosonsi l’uno da 
capo del letto, e l'altro da piè, e dissono: 
Costui dee tosto morire , veggiamo se noi 
abbiamo veruna ragione in lui. E l’uno si 
trasse di seno uno picciolo libro , scritto 
di lettere d’oro, dove, avvegnaché in pri- 
ma non sapessi leggere , lessi certi piccioli 
beni, e pochi, ch’io avea fatti nella mia (2) 
giovanezza, innanzichè mortalmente peccas- 
si : uè non me ne ricordava. E avendone 
grande letizia , ( 3 ) sopravvennoro due grxyn- 
dissimi , nerissimi e crudelissimi Demo 11 j , 
e puosono davanti a’ miei occhi un gran- 
de libro aperto , ove erano scritti tutti i 
miei peccali, e lutt’i mali, ch'io avea mai 
fatti , e dissono a quelli due giovani , che 
erano gli Angeli di Dio: Che fate voi qui ? 



( 1 ) condannato. E. 

(2) gioventù. E. gioventù de. S. 

( 3 ) sopravvennono. E. M. S. 




4 a 

conciossiacosaché in costui nulla ragione 
abbiate, e ’l vostro libro (i) , già è molti 
anni , non sia valuto neeute. E sguainan- 
do l’uao l’altro, gli Augeli dissono: E’ di- 
cono vero- E cosi partendosi , mi lasciaro 
nelle mani de' Demonj : i quali con due 
coltella taglienti mi segano , 1* uno (z) dal 
capo , e Ì’ altro da' piedi. (3) Ecco quelli 
da capo mi taglia ora gli occhi, e già ho 
perduto il vedere ; e 1’ altro ha già segato 
iusino (4) al culo, e non posso più vivere. 
E dicendo queste parole si morì. 



(j) già molti anni. E. M. S. 

(2) da capo. E. M. S. 

(3) Ed ecco. E. M. S. 

(4) al cuore . E. M. S* 



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43 



CAPITOLO QUINTO. 



Ove si dimostra (i) come a fare peniten- 
zia ci conduce la malagevolezza del 
p e mere dopo la lunga usanza. 



La quinta cosa otre c’ induce a fare 
penitenza tosto , si è la malagevolezza del 
ptnlere , dopo la lunga usanza del pecca- 
to ; che , come dice Santo Agosliuo : L'u- 
iao/H, alla quale non si coulasla , diventa 
neoessitade : e ’l detto comune si verifica , 
Che uso si converte in natura. Onde sono 
molli , i quali (z) ausali del mal fate, (3) 
e del vizioso vivere , non pare che si pos- 
sano astenere dal peccato; che la loro ra- 
gione è sì offuscata , e sotlomessa all’appe- 
tito sensitivo, e il libero arbitrio è sì lega- 
to , che non si puote recare al bene , se 
speziale grazia non l'ajuta. E interviene di 
questi cotali , come degli infermi , a’ quali 
le lunghe infermitadi invecchiano addosso 
in tale maniera , che e quasi impossibile* 
o molto malagevole a curargli. E però si 



( 1 ) che a fare penitenzia c induce. 

E. M. S. 

( 2 ) adusati. E. 

(3) e del viziosamente. M. 



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44 * 

vorrebbe tosto, e sanza indugio, colla me- 
dicina della penitenza curare la infermita- 
de del peccato , inoanzicbè cresca , o in- 
vecchi ; che come dice Santo Gregorio: Il 
peccato , che (i) colla penitenza se tosto 
non si lava , col suo peso tosto trae all’al- 
tro peccato. E cosi aggiugnendo l’uno pec- 
cato all’ altro, cresce la malizia, e incorre 
l’uomo in molli inconvenienti. In prima: 
Che quanto più pecca , si dilunga tanto 
più da Dio, e tanto più tempo farà biso- 
gno a ritornare a lui : e colui , che indu- 
gia ialino alla vecchiezza , o infino alla 
morte , si toglie il tempo di potere a Dio 
tornare. E avvegnaché si truovi d’ alquan- 
ti , che pentendosi alla morte, furono sal- 
vi , non si (z) vuole stare a quello rischio; 
che, come dice Santo Jerouimo: 11 privi- 
legio de’ pochi non fa legge comune. Anzi 
dicono i Santi , che Dio sottrae spesse vol- 
te la grazia sua nella fine a molti , che la 
rifiutarono , quand’ erano vivi e sani. 

Come conta Santo Gregorio d' uno , 
che venendo alla infermitade , della quale 
si mono , e vedendosi venire grande mol- 
titudine di (3) Demonj per portarne l’ani- 
ma sua; comaudaodo quegli che parea il 
maggiore , che 1’ anima gli fosse schiantata 



(j) colla penitenza tosto. E. M. S. 

( 2 ) vuote però stare. E. 

(3) Demonio per torre. M. 



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45 

del corpo , cominciò a gridare ad alta vo- 
ce: (i) Indugio pure infino a domane. In- 
fra le quali parole non essendo esaudito , 
con doloroso j ianto , traendo guai , morì; 
e 1’ anima fu portata da’ D'avoli alle pene 
dello inferno. L’altro inconveniente si è , 
che quanto 1 ’ uomo più indugia la peni- 
tenza, più pecca: e più peccando, fa mag- 
gior soma, sotto la quale conviene che pe- 
risca , se non tiene il consiglio di Santo 
Paolo , che dice : Deponentes ornile pon- 
dus , et circumstans nos peccatum : Fognia- 
mo giuso il peso, e ’J peccato , che ci sta 
d’ intorno da ogni parte. 

Leggesi nella vita de’Santi Padri, che 
una volta Santo ( 2 ) Anselmo udì una vo- 
ce, la quale gli disse: Vieni, ed io ti mo- 
slerrò 1 ’ opere degli uomini. E andando , 
vide uno che tagliava legne, e fattone uno 
grande (3) fastello , s’ingegnava di portar- 
lo ; e non potendo per lo grave peso , il 
poneva giù : e anche tagliando delle legne, 
aggiugneva al fascio, e riprovava , se por- 
tare il potesse : e non potendolo , ancora 
tagliava delle legne, e arrogea al fascio, ( 4 ) 
onde ne dovea scemare , se portare lo vo- 



( 1 ) Jndugia. M. 

(z) Arsenio. E. S. 

(.4) fascio. E. 

(+) dove. E. donde. M. 



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46 

lea, E pure accrescendo dal peso , e (i) 
ponendolnsi addosso , vi cadeva sotto. E 
disse la vóce: Questi sono coloro, che ar- 
rogo do (2) i peccati, vivendo, vi perisco- 
no sotto. 

(d) Anche vide due uomini a cavallo, 
j quali portavano due grandi legni altra» 
vcso , e volevano entrare per la porta 
d’ un tempio , e oou potevano. E di co- 
storo disse la voce, ohe significavano colo- 
ro , che portano la giustizia delle buoue 
opere colla superbia. 

Anche vide uno , che slava alla riva 
d'uno lago, e traevane con uno vasedo 
dell' acqua , e meltevala in una cisterna 
forata e rotta, si che non ne ritenea nien- 
te. E disse la voce: Questi significa coloro, 
che avendo alcune buone opere , hanno 
taute delle ree , che fanno perire le buo- 
ne. Ingegnatici adunque di non (+) cresce- 
re , ma di scemare d grave peso del pec- 
cato. il quale peso seutiva David Profeta, 
il quale si rammaricava, e d cea : Quo- 

niam iniquitates mette supergressae sunt 
caput m-um , et sicut orna g'-ave grava- 
tile sunt super me: Le mie iniquitadi mi 



(1) ponendosi M. 

(i) 1 peccali a' peccati. E . 

(d) Nel MS. Guadagni manca questo 
esempio. 

(*) accrescere. E. M. 



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sono salite in capo , e come uno grave 
peso sono aggravate (i) sopra di me. Ma 
i uomo stolto la maggiore soma serba 
alla vecchiezza e alla infermità , la quale 
piccola non puotè portare giovane e sano. 
L’ altro inconveniente si è , che quanto 
l’uomo più pecca, più si torce, e più in- 
dura : e però poi più malagevolmente (2) 
si piegherà , o dirizzerà , come il legno 
vecchio e torto più tosto sì rompe o arde, 
che (d) non si dirizza. Tegnamo adunque 
il consiglio di San Piero , il quale dice : 
Poenitemini igitur , et convertimini , ut 
deleantur peccata vestra : Pentetevi e con- 
vertitevi , acciocché i vostri peccati vi sie- 
no perdonati. E ciò si vuole fare tosto, (4) 
come ci ammaestra il Profeta Joel , cne 
dice : Nunc convertimini ad Dominion 

Deum vestrum : quoniam benignus et mi- 
sericois est : Ora sanza indugio vi conver- 
tite al vostro Signore Iddio , perocch’ egli 
è benigno e misericordioso. Onde Santo 
Agostino spognendo il Salmo , dice : La 
penitenzia tua non sia serotina e tarda , 
acciocché sia fruttuosa. Oggi ti correggi 
tu , che se’ peccatore ; perocché colui 



(1) sopra me. E. M. S. 

(2) si piega e dirizza. E. 
(d) si dirizza o piega. E. 
00 siccome. E. 




4 * 

che (i) sarà tuo giudice, oggi è tuo av- 
vocato : siccome dice Santo Jo vanni Evan- 
gelista : Advocabum habemus aputl patrem 
Jesum Uiristum justum : Noi abbiamo ap- 
po il Padre per avvocato nostro Jesù Cri- 
sto giusto; nel quale dobbiamo avere fi- 
da nza , che ci darà vinto il piato. E però, 
dolci fratelli , sappia olo usare ora per fa- 
vorevole avvocato , che scusi li nostri fal- 
li ; che alleghi la naturale fragiliiate; che 
accusi li uoslri avversarj ; che interponga 
il merito della sua Passione , per la qual* 
tutte (^) le cose ci sono donale : e noa 
indugiamo tanto, che cel convenga avere 
giudice de’ uoslri peccati , e delle nostre 
colpe duro e giustissimo punitore. 



(i) sarà giudice , cioè Cristo Gie~ 

sù. E. 

(z) l’ offese ci sono perdonate. E. 



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49 



CAPITOLO SE StO. 



Dove si dimostra c/iè a fare penitenzia 
c’ induce : che non facendola si fa 
ingiuria a Dio. 



La sesta cosa che c’induce a fare pe- 
nitenzia tosto si è , che non facendola , o 
indugiandola, si fa offesa e ingiuria (i) a 
Ufo. In prima, che l’uomo è infedele e (2) 
disleale a Dio , in ciò che ’l tempo , che 
gli ha dato , acciocché lo spenda nel suo 
servigio, egli lo spende in servigio del suo 
avversario ; e dà al Diavolo il fiore della 
sua ( 3 ) gioventù , e a Dio serba la mor- 
chia (4) della vecchiezza. E se al servo , 
che nascose il talento del suo Signore , 
perchè non guadagnò con esso, fu tolto il 
talento , e giudicalo infedele e isleale ; 
quanto maggiormente sarà jndieato infede- 
le e isleale servo colui, che il talento per- 
derà : e vie più colui , che lo spenderà in 



( 1 ) a Dio in ciò che il tempo , che li 
i dato non adopera bene. In prima. M. 

(2) isleale. E. M. 

( 3 ) gioventudine. E. M. S. 

(4) della sua vecchiezza. E. 

Passavanti. Voi. J. 4 



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offesa e disonore del suo Signore ? E in- 
tendesi per lo talento commesso al servo , 
col quale Iddio vuole che si guadagni , e 
facciasi prò , la grazia , il conoscimento, il 
tempo, il buono volere, che Dio dà all’uo- 
mo, acciocché 1’ usi bene , e (i) vertudio- 
sameote , sempre meritando ad onore e 
gloria del Signore , ( 2 ) che dà , e a sua 
propia utilità, li cui contrario fa il pecca- 
tore indurato, del quale dice Santo Job: 
Dedit ei Dominus lucum poenitentiae , et 
ipse abulitur eo in superbiam : Iddio dà 
all’ uomo luogo di penitenza , ed egli per 
contrario 1’ usa in superbia. Vuole dire, 
che Dio dà all’uomo tempo, nel quale egli 
possa fare penitenzia , e tornare a lui , ed 
egli 1’ usa superbamente , peccando e di- 
subbidiendo a Dio. Or non è egli grande 
superbia e presunzione , che quello che è 
propio di Dio, cioè il tempo che ha veni- 
re , 1’ uomo lo dispone e ordina , promet- 
tendosi lunga vita, e la buona morte, con- 
ciossiacosaché egli se ne sìa fatto indegno? 
Or come puote 1* uomo ragionevolmente 
sperare, che Dio gli conceda il tempo ch’è 
a venire, graziosamente; conciossiacosaché 
quello che gli ha dato , 1’ abbia usato vi- 
ziosamente, e coutra lui oltraggiosamente? 
Non è speranza , ma cieca presunzione , 



( 1 ) virtuosamente. E. M. S. 
14 che 7 dà. E. M. S. 



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Si 

che quello eh’ è del tempo eh’ ha venire , 
l’uomo vanamente disponga. Contra questi 
cotaii mostra Dio spesse volte giudicio vi- 
sibile di giusta vendetta , togliendo loro il 
tempo , ebe superbamente usavano contra 
Dio, e che presuntuosamente speravano di 
lunga vita 

Leggesi scritto da Elinaldo , che in 
Matiscona fu uno Conte, il quale era uo- 
mo moudano e grande peccatore , contro 
a Dio superbo , e contro al prossimo spie- 
tato e crudele. Ed essendo in grande stato 
con signoria , e colle molte ricchezze sano 
e forte, non pensava (t) di morire, nè 
che le cose di questo mondo gli dovessono 
venire meno, nè di dovere essere judicato 
da Dio. Un dì di Pasqua, (2) essendo nel 
palazzo propio ( 3 ) attorneato da molti ca- 
valieri e donzelli, e da molti onorevoli cit- 
tadini, che pasq Uà vano con lui; subito uno 
uomo sconosciuto , in su uno grande ca- 
vallo , (4) entrò per la porta del palazzo , 
sanza dire a persona neente: e venendo 
infiuu dov’ era il Conte colla sua compa- 
gnia , veggendolo tutti , e udendolo , disse 
al Conte: Su, Conte, bevati su , e segui- 



( 1 ) di dover morire. E. 

( 2 ) essendo egli. E. 

( 3 ) attorniato. E. M. 

( 4 ) entree subito dentro per la por- 
ta. M. 




52 

timi. Il quale tutto spaurito, tremando si 
levò, e andava dietro a questo sconosciuto 
cavaliere, al quale (i) niuno era ardito di 
dire nulla. Venendo alla porta del palazzo, 
comandò il cavaliere al Conte , che mon- 
tasse iu su uno cavallo, (2) che vi era ap* 
parecchiato : e prendendolo per le redine, 
e (3) traendolosi dietro , correndo alla di- 
stesa, (4) il menava su per l’aria, veggen- 
dolo tutta la città , traendo il Conte dolo- 
rosi guai, gridando: Soccorretemi, cittadi- 
ni , soccorrete il vostro Conte misero sven- 
turato. E così gridando , sparì dagli occhi 
degli uomini , e andò (5) a sedere sanza 
fine nello inferno co’Demonj. E ancora (6) 
offesa è dell’Angelo, che è dato all’uomo, 
che ’1 guardi, il perseverare nel peccato, 
e lo indugiare della penitenza. Onde dice 
Santo Bernardo : In ogni luogo , quantun- 
que sia segreto, abbi reverenzia all’Angelo 
tuo guardiano , e non ardire di fare in 
sua .presenzia quello che tu non fare- 



(1) nullo era ardito di dire alcuna 
cosa , venendo. M. 

(2) che era quivi. E. S. 

(3) traendolsi. E. M. 

(4) sì ’l menava. M. 

(5) ad essere. E. S. ad essere sanza 
fine tormentato da' demonj. M. 

(fi) offesa e ingiuria. E. 



4 



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53 

sii (i) nella mia. E se l’Angelo, anzi gli Angeli 
di Dio, hanno allegrezza, come dice Gesù 
Cristo nel Vangelio , del peccatore cbe fa 
penitenza ; così è da credere , che han- 
no (2) a spiacere da coloro , che perseve- 
rando nel peccato, offendono Iddio, e non 
ne fanno penitenza. E di ciò si potrebbono 
contare certi esempli scritti altrove ; ma 
per ( 3 ) non scrivere troppo lungo , gli la- 
scio stare. Adunque per le ragioni dette 
di sopra , e per molte altre che si potreb- 
bono dire , ma per brevità si lasciano , 
dobbiamo fare penitenza , e (4) desi fare 
tosto, e sanza indugio. E de‘ essere intera, 
cioè, che altri ( 5 ) si dolga di tutti i suoi 
peccati , e di ciascuno per se spezialmente, 
se se ne ricorda. E desi ingegnare di ri- 
cordarsene , acciocché , come la volontà 
della persona in ciascuno peccato (6) si 
disordinò , non dovutamente dilettandosi ; 
così si riordini , debitamente di ciascuno 
peccato dolendosi. E di questo parleremo 
più distesamente, quando parleremo della 
contrizione. Dee ancora la penitenza essere 
continua iafìno alla morte: e se non quan- 



(1) nella via. Altresì come. M. 

(2) dispiacere di E. M. S. 

( 3 ) non essere. M. S. 

(4) deesi. E. M. 

( 5 ) si dolga e penta. E. 

(6) discordò indebitamente. M. 




54 

to all’ atto di fuori, com’ è il digiuno, ci- 
liccio , lagrime , discipline e simili cose , 
che fanno coloro che stanno in penitenza, 
o che sieuo loro imposte dal Confessore , 
o che volontariamente (i) la prendano a 
fare : le quali si possono intermettere , la- 
sciare e (2) riprendere più e meno, a luo- 
go e a tempo secondo le condizioni delle 
persone. Ma quanto all’ atto dentro , (3) 
dolersi e peutersi de’ peccati commessi, dee 
la persona continuamente , e sempre infi- 
no alla morte essere disposta : che quante 
Tolte le viene alla mente d’ avere offeso 
Iddio peccando, tante volte se ne penta e 
dolga. E in ciò s’accorda il detto di Santo 
Tommaso , e degli altri Dottori , i quali 
non pongo ora qui per scrivere brieve. 

(+) Esemplo abbiamo di ciò (5) da 
San Piero, del quale si legge , che quante 
volte si ricordava d' aver negato Cristo , 
ebe spezialmente (6) intervenia , quando 
udiva cantare lo gallo, tante volte dirotta- 
mente piangeva : e per le molte lagrime , 



(1) le si prendono. E. S. 

(2) apprendere. E. M. 

(3) che è dolersi. E. 

(4) Aviamo lo esemplo di S. Pie- 
ro. M. 

(5) di San Piero. E. M. S. 

(6) gl" intervenia. E. M. S. 



i 



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55 

che piangendo gitla va , portava uno (i) 
sudaro in seno , col quale 1 * asciugava , 
onde avea le guance tutte riarse per le 
molte lagrime. Deh Cristiano, del Sangue 
di Cristo ricomperato e mondato , non ti 
sia rincrescimeuto di spesso ricordarti e 
dolerti de’ peccati commessi , acciocché ri- 
conci lii (2) Iddio e gli Angeli suoi, i quali 
peccando offendesti : troppo è grande pe- 
ricolo averli per nemici. 




(1) sudario. E. M. S. 

(2) teco Iddio. E. M. 




SETTIMO. 



SS 

CAPITOLO 

Ove si dimostra come la vita e la dottri- 
na di Cristo e de' Santi c inducono a 
fare penitenzia. 



La settima cosa che c’ induce a fare 
penitenzia è , che ’I nostro Salvatore Gesù 
Cristo ce n’ammaestra per se medesimo e 
colle parole e (i) coll’assempro. Coll’assem- 
pro , che immantanente dopo il Battesimo 
entrò nel diserto , e 'digiunò quaranta dì 
e quaranta notti : e fu tentato dal Diavo- 
lo, per dare esemplo a noi; (2) non biso- 
gno , che n’ avesse egli : e per darci aju- 
to , acciocché colla sua penitenza e colla 
sua tentazione , la nostra penitenzia potes- 
simo meglio portare , e le nostre tentazio- 
ni virtuosamente vincere : come , secondo- 
che dice Santo Gregorio , la nostra morte 
egli vinse colla passione e eolia morte sua. 
Le parole della dottrina della sua predica- 
zione cominciarono dalla penitenzia , di- 
cendo : Poenitenliam agite , appropinqua - 



(1) con P esemplo. Con V esemplo . 

E. M. 

(2) non per bisogno , che avesse egli . 

E. 6 . 



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. ; ' 7 

bit enìm Regnimi Coelorum: Fate peniten- 
zia , eh’ e’ s’ appresserà il reame di Dio. 
Quasi dica : A coloro , che fanno peniten- 
za , s’appresserà il reame del Cielo ; ovve- 
ro : Perocché s’appressa il reame del Cie- 
lo , fate penitenzia , sanza la quale non si 
acquista il reame di Dio. (i) Similemente 
il suo Precursore , il quale venne innanzi 
a Gesù Cristo ad apparecchiare la via , 
Santo Joanni Batista , e collo esemplo e 
colla dottrina (2) ci ammaestrò e indusse 
a penitenzia. Coll’esempio, che nella etade 
tenera e fanciullesca , nella quale non era 
peccato, nè essere potea , per ammaestra- 
mento di noi , e guardia di se , n’ andò 
nel diserto: ove quanto al luogo, e quan- 
to al vestire, e quanto al cibo aspramente 
visse , e in grande penitenzia , secondochè 
dice il Santo Evangelio. E la sua predica- 
zione cominciò dalla penitenzia, dicendo: 
Poenitentiam agite , appropinquabit enim 
Regnimi Coelorum. E anche diceva : Faci- 
te fructus dignos poeniteniiae : Fate frutti 
di penitenzia degni. Simigliautemente lutti 
i Santi del vecchio e del nuovo Testamen- 
to ci ammaestrarono co’ falli e colle paro- 
le della penitenza, come di cosa eh' è ne- 
cessaria alla salute umana, e ad avere vita 
eterna : della quale dice Santo Job , ara- 



1) similmente. E. 

2) ci ammonisce , e induce. S. 




£8 

maestrando i suoi tre amici: Audite quae- 
so sermones uieos y et ag te poenitentioTTi : 
Udite, priegovi, le mie parole, e fate pe- 
nitenzia. E (i) come ammaestrava altrui, 
così la faceva per se egli. Onde dicea : 
Ago poenitentiam in favilla et cinerei Io 
fo peuitenzia nella favilla del fuoco e nel- 
la cenere. Dove dava ad intendere, che la 
sua penitenza ed era di fuoco d’amore ac- 
cesa , ed era di cenere d’ umiltà disprezza- 
ta. E Santo Jeremia Profeta, santificato nel 
ventre della madre sua , dicea in persona 
di Dio: Si poenitentiam egerit gens ista , 
agam et ego poenitentiam super malo : Se 
questa gente farà penitenzia, e io mi pen- 
terò del male, ch’io avea pensato loro di 
fare. E di se medesimo dicea il Santo Pro- 
feta : Postquam convertisti me , egi poeni- 
tentiam : Da poi che tu , Iddio , mi con- 
vertisti , io feci penitenza. Simigliantemen- 
te dicea il Profeta Ezzechiel : Convertimi - 
ni , et agite poenitentiam : Convertitevi , e 
fate penitenzia. E di quella grande città 
Ninive si legge, che feciono penitenzia al- 
la predicazione di Jona Profeta. De’ Santi 
del nuovo Testamento, i quali ricevettono 
e la dottrina di Cristo e 1’ esemplo della 
vita sua , è manifesto , come ammaestraro- 
no colle parole e coll’ opere del fare peni- 



(i) come n ammaestrava altri , così 
la faceva egli. E. 



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tenzia. Onde Santo Piero dicea nella Pisto- 
la sua : Nulens aliquos perire > sed ad poe - 
nitentiam referti: Iddio non vuole che al- 
tri perisca , ma che lo v ni a penitenza. E 
negli Atti degli Apostoli si scrive: Testift- 
cans Judaeis , atque Gentibus in Deum 
poenitentiam , et fidem : Protestava a Ju- 
dei e a Pagani la penitenzia in Dio , e la 
fede. E in se per opera la dimostrò : del 
quale si legge , che avendo negato Cristo , 
e udendo cantare il gallo, come Jesù Cri- 
sto gli avea predicato e predetto , usci 
fuori della- corte del Pontefice; dove do- 
mandato dall* ancilla e da’ ministri , s’ egli 
era de’ discepoli di Gesù , ed egli negan- 
dolo , e che non sapeva chi egli si fosse , 
pianse amaramente il peccato. E dicesi, che 
sempre portava uno sudario in seno per 
asciugare le lagrime che giltava } qualuu- 

a ue ora udiva cantare il gallo ; ricordan- 
osi , che avea negato Cristo , siccome è 
scritto di sopra ad un altro intendimento. 
11 cibo suo , secondochè dice nel libro di 
Santo Clemente, (i) pane solo con ulive, 
e alcuna volta con erbe: il vestimento suo 
una sola ( 2 ) gonnella col mantello , e più 
non ne volea , contento del poco. E Santo 
Paolo dicea : Quae enim secundum Deum 



(1) era pane. E. M. S. 

( 2 ) tonica. M. 



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6o 

tr ist.it ia est , poenitenliam in salutem stn- 
bilem operata r. Quella tristizia , eh’ è se- 
coli lo Iddio , adopera penitenza stabile ia 
salute. K in altro luogo: Jacientes funda - 
mentum pocnitentiae : Gittate un fonda- 
mento di peuitenzia , se volete fare uno 
edificio d’ eterna salute. Non solamente 
con parole ammaestrava la geute l’Aposto- 
lo , ma maggiormente coll’ opere ; onde 
diceva : Castigo corpus menni , et in ser- 

vitutem redigo : Io gastigo il corpo mio, e 
riducolo in servitù dello spirito. E in al- 
tro luogo parlando della sua penitenza , 
dicea , che sostenea fame e, sete , freddo e 
nuditade. Cosi dissono e feciono gli altri 
Santi, che seguitarono gli Apostoli, come 
fu Santo Martino, Santo Niccolao , Santo 
Germano, Santo Agostiuo , Santo Am- 
bruogio , Santo Jeronimo (i) Santo Do- 
menico , Santo Francesco , Santo Benedet- 
to , Santo Antonio , Santo Bernardo , e 
tutti gli altri Santi, udendo e osservando 
quella parola che dice Santo Luca , anzi 
Gesù Cristo nel Vangelio : Si poenitenliam 
non egerìbis , omnes simul peribitis : Se 
voi non farete penitenzia , tutti insieme 
perirete. Acciò dunque , fratelli miei dol- 
cissimi , che non periamo con coloro , de* 
quali dice Santo Joanni nell’ (a) Apocalissi: 



(1) Santo Gregorio. E. AI. S. 

( 2 ) Apocalisse. E. M. 



! 



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6r 

Non egerunt poenitentìam : Non fecion» 
penitenza; ma siamo salvi, e abbiamo vita 
eterna. Tegnamo i! consiglio di quella San- 
ta Donna Judit , la quale disse : Poeni- 
teamus , et indulgentiam cum lacrymis 
pnstulemus : Peutianzi , e cou lagrime do- 
mandiamo perdonanza a Dio. 



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DISTINZIONE TERZA. 



Dove si dimostra quali sono quelle cose 
che ci danno impedimento , e ricrag- 
gonci dalla penitenza. 

La terza cosa che dobbiamo dire del- 
la Penitenza , secondo 1’ ordine preso , è : 
Qtuali sono quelle cose che ci danno im- 
pedimento, o ritraggonci dal fare peniten- 
za- ( 1 ) Cbe , imperocché’! diavolo vede, 
che per la peniteuzia l'uomo, quantunque 
sia grande peccatore, esce delle sue mani, 
e salvasi; ( 2 ) egli s’ingegna di dare impe- 
dimento , e di ritrarre l’ uomo , che non 
faccia penitenza, 6Ì che l'abbia in sua ba- 
lia, vivendo; e alla morte lo meni a dan- 
nazione. E però è utile e necessario (3) a 
manifestare gli impedimenti della peniten- 
za, acciocché si tolgano via: e anche dire 
i rimedj; acciocché quegli vietando, e que- 
sti prendendo , possiamo fare frutti degni 
di penitenza. Secondochè dicono i savj , 
quattro sono gli impedimenti che ritraggo- 
no da fare penitenzia , cioè : vergogna , 
paura , speranza e despcrazione. 



( 1 ) Che perchè. M. Imperocché. E. S. 

( 2 ) però egli. M. 

(3) il manifestare. E. 



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63 



CAPITOLO PRIMO. 



Ove si dimostra come la vergogna (i) 
ritrae altrui dalla penitenza. 



Il primo impedimento è vergogna , 
per la quale V uomo s>i ritrae di fare l’o- 
pere della penitenza , come confessare i 
peccati suoi , piangere e percuotersi il pet- 
to, orai-e , digiunare, (a) andare disprez- 
zato , fuggire T usanze e le compagnie , 
perdonare le ingiurie, rendere pace, e si- 
mili cose , che fa fare la penitenza : le 
quali gli uomini del mondo biasimano , e 
fannone (3) scherno. Per la qual cosà molti 
vergognandosene si ritraggono dal fare pe^ 
niteazia : la qual cosa non debhono fare. 
In prima se noi consideriamo la ragione 
naturale , la quale ci detta e ammaestra , 
che non è vergogna , nè esser dee , che 
r uomo si lavi e netti , quando fosse lor- 
do o brutto; ma piè tosto è vergogna lor- 
darsi : così non è vergogna levarsi , quan- 
do 1’ uomo fosse caduto; ma il cadere de’ 



(x) trac. M. 

( 2 ) andare disprezzo. S. 

(3) scherne. E. S. 



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/ 



<4 

esser vergogna : cosi non è vergogna vin- 
cere , ma 1’ esser vinto. Onde conciossiaco- 
saché il -fare penitenza sia lavarsi, rilevarsi 
e vincere : il peccato sia lordarsi , cadere 
ed esser vinto ; manifesta cosa è , che del 
peccare ci dobbiamo vergognare , e non 
del fare penitenza. Ma , come dice San 
Bernardo , la (r) ceohiìà degli uomini è 
tanta, che del lavarsi si vergognano, e non 
dello imbrattarsi. La seconda ragione si è, 
che non ci dobbiamo curare delle beffe o 
degli scemi degli uomini mondani , che 
sono stolti e ciechi. Onde Seneca dice, che 
con forte e diritto animo portar si debbo- 
no i biasimi e gli scemi degli stolti. E fa- 
cendo 1’ uomo bene , dee spregiare d’ esse- 
re spregiato. Cosa sconvenevole sarebbe, 
che 1’ uomo si curasse se uno cieco il bia- 
simasse, che si dilettasse di vedere lume ; 
e se uno zoppo lo schernisse , eh’ elli an« 
dasse ritto : e se uuo , eh’ avesse rotto in 
mare , e perduto suo arnese , si facesse 
beffe di colui, ch’avesse saputo scampare 
la vita , e le cose dalla fortuna, e da' pe- 
ricoli del mare. Così 1’ uomo , che per la 
penitenza torna alla luce della grazia , e alla 
dirittura della giustizia , liberato del peri- 
colo del tempestoso mare ( 2 ) del mondo , 
e del peccato , non si de’ curare , nè ave- 



1 ) cecità. E. 

2 ) di questo mondo. E. S. 



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65 

re vergogna dello scherno degli uomini 
mondani , i quali maggiormente sono degui 
d’essere scherniti-. E avvegnaché del pecca- 
to appo noi ci dobbiamo vergognare , e 
con vergogna confessarlo ; tuttavia per 
amore della verità e della giustizia non 
dobbiamo della vergogna di fuori curare , 
come dice Santo Gregorio di Maria Mad- 
dalena , che tanta fu la vergogna eh’ ella 
avea del suo peccato dentro , che non ri- 
putò di doversi vergognare di cosa veruna 
di fuori. Onde dice Salomone : Est confu» 
sio adducens gloriarti: et est con/usio ad - 
ducens ignominiam. Santo Agostino lo spo- 
ne, e dice: Egli è una vergogna, che l’a- 
nima ha, isguardando li suoi peccati a cor- 
rezione ; e questa vergogna è cagione al- 
l’anima di' gloria; ed è un’altra vergogna, 
per la quale 1’ uomo si ritrae di ben fare, 
per lo dire degli uomini; e questa adduce 
confusione e vituperio. La prima confusio» 
ne voglio avere io , acciocché per quella 
sia liberato (j) dall’ eterna confusione. E 
non dobbiamo volere piacere a’ rei uomini, 
nè da loro essere lodati , nè curarci delle 
irrisioni o delle beffe, che facciano di noi; 
perocché dice Seneca, che spiacere a’ rei , 
e da loro esser biasimato , è una grande 
loda. E Santo Gregorio dice , che lo spre- 



(i) dal? eternale. M. 



Passavanti. Voi. I. 



5 




66 

gio degli uomini perversi, eh’ e’ fanno del- 
la vita nostra , è uno approvarla. E allora 
possiamo credere di piacere a Dio, quando 
dispiacciamo a coloro , che dispiacciono a 
lui. Anzi dice Seneca: Non è 1’ uomo feli- 
ce, cioè beato, o bene avventurato, se la 
turba non lo spregia. Nè non dee il buo- 
no uomo cercare di piacere a molti , ma 
a pochi buoni ; ebe ’l piacere , o ’1 volere 
piacere non è sanza vizio, (i) Onde l’Ap- 
postolo : Si adhuc hominibus piacerem , 
Christi servus non essem. (2) E'1 Salmista: 
Deus dissipavit ossa eorurn , qui hominibus 
piacenti confusi sunt, quoniam Deus spre- 
vit eos. Se io piacessi agli uomini, io non 
sarei servo di Cristo , dice l'Apostolo. E ’l 
Salmista: Iddio ha (3) scipate e distrutte 
E ossa di coloro , che piacciono agli uomi- 
ni : dove dice la chiosa , cioè coloro che 
desiderano di piacere sono confusi, peroc- 
ché Iddio gli ha spregiati. Non si dee adun- 
que per lo piacere, o per Io spiacere del- 
le genti, lasciare il bene che altri de’fare. 
L’esemplo (4) ce ne diede Gesù Cristo no- 
stro Salvatore, il quale più volte spregiato 



(1) onde dice. E. S. 

(2) E ’l Salmista dice. E. S. 

(3) dissipate. E. dissipate , cioè di- 
sperse. M. 

(4) abbiamo di Gesù Cristo. E. S. ce 
ne dice Cristo. M. 



\ 



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e (i) schernito da’ Farisei, non ne curava, 
nò non lasciava però il bene della dottri- 
na, nè de’ miracoli. Onde tra l’altre volte ri- 
dicendoli i discepoli suoi, come i Farisei 
s’ erano scandalezzati , e mormoravano di 
certe parole , che Gesù Cristo avea dette , 
rispose: S inite eos : caeci sunt , et duces 
caecorum : Lasciategli dire , non vi curate 
di loro : egli sono ciechi , e guida di cie- 
chi ; e se il cieco guida il cieco , 1 * uno e 
l’ altro cade nella fo'Sa. Similemente, quan- 
do il ripreodeano , biasimandolo , che non 
guardava il Sabato , facendo i miracoli : 
come si manifesta, quando illuminò il cie- 
co nato , e quando sanò quello attratto , 
che era stato (2) trentotto anni , non la- 
sciava però il ben fare de’ miracoli : e alle 
parole loro , o non rispondeva , o mostra- 
va loro, come dicevano male, o per igno- 
ranza , o per invidiosa malizia. Così si leg- 
ge degli Appostoli, che godevano delle ver- 
gogne e delle persecuzioni, che sosteneano 
per lo nome di Gesù. La terza ragione , 
che la persona non si dee vergognare di 
fare penitenza si è , che per la penitenza 
si ricuopre quello, di che altri si dee ver- 
gognare , cioè il peccato. Così dice Santo 
Agostino sopra quella parola : Beati quo * 
rum remissae sunt iniquitates , et quorum 

(1) scernito. M. 

(2) trentotto anni alla piscina. E. M. S. 



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68 

leda sunt peccala : Se tu t’ accusi , Iddio 
ti scusa : se tu ti manifesti , Iddio ti na- 
sconde. Onde nel libro della Sapienza si 
dice di Dio: Dissimular! s peccata hominum 
propler poenitentiam. Dice, che Iddio' mo- 
stra di non vedere i peccati degli uomini 
per la penitenza. La quarta ragione, per- 
chè altri non si de’ vergognare di fare pe- 
nitenza si è , se noi consideriamo la ver- 
gogna e la confusione , eh’ avranno i pec- 
catori , che nou avranno fatto penitenza, 
quando saranno avauti al giudicio di Dio. 
Della quale dice il Profeta Jeremia: Sa- 
ranno fortemente confusi , perocché non 
intesono l’obbrobrio sempiterno, che mai 
non verrà meno. • 

Leggesi nella vita de’ Santi Padri, che 
uno giovane volendo entrare alla Religione, 
manifestò lo intendimento suo alla madre 
sua. E volendolo ella ritrarre , eh’ e non 
v’ entrasse , dicendo : Come mi vuoi tu la- 
sciare sola, e abbandonarmi, che sono ve- 
dova , e non ho più figliuoli , (i) e più 
non aspetto ? rispondea con grande fervo- 
re : Madre mia , io debbo più amare Id- 
dio chei voi: io voglio salvare l’auima mia. 
Onde non acconsentendo a’ prieghi nè alle 
lagrime della madre, entrò alla Religione, 
dove certo tempo fu spirituale e devoto; 
ma poi venne intepidendo, e a poco a po- 



(i) e non aspettol E. 



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' f>9 

co lasciando lo spirito e ’l fervore, diven- 
tò dissoluto e cattivo. Ora infermò di gran- 
de infermitade ; c un dì di subito, (i) 
uscendo fuori di se , fu rapito davanti al 
giudicio di Dio, dove con grande paura e 
tremore, aspettando d’essere giudicato, 
■volse l’occbio, e vide la madre sua, eh’ e- 
ra morta più tempo dinanzi , la quale gli 
parlò e disse: Che vuole questo dire , fi- 
gliuolo mio? or se’ tu venuto qui ad esser 
giudicato tu ? or dove sono le parole, che 
tu mi dicesti: lo voglio salvare. I* anima 

mia ? è questo il fervore e la divozione , 
che tu mostravi ? dove è la tua Religio- 
ne? (2) A queste parole non rispondendo, 
ma confuso e pieno di molta vergogna , 
ritornò in se ; e ripensando la vergogna , 
eh’ egli avea avuto in se per le parole del- 
la madre, e la grande confusione, riprese 
il primo fervore e la divozione , eh’ avere 
solea , dicendo : Se io non potè’ patire ( 3 ) 
il rimprovero dtdla madre mia , e la ver- 
gogna per le sue parole, or come potrò io 
sostenere quello di Dio , de’ Santi e degli 
Angeli suoi? Desi adunque avere temenza 
di quello forte (4) rimprovero , del quale 
all’anima per lo Profeta Naùm dice Iddio: 



(1) uscendo di se. E. 

(2) Alle quali parole. E. S. 

( 3 ) rimproverìo. E. S. 

(4) rimproverìo. E. S. 



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7 * 

Reveìabo pudenda tua in faciern tuam, et 
ostendam gentibus nuditatem tuam. Io ri- 
velerò , dice Iddio all* attinia peccatrice , 
nella faccia tua la vergogna tua; ovvero : 
Io ti rinfaccerò quelle cose , di che tu ti 
vergognerai , e mosterrò alle genti la tua 
nudità. Questo sarà il di del giudicio , 
quando, come dice Santo (i) Paolo : Illu- 
minabit abscondita tenebrarum , et ntani- 
feslabit consiìia cordium : Quando Iddio 
illuminerà le cose nascose, e fatte in tene- 
bre e al bujo , e manifesterà i consigli del 
cuore. Per non avere adunque quella ver- 
gognai quella perpetua confusione, dob- 
biamo volere sostenere questa piccola e 
temporale vergogna dalle genti , e non la- 
sciare per vergogna 1 * opere della peniten- 
za, considerando quello che Gesù Cristo 
dice nel Vangelio : Qui me erubuerit , et 
meos sermones , hunc Jìlius hominis eru- 
bescet , cum venerit in majestate sua , et 
Patris , et SancLorum Angelorum : (2) 
Chiunque si vergognerà di me , e delle 
mie parole , ovvero chi farà vergogna a 
me , e alle mie parole , a quel cotale il 
Figliuolo della Vergine farà vergogna t ov- 
vero svergognerà , quando verrà nella mae- 
stà sua , e del Padre , e de’ Santi Angeli , 
cioè il dì del Giudicio. Onde meglio è so- 



(1) P a goto. M. sempre. 

(2) Qualunque. M. 



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a 7 * 

stenere la vergogna degli uomini , che 

quella di Dio , recandoci a mente quello , 
che dice la Scrittura nel libro della Sa- 
pienzia , parlando in persona di colo- 
ro , (:) che furono derisori, cioè scer- 
nitori de’ giusti ; i quali quaudo saranno 
nello ’nferno , e vedranno i Santi nella 
gloria di Paradiso , i quali eglino nella 
presente vita spregiarono e scernirono , 
piangendo per la pena e per l’ angoscia , 
che avranno , diranno : Hi sunt , quos ali- 
quando habuimus in derisum , et in simi- 
litudinem improperio Nos insensati vitam 
iìlorum aestimabamus insaniam , et finem 
illorum sine honore. Ecce quomodo com- 
piutati sunt inter Jilios Dei , et inter San- 
ctos sors illorum est : Costoro sono i quali 
tempo fu (2) avemmo a vile , e in dispre- 
gio , e de’ quali ci facemmo beffe e scer- 
no; perocché noi stolti, sanza senno, re- 
putavamo la loro vita ( 3 ) vana pazzia , e 
che dovessono avere il fine sanza onore: 
cd ecco come sono computati ora tra’ figli- 
uoli di Dio , e tra’ Santi è la (4) sorte lo- 
ro. Ove si dà ad intendere, com’ è grave 
il peccato di questi derisori e scernitori 
del bene, i quali simiglianti al diavolo, 



(1) che furpno schernitori, M. 

(2) che avemmo E. 

( 3 ) una pazzia E. 

(4) la parte, M, 




7 2 

molti ritraggono dal ben fare. E siccome 
dice Santo Gregorio: Il maggiore e il mi- 
gliore sagritieio , che si faccia a Dio , è 
il zelo dell’ anime ; così il maggiore e ’l 
piggior maliticio contro a Dio, è impedire 
la salute dell’ anime. E ciò studiano di fa- 
re questi njaledelti derisori, de’ quali dice 
la Scrittura : Delusvres ipse deludec : Id- 
dio scernirà gli scernitori. E Salomone di- 
ce ne’ Proverbj : Parata sunt derìsoribus 
judicia : Judicj sono apparecchiati a’ deri- 
sori beffardi. 



CAPITOLO SECONDO. 



Ove si dimostra come la paura ritrae 
dalla penitenza. 



Il secondo impedimento della peniten- 
za si è il timore , cioè la paura d’ afflizio- 
ne , o di pena corporale o temporale; che 
gli uomini, che sono avvezzi (i) agli agi, 
e alle delizie, e a’ diletti della carne , e di 
seguire la propria volontade , temono di 
partirsi , o in tutto o in parte , dagli usa- 
ti e amati diletti. La qual cosa si convie- 
ne pur fare da coloro, che imprendono a 



(x) agli asci. M. 



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7 3 

fare penitenza: a’ quali conviene patire an- 
cora alcuna pena e malagevolezza nelle lo- 
ro carni , e nelle loro menti , per soddisfa- 
re di quello, che male si dilettaro, se- 
guendo la volontà propria e ne’ disiderj 
della carne, e nelle nequizie, e nelle ma- 
lizie della mente. 11 rimedio contro a que- 
sta vana paura si è, considerare che niu- 
no peccalo puote rimanere, che non sia 
pulito : o e’ si punisce in questa vita , o 
nell’altra. In questa si punisce per la pe- 
nitenza; nell’altra per la Divina Giustizia. 
E conciossiacosaché la pena della peniten- 
zia sia brieve , e lieve , e particolare ; 
quella dell’altra vita , cioè dello inferno , 
sia eterna , e sanza fine , sia grave , anzi 
gravissima, e sopra ogn’ altra pena sia ge- 
nerale e universale; non fanno saviamente 
coloro , che questa brieve pena schifano , 
vanno all’ eterna sanza fine. E che la pe- 
na dello inferno sia gravissima , si dimo- 
stra , non solamente per la Scrittura san- 
ta del Santo Yaugelio e de’ Profeti , che 
in molti luoghi ne parlano, dicendo, co- 
me eli’ è gravissima , c sanza rimedio al- 
cuno , e sanza fine ; ma eziaudio per cer- 
ti esempli di cose vedute e udite. 

Leggesi nella vita de* Santi Padri, che 
andando una volta Sauto Macario per lo 
diserto, trovò (j) uno capo d’uno uomo 



(i) un teschio di morto. E, S. 



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morto ; e toccandolo col bastone , eh’ e’ por- 
tava in mano appoggiandosi, e scongiuran- 
dolo , che gli dovesse dire cui capo era 
stato ; rispuose il teschio , e disse: Cb’ era 
stato d’ uno sacerdote de’ Pagani , il quale 
era ito a dannazione. E domandandolo , 
che pena avesse ; rispuose : Che per più 
spazio , che non ha da terra iufino al Cie- 
lo , era fuoco ardente , che mai non si 
spegnea , uè scemava , sopra il capo suo e 
degli altri Pagani dannati , e altrettanto 
n’ era di sotto a’ piedi loro : é che’ mali 
Cristiani erano ancora più (i) profondi 
nel fuoco ardente , e con maggiori pene 
di loro. A questo medesimo provare (2) fa 

a uello , eh’ ( 3 ) avvenne a Parigi , dove si 
iede il saggio delle pene dello inferno. 
Leggesi , che a Parigi fu uno mae- 
stro , che si chiamava Ser Lò , il quale 
insegnava Loica e Filosofia , e avea molti 
scolari. Intervenne , che uno de’ suoi sco- 
lari , tra gli altri , (4) arguto e sottile in 
disputare , ma superbo e vizioso di sua 
vita , morì. E dopo alquanti dì , essendo 
il maestro levato di notte allo studio, que- 



(1) profondo. E. 

(2) si confa. E. 

( 3 ) intervenne. E. S. 

(4) aguùo. E. acuto. S. 



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75 

sto (i) scola jo morto gli (2) apparì : il 
quale il maestro riconoscendo , non senza 
paura ( 3 ) domandò quello, che di lui era; 
rispuose , che era dannato. E domaudan-, 
dolo il maestro , se le pene dello inferno 
erano gravi, come si dicea ; rispuose, che 
infinitamente maggiori , e che colla lingua 
non si potrebbono contare , ma eh’ egli 
gliene mosterrebbe alcuno saggio. Vedi tu , 
diss’ egli , questa cappa piena di soffismi , 
della quale 10 pajo vestito ? questa mi gra- 
va e pesa più , che se io avessi la maggiore 
torre di Parigi , o la maggiore montagna 
del mondo in su le spalle, e mai non la 

S otrò (4) porre giù. E questa pena m’ è 
ata dalla Divina Giustizia per la vanaglo- 
ria , ch’i’ ebbi del parermi sapere più che 
gli altri , e spezialmente di sapere fare sot- 
tili softìsmi , cioè argomenti , di sapere 
vincere altrui disputando. E però questa 
cappa della mia pena n’ è tutta piena ; 
perocché sempre mi stanno davanti agli 
occhi a mia confusione. E levando alto la 
cappa , che era aperta dinanzi , disse : Vedi 
tu il fodero di questa cappa ? tutto è bra- 
da , e fiamma d’ ardente fuoco pennace , 
il quale sanza veruua lena mi divampa e 

(t) scolare. E. S. 

(2) apparve. E. 

(3) il domandò. E. M. S. 

( 4 ) poner giuso: E. 



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et rie. E questa pena m’ è data per lo pec- 
cato disonesto della carne, del quale fui 
neda vita mia (i) viziato , e continualo iu- 
fiuo alla morte sanza pentimento o propo- 
nimento di rimanermene. Onde conciossia- 
cosaché io perseverassi nei peccalo sauza 
termine, e sanza fine ; e averei voluto più 
vivere per più potere peccare ; degnamen- 
te la Divina Giustizia m'ha dannato, e 
tormentando , mi punisce sanza termine e 
sanza fine. (2) E o me lasso ! che ora in- 
tendo quello , che occupato nel piacere del 
peccato , e inteso a’ sottili soffismi . della 
Loica , non intesi , mentrechè vivetti nella 
carne: cioè, perchè ragione ( 3 ) si dea dal- 
la Divina Giustizia la pena dello inferno 
sanza fine all’ uomo per lo peccato morta- 
le. E acciocché la mia venuta a te sia con 
alcuno utile e ammaestramento di tc , ren- 
dendoti cambio di molti ammaestramenti 
che desti a me, porgimi la mano tua , bel 
maestro. La quale il maestro porgendo, lo 
scolajo scosse il dito della sua mano , che 
ardea , in su la palma del maestro , dove 
cadde una piccola goccia di sudore , e fo- 
rò la mano dall’uno lato all’ altro con mol- 
to duolo e pena , come fosse stata una 



(1) vizioso. E. S. 

(2) Eimè. E. Oimè. M. 

( 3 ) si dia. S. 



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saetta (i) focosa e aguta. Ora hai il saggio 
delle peue dello inferno , disse lo scolajo : 
e urlando con dolorosi guai sparì. Il mae- 
stro rimase con grande afflizione e tormen- 
to per la mano forata e arsa ; nè mai si 
trovò medicina , che quella piaga curasse , 
rna iufino alla morte rimase così folata; 
donde molti presono utile ammaestramento 
di correzione. E il maestro compunto , Ira 
per la paurosa visione, e per lo duolo , 
temendo di non andare a quelle orribili 
pene, delle quali aveva il saggio, diliberò 
d’ abbandonare la scuola e ’l mondo. Onde 
in questo pensiero fece due versi , i quali , 
entrando la mattina vegnente in iscuola 
davanti a’ suoi scolari, dicendo la visione, 
e mostrando la mano forata e arsa , ispuo- 
se , e disse : 



Linquo coni ranis , era corvit , vanaque vanii 
Ad loycam pergo, quae morlis non timet ergo. 



10 lascio alle rane il gracidare , e a’corbi 

11 (2) crocitare , le cose vane del mondo 
agli uomini vani : e io me ne vado a tal 
loica , che non teme la conclusione della 
morte ; cioè alla santa religione. E così ab- 
bandonando ogni cosa , si fece religioso , 
santamente vivendo ialino alla morte. E se 



(1) focata M. 

(2) crocidare. E. 




7 8 

si trovasse alcuno che dicesse , io non fa- 
rò penitenza nella vita mia , ma alla fine 
io mi penterò, e andrò a fare penitenza 
nel Purgatorio , stolto sarebbe questo det- 
to ; che com’ è detto di sopra , non ogni 
persona , che crede far buona fine , la fa ; 
anzi molti ne rimangono ingannati , pe- 
rocché comunemente e ’1 più delle volte , 
come l* uomo vive, cosi muore, come di- 
ce Santo Gregorio : e che per giusto giu- 
dicio di Dio l’uomo peccatore, morendo 
dimentica se medesimo , il quale vivendo 
dimenticò Iddio. Ma pognamo , che 1’ uo- 
mo fosse certo di pentersi alla fine ; che 
sciocchezza sarebbe di volere anzi andare 
alle pene del Purgatorio , delle quali dice 
Santo Agostino , che avanzano ogni pena 
che sostenere si possa in questa vita , che 
volere sostenere qui un poco di peniten- 
zia , la quale, perchè (i) si prende volon- 
tariamente , soddisfa più per lo peccato, av- 
vegnaché ( 2 ) piccola , che non fa quella 
del Purgatorio , che si sostiene per neces- 
sità, avvegnaché (3) grandissima; peroc- 
ché ivi non è luogo , uè tempo di merita- 
re ? E che la pena del Purgatorio sia gran- 
dissima , dicono i Santi , che in qualunque 
modo si prenda il Purgatorio , o per quello 



( 1 ) si fa. M. 

( 2 ) sia piccola. E. S. 

(3) sia grandissima. E. ò\ 



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luogo , eh’ è verso il centro della terra , 
dov’ è lo inferno , dove 1’ anime si purgano 
in quello medesimo fuoco , eh’ è nello infer- 
no; ovvero per alcuno altro luogo sopra 
terra , come si Iruova , che iu diverse luo- 
gora 1’ anime sostengono pene purgatorie , 
secondo 1’ occulto giudicio di Dio ; in qua- 
lunque modo si prenda, le pene sono gra- 
vissime. E se s’ intenda del Purgatorio , 
eh’ è infra la terra, dove è il fuoco del- 
lo inferno , non è dubbio , che la pena , 
che dà questo fuoco all' anime, in quanto 
è strumento della divina giustizia, e gra- 
vissima. Se si prenda il Purgatorio per al- 
tri lunghi sopra terra, a’ quali la Divina 
Giustizia ha deputale certe anime, o per- 
chè in quegli luoghi commissono , quando 
vivevano in carne , alcuni peccati , o per 
domandare in que’ luoghi ajuto da’ paren- 
ti , o d’ amici , o per ammaestramento di 
coloro, che vivono, o per altro giudicio 
di Dio occulto ; certa cosa è , che le pene 
sono gravissime, secondochè le ditermina 
la Divina Giustizia , più e meno , secondo 
la qualità e la quantità delle colpe , che 
s’ hanno a purgare. E di ciò troviamo mol- 
ti esempli , de’ quali solo uno , per non 
iscrivere troppo lungo , (i) ne conterò. 

Leggesi scritto da (a) Elinando , che 



(1) ne porrò. E. M. 

( 2 ) Alicndro. M. 




8o 

nel contado d’(i) Universa fu uno povero 
uomo , il quale era buono , e che temeva 
Iddio , ed era carbonajo , e di quell’ arte 
ei vivea. E avendo accesa la fossa de’ car- 
boni una volta , e stando la notte in una 
sua cappannetta a guardia della ( 2 ) accesa 
fossa ; senti in su 1’ ora della mezza notte 
grandi strida. Usci fuori per vedere , che 
fosse : e vide venire verso la fossa corren- 
do e stridendo una femmina scapigliata e 
gnuda : e dietro le venia uno cavaliere in 
su uno cavallo nero correndo , cou uno 
coltello ignudo in mano: e della bocca, e 
degli occhi, e del naso del cavaliere e del 
cavallo uscia fiamma di fuoco ardente. 
Giugnendo la femmina alla fossa , che ar- 
dea , non passò più oltre, e nella fossa non 
ardiva (3) a giilarsi; ma correndo intorno 
alla fossa, fu sopraggiunta dal cavaliere, 
che dietro le correa , la quale traendo 
guai , presa per gli svolazzanti capelli , cru- 
delmente feti per lo mezzo del petto col 
coltello , che tenea in mano. E cadendo in 
terra, con molto spargimento di sangue, 
la riprese per gli insanguinati capelli, e git- 
tolla nella fossa de’ carboni ardenti ; dove 
lasciandola stare per alcuno spazio di tem- 



( 1 ) Niversa. E. S. 

( 2 ) incesa. E. 

(3) di entrare . E. 



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8t 

po , tutta focosa e arsa la (t) ritolse : e 
poneudolasi (lavanti iu su'l coilo del cavallo, 
correudo sen’ andò per la via dond’ era 
•venuto. La seconda e la terza notte vide 
il carbouajo simile visione. Donde , essen- 
do egli dimestico del conte (a) di Niversa, 
tra per f arte sua de* carboui , e per la 
bontà , la quale il Conte , eh’ era uomo 
d’anima, gradiva; venne al Conte, e dis- 
segli la visione, che tre notti avea veduta. 
Yenne il Conte col carbonajo al luogo del- 
la fossa ; e ve^ghiando insieme nella cap- 
pannelta , nell’ ora usata venne la femmi- 
na stridendo, e ’J cavaliere dietro, e fe- 
ciono tutto ciò, ebe ’l carbonio aveva ve- 
duto fare. 11 Conte , avvegnaché per 1* or- 
ribile fatto che avea veduto , fosse molto 
spaventato, prese ardire. E partendosi il 
cavaliere spietato cou la donna arsa attra- 
versata in sul nero cavallo , gridò scongiu* 
Tandolo , ebe dovesse ristare , e spoi re la 
mostrala visione. Volse il cavaliere il ca- 
vallo , e fortemente piangendo , (3) e’ d is- 
te : Da poi , Conte , che tu vuoti sapere i 
nostri martirj , i quali Iddio t’ ha voluto 
mostrare , sappi , eh’ io fui Giuffiedi tuo 
cavaliere , e in tua corte nodi ito. Questa 



(1) la ne trasse. E. 

( 2 ) tF Universa. M. 

(ó) rispose e disse. E. M. S. 
PassavanU. Voi. 1. é 




83 

femmina, (i) alia quale io sono tanto cru- 
dele e fiero , è dama Beatrice , moglie che 
fu del caro tuo cavaliere Berlitighieri !Noi 
prendendo piacere di disonesto amore l’un 
dell’altro, ci conducemmo a consentimen- 
to di peccato , il quale a tanto condusse 
lei , die per potere più liberamente fare 
il male , uccise suo marito. Perseverammo 
nel peccato infioo alla infermità della mor- 
te; ma nella infermità . della morte, prima 
ella , e poi io tornammo a penitenza ; e 
confessando il nostro peccato , ricevemmo 
misericordia da Dio , il quale mulo la pe- 
na eterna dello inferno, in pena temporale 
di Purgatorio. Onde sappi , ebe noi non 
siamo dannali , ma facciamo a cotale gui- 
sa , come bai veduto, nostro Purgatorio: 
e avranno fine , quando che sia , li nostri 
gravi tormenti. E domandando il Coute, 
che gli desse ad mteudere più specificata- 
mente le loro pene ; rispose con lagrime 
e con sospiri : Perocché questa donna per 
amore di me uccise il suo marito, P è (la- 
ta questa pena , che ogni notte , tanto 
quaulo (z) ha stanziato la divina giustizia, 
patisce per le mie mani duolo di penosa 
morte di coltello. E perocch’ ella ebbe ver 
di me ardente amore di carnale concupi- 
scenza , per le mie mani ogni notte e 



(i) incontro alla quale. E. M. 
(z) ha ordinato. M. E. 



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83 

gittata ad ardere nel fuoco, come nella 

visione vi fu mostrato. E come già ci ve- 
demmo con gran disio , e eou piacere 
di grande diletto ; così ora ci veggi.itno 
cou graude odio, e ci perseguitiamo con 
grande sdegno. E come f uuo fu cagio- 
ne all' altro d' acceudimeoto di disonesto 
amore; così 1 * uno è cagione all’altro di 
crudele tormento ; cbe ogni pena , che 
io fo patire a lei, sostengo io; che ’l col- 
tello , di che io la ferisco , tutto è fuo- 
co , che non si spegne; e ghiandola nel 
fuoco , e traeudolane , e portandola , tut- 
to (i) ardo io. Il cavallo è uno demoaio , 
al quale tìamo (2) dati , che ci ha a tor- 
mentare. Molte altre sono le nostre pene. 
Pregale Iddio per noi: fate limosino, e dir 
messe , acciocché si alleggino i nostri inar- 
ti rj. E questo detto, spari, (1) come saet- 
ta folgore. Non ci moresca adunque , di- 
lettissimi miei , sofferire alquanto di pena 
qui , acciocché possiamo scampare di quel- 
le orribili pene , e dolorosi tormenti del- 
l'altra vita, alla quale, o vogliamo noi, 
o no , pur ci conviene andare. 



(1) ardo io con quel medesimo fuoco , 
*he arde ella . E. M. S. 

(2} dati a tormentare. E. M. 

(à) come folgore. E. corno saetta. S. 




84 



CAPITOLO TERZO. 

Ove si dimostra come la vana speranza 
dà impedimento alla penitenza. 



Il terzo impedimento della penitenza 
si è la speranza, per la quale altri perse- 
vera nel peccato, dicendo: La misericordia 
di Dio è grande : egli ci ama : egli ci ha 
ricomperati col suo sangue prezioso , egli 
non ci vorrà perdere: e per questo modo 
le genti non fanno penitenza , e continua- 
no il peccato. Contr’a costoro dice la Scrit- 
tura : Maledictus omnis , qui peccat in 

spe : Maladetto è da Dio ogni uomo , che 
pecca a speranza. Sopra la qual parola di- 
ce Santo Bernardo: Egli è una fidanza in- 
fedele , di maladizione degna', quando a 
speranza pecchiamo : e bene sono detti 
questi cotali maledetti , che sono (i) blas* 
ferninj e schernitori della bontà e della 
misericordia di Dio. E d’ onde debbono 
prendere cagione e argomento da non pec- 
cale ; ed eglino per lo contrario più pec- 
cano. Contro a’ quali dice Santo Paolo : 
ignoias quod benignitas Dei ad poe- 
nitentiam te adducit? etc. siccome è spo- 



(i) bestemmiatori. M. 



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*5 

sto di sopra. La gravezza di questo pecca- 
to mostra Santo Paolo, quando dice: /r- 
ritam quis faciens legem Moysi , etc. et 
■spiritili grafia e coruumeliam fecale : Dove 
dice la chiosa , che allo spirito della gra- 
zia , e al Sangue di Cristo fa dispetto e onta, 
chi pecca a speranza d’avere misericordia. 
Per la quale misericordia dovrebbe 1’ uo- 
mo dal peccalo guardarsi , considerando , 
come dice Santo Paolo : Secundum suam 
mise ricordi am salvos nos Jecit : Iddio ci 

ha falli salvi .secondo la sua misericordia. 
E così fa chi ha il cuore nobile , che per 
amore , non per paura si guarda di pec- 
care. Ma a chi fa il contrario, interviene > 
come dice la Scrittura , che per quello 
che l’uomo pecca, per quello è punito. 
Così ( 1 ) chi alla misericordia di Dio, per- 
severando nel peccato, fa ingiuria e onta i 
dalla misericordia di Dio è abbandonato t 
e spezialmente a quel punto, quando ella 
sarebbe di maggime bisogno , cioè all’ora 
della morte : come si potrebbe provare per 
molti esempli , i quali scrive Santo Gre- 
gorio , e nelle leggende de’ Santi , e nella 
vita de’ Santi Padri si contengono; i (piali 
non si pongono qui , perocché souo scrit- 
ti da più altri , e per non fare troppo' 
lungo trattato. Contro a questa vana e 



(i) chi ha fede della misericordia. £. 
chi ha speranza della irtisericordiiu AL 




86 

presuntuosa speranza parla la Scrittura , c 
dice: Non dire la misericordia di Dio è 
molto grande, egli non si ricorda de* miei 
peccati ; che sappi , che da lui procede co- 
sì tosto P ira e la vendetta , come la mi- 
sericordia. Onde avvegnaché Dio sia mi- 
sericordioso, non vuole però , che P uomo 
a fidanza P offenda. E però dice Santo Gre- 
gorio : Considerando che Dio è giusto, 
non si vogliono lasciare i peccati sanza 
penitenza : e considesando eh’ egli è mi- 
sericordioso , non si de’ P uomo disperare, 

E così chi vuole la sua mala vita ammen- 
dare , puote nella misericordia di Dio spe- 
pare; ma non chi vuole (i) a questa spe- 
ranza nel male perseverare. A questa va- 
na speranza si riduce la stolta fidanza , 
che molti hanno del lungo vivere , e di 
fare buona fine ; e poi indugiano la peni- ' 
lenza , non attendendo quello , che dice la 
Scrittura per lo savio Ecclesiastico: Netordes 
converti ad Dominarti , et ne differas de die 
in diem ; subito enim veniet ira illius , et 
in tempore iracundiae disperdei, te : lNon 
tardare di convertirti a Dio , e non indu- 
giare di dì in dì , acciocché subitamente 
non venga sovra le Pira sua , e nel tempo 
della vendetta della sua ira li disperda, 
cioè il di della morte , quando 1’ uomo è 



(i) a quella speranza. E. S. 



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giudicato , non ti danni. Sopra la quale 
parola dice Santo Gregorio : Subito è ra- 
pito , chi lungo tempo è sostenuto. Vuol 
dire, che di subito , quando 1* uomo noi 
pensa , è rapito dulia morte , e dal giudi- 
ciò di Dio, colui, il quale Iddio ha lungo 
tempo sostenuto , aspettando a penitenza. 

Leggesi scritto da (i) Pietro Damiano, 
che fu uno grande e nobile principe, se- 
condo il mondo , nella Città di Salerno, (2) 
il quale era grande tempo vivuto in molta 
prosperità temporale di signoria di ric- 
chezze, e di carnali diletti. (3) Osava dire, 
che chi ha bene in questo mondo, ha bene 
nell’ altro ; intendendo il proverbio carnal- 
mente, com’egli viveva, e non secondo 
diritto intendimento. Adivenne che essendo 
egli nella maggiore prosperità mondana , 
secondo il suo parere, (4) che mai avesse 
avuta; una mattina per tempo (5) sguar- 
dando verso il monte Etna , cioè verso Mon- 
gibello, ed e’ vide uscire di quello monte 
grande fiamma di sfavillante fuoco , offre 
ai modo usato. Chiamata la famiglia, eh egli 
avea grande e onorevole , disse lo^o : Per 
certo qualche ricco e posseute uomo è per 



( 1 ) Santo Piero. Al. 

( 2 ) il quale grande tempo. E. S. 

(3) Usava. E. M. 

(4) Che fosse mai. E. Al 

(5) isguardò inverso. E. M. S. 



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88 

tosto morire. E i’ ho veduto il segno del 
fuoco di Mongibello , che l'aspetta per ri- 
ceverlo, e traboccarlo allo inferno. Or è 
usanza in quel paese, che quando Mongibello 
fa più novità, che e’ non suole, di gittare fuori 
maggiore fiamma di fuoco (perocché si di- 
ce per li paesani , eh* egli è una delle boc- 
che dello inferno , (i) e comunemente si 
dice ) alcuno grande e scellerato peccatore 
è per tosto morire, e Mongibello s’appa- 
recchia di riceverlo. Onde, vergendo la 
novità della maggiore fiamma, disse quello, 
che dire si soJea, non credendo dire di se, 
nè che per lui s’ apparecchiasse la bocca 
dello inferno : La notte vegnente essendo 
egli coricato con una sua amanza , lieto e 
sicuro (2) nell’ atto del peccato , nel quale 
lungo tempo era vivuto, morendo, perde 
la vita: e quegli, che lieto e sano la sera 
era ito al letto, la mattina si trovò dalla 
famiglia morto. A questo medesimo am- 
maestramento si puote recare quello, cb’è 
detto di sopra del cavaliere d’Inghilterra, del 
Conti- di Matiscona , e di quelli che do- 
mandava indugio infino alla mattina se- 



(t) che comunalmente. È. Sé 

(1) che comunemente . S. 

(2) nel letto. M. 



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«9 

guente, e non gli valse, secondochè scri- 
ve Santo Gregorio. Oude bene dice la Scrit- 
tura : Nescit homo Jìnem suutn ; sed sicut 
capiuntuT pisces homo , et aves Iciqueo , ita 
capiuntur homines in tempore malo : Non 
sa l’uomo il fine suo ; ma come si pigliano 
i pesci all’ amo , e gli uccelli al lacciuolo, 
così si prendono gli uomini nel tempo 
reo. (i) E appella il tempo reo, ovvero, 
quando l’uomo , peccando e facendo le re- 
tadi , diventa reo, ovvero , quando l’uo- 
mo muore , ed è giudicato delle sue 
retadi. E però non si dee l’uomo lasciare 
ingannare a questa vana e stolta speranza, 
per la quale molti ne vanno a perdizione, 
siccome dice il savio Ecclesiastico: Promis - 
sio nequissima multos perdidit : La promis- 
sione , ch’altri non dirittamente (2) si fa , 
molti n’ ha già perduti. Della qual cosa 
dice Santo Bernardo: Perchè, misero, del 
tempo, che ha venire, vanamente presumi, 
quasi come Iddio l’avesse posto, non nella 
Sua , ma nella tua podestà e balia ; dicen- 
do egli agli Apostoli : Non est vestrum 
nosse tempora , vel momento , quae Pater 
posnit in sua potestate : Non s’ appartiene 
a voi di sapere l’ore e’ tempi, che ’l Padre 
ha posti nella sua potestade : Per la qual 

cosa si dà ad iuteudere, che chi del tem- 



(1) Ed è appellato. M. 

(2) si fa della lunga vita. E. S. 




9 ° 

po , (r) ch’è a venire, presume, fa ingiu- 
ria a Dio, il quale riserva a se il disporre 
e ’l dispensare il tempo. Non c’inganni a- 
dunque , amantissimi fratelli , la speranza 
vana, presumendo della divina misericor- 
dia indiscretamente , e stoltamente della 
lunga vita. E di questa materia dicemmo 
assai di sopra , dove trattammo della incer- 
titudine della morte. 



CAPITOLO QUARTO. 



Ove si dimostra , come la disperazione 
ritrae altrui dal fare penitenza. 



Il quarto impedimento, che ritrae al- 
trui dalla penitenza , è la disperazione : e 

otiesta è io due modi. L’ano è, quando 
l'uomo si dispera della misericordia di Dio; 
l’altro si è, (2) che altri si dispera di se 
medesimo , non credendo potere perseve- 
rare nell’ opere della penitenza. E ciasche- 
duna di queste disperazioni ritraggono dal 
fare petiitenziaje però di ciascuna si vuole 
qui «lire. La prima disperazione è, quando 
altri si dispera della misericòrdia di Dio: 



(1) che ha a venire. E. 

(2) che l'uomo. E. S. 



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gì 

e suole intervenire , quando altri si sente 
avere fatti molti e gravi peccati , ed esser 
più volte ricaduto, onde non spera che 
Dio debbia avere misericordia di lui , e 
perdonargli, considerando la gravezza de’suoi 
peccati. A questo modo si disperò Caino; il 
quale avendo morto il stto fratello Abel solo 
per invidia , considerando la gravezza del 
suo peccato, disse: Major est iniquità s mea t 
quam ut veniam merear : Egli è maggio- 
re (1) la niqnità del mio peccato , ebe non 
« eh* io possa meritar perdonanza. Non eb- 
be rispetto alla misericordia di Dio , che 
infinitamente è maggiore , che (2) ’l suo 
peccato , (3) e che ’l poteva perdonare , e 
fare a lui meritare perdono. Similemente 
Giuda traditore (4) considerò la gravezza 
del suo peccato , dicendo : Peccavi tradens 
sanguinem justum. E non (5) umiliandosi 
ad addomandare misericordia e perdonan- 
za , andò, (6) e impiccossi per la gola di- 
sperato : del quale dice Santo Agostino, 
che più peccò disperandosi della misericor- 



(1) la iniquità. E. S. la gravezza. M. 

(2) non fu il suo peccato. E. S. 

(3) che egli poteva. E e che gli poteva. S. 

(4) considerando la gravezza del suo 
peccato, disse. S- 

(5) aumiliandosi. E. M. 

(b) e disperassi , « impiccossi per la 
gola. S. 




9 2 

dia di Dio, la quale s’ egli avesse co» 
buono cuore addomandata, avrebbe certa- 
mente (i) ricevuta; che non fece , traden- 
do Gesù Cristo Salvatore. Cootr’ a questa 
disperazione è efficace rimedio considerare 
la infinita misericordia di Dio, la quale 
sauza niuna comparazione o agguaglio avan- 
za ogni umana iniquilade e miseria. Que- 
sto volle dire il Profeta David quando dis- 
se : Misericordia Domini piena est terra : 
La terra è piena di misericordia di Dio. 
E in altro luogo disse: Domine , in coelo 
misericordia tua : et misericordia ejus su- 
( per omnia opera ejus : Disse , che la mise- 
ricordia di Dio è in Cielo, ed è sopra tut- 
te l’ opere sue. Per la qual cosa , ringra- 
ziando , diceva : Miscricordias Domini in 
aeternum canlabo : lo canterò in eterno 
sanza fiue le misericordie di Dio. E Santo 
Paolo chiama Iddio : Pater misericordia - 
rum , et Deus totius consolalionis : Padre 
delle misericordie , e Dio di tutta consola- 
zione. E conoscesi la misericordia di Dio 
spezialmente nella sua Passione , per la 
quale misericordiosamente siamo ricompe- 
rati e salvati , come dice Santo Paolo : 
Non ex operibus justitiae , quae fecimus 
nos,sed secundum suam miserìcordiam salvos 
nos fecit : Non per opere di giustizia , che 
noi facessimo , ma secondo la misericordia 



(i) avuta. E. M. 6, 



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9 * 

sua ci fece salvi. Di ciò parla Santo Ber- 
na r rio , e dice in persona d’uno peccato- 
re : Io ho fatto uno grande peccato , che 
nè sarà? tu» berassene la cosciente mia , ma 
non se ne perturberà. Dove vuole dire , 
che se ne turberà per contrizione, ma non 
se ne perturberà per dispera zioue ; peroc- 
ch’ io mi (i) ricordo delle piaghe del Si- 
gnore mio , e vedrò per la ferita del lato 
il cordiale amore , per lo quale mi, ricom- 
però. (a) I chiavelli mi sarauno uua chia- 
ve , che mi apriranno il tesoro della mi- 
sericordia sua. Non potrà essere niuna col- 
pa tanto degna di morte, che per la mor- 
te di Cristo non si strugga e tolga ; onde 
non mi sbigottirò , temendo di qualunque 
grave iufermilade , dappoich’io hocosi eflica- 
ce e vertuosa medicina , com' è la morte 
di Cristo. E Santo Agostino , parlando a 
Dio Padre , dice : Quello tuo unico e di- 
letto figliuolo mi ricomperò del prezzo del 
sangue suo ; e però non temo gli avversa- 
rj miei , (3) da eh’ io ripenso il prezzo 

mio. Onde non solamente ci ricomperò 
col suo sangue, ma continuamente è uo- 
stro ( + ) avvocado , e priega per noi , come 
dice 1’ Appostolo : Advoealum hahemus 



(i) ricorderò. E. S. 

(z) I chiavelli, S. 

(3) quando io. M. 

(4) avvocato. E. M. S. 



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94 

apua Patron , Jesum Christum juslum : 
et ipse est propitiatio pio peccatis nostru. 
Avvegnaché l'uomo pecchi, non si dee 
disperare, peusaudo che noi abbiamo ap- 
po '1 padre avvocalo Gesù Cristo giusto , 
il quale sia alla difesa per li nostri pecca- 
ti. £ avvegnaché la persona spesso ricaggia 
ce’ peccali , uon si dee però disperare; pe- 
rocché troppo più è Iddio pronto ad ave- 
le misericordia e perdonare , che 1* uomo 
non è a cadere e a peccare. E questo mo- 
strò bene Cristo in quella parola, che dis- 
se a San Piero , quand’ egli il domandava, 
quante volte dovesse perdonare , e se ba- 
stava sette volte : ed egli disse : Non pur 
sette, ma settanta volle sette , come è spo- 
sto di sopra. E in più modi . e più volte 
diede a intendere nel santo Vangelio cp. lau- 
to Dio è misericordioso , come si dimostra 
in quella parola , che disse a' Farisei , ch'e- 
gli era venuto nel mondo , come il medi- 
co allo infermo; e che dovessouo apparare 
quella parola della Scrittura , che Dio di- 
ce : Misericordiarn volo , et non sacrifi- 
cium : lo voglio misericordia (i) più tosto, 
che '1 sagriiìcio. E ciò mostra per più ( 2 ) 
parole e similitudini , come quella del pa- 
store , che cercò per la pecora smarrita ; 
• ritrovandola , la si levò in collo , e fe- 



( 1 ) e non sacrificio. S. 
(a) parabole. S. 



/ 



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eene allegrezza e festa. Cosi della donna, 
che ritrovò la dramma perduta. Ambe di 
quello figliuolo prodigo e sviato, che litor- 
nò al padre , il quale mosso a misericor- 
dia benignamente il ricevette , e focene 
grande festa , e restiluillo alla prima digni- 
tà. Similmente del servo, (i) al cui prie- 
go il Signore perdonò i! debito di diece- 
milia talenti. E (2) sponendo la parola di- 
cea , ch’egli era venuto a chiamare i pec- 
catori a penitenza : e che era grande leti- 
zia agli Angeli dei peccatore , quando ( 3 ) 
tornava a penitenza. E non solamente per 
similitudini , (4) e per parole dimostrava , 
com’ egli era misericordioso , ma maggior- 
mente per opere, e di fatto; che venendo 
i peccatori a lui , come dice il santo Van- 
gelio : Erant appropìnquuntes ad Jesum 
publicani et peccatores ; tutti misericor- 
diosamente gli ricevea, e liberamente per- 
donava loro , non imponendo loro peni- 
tenza , ma dicendo : Va , e non volere og- 
gimai più peccare. Recati a mente , e ve- 
drai , eh' è vero quello , eh’ io ti dico : 
com’ egli ricevette Maria Maddalena : co- 



(1) a cui il Signore. S. 

(2) rispondendo la parabola. E. espo- 
nendo la parabola. Al. disponendo la pa- 
rabola. S. 

(*) ritorna. E. torna. Al. 

(4) e per parabole , e per parole. S. 



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I 



9 « 

in’ egli perdonò alla donna compresa (r) 
nell’ avolteriu : com’egli (2) esaudì la Ca- 
nanea: com’ elli misericordiosamente sguar- 
do San Piero, che l’avea negato: come 
chiamò Santo Matteo : come trasse Santo 
Paolo , e come giustificò il Pubiicano , e 
come salvò agevolmente il ladro della cro- 
ce. Chi sarà adunque il peccatore , quan- 
tunque grande, che fugga da Dio; e non 

S ii ù tosto correrà al benigno e misericor- 
ioso Signore , e dolcissimo Padre , cheg- 
gcudo perdonanza e mercede , con certa 
speranza d* esser esaudito, come furono i 
grandi peccatori e peccatrici nominati ? Di 
ciò palla Santo Bernardo , e dice : O buo- 
no Gesù ! per la tua misericordia , e per 
la ( 3 ) pietà , che di te si predica , corria- 
mo uell’ odore de’ tuoi unguenti, (4) certi 
fatti, che non bai a schifo i poveri , e’ pec- 
catori. Anzi coloro , che furooo più pec- 
catori , più onorò, ed esaltò , come si di- 
mostra in David, in Santo Piero, in San- 
to Paolo, in Santo Matteo, e in molti al- 
tri, ne’ quali quanto più abbondò il pec- 
cato , tanto più abbondò la grazia. Or chi 
se ue terrà ? chi sarà sì duro , sì pertina- 
ce , si ostinato nel male? Chi sarà si cru- 



( 1 ) Hello adulterio. E S. 

(2) exauldì. S. così altrove. 
(*>) piat.à. S. . 

(4) ceni siamo. S. 



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dele e spietato di se medesimo , che t»uu 
si arrenda alla benignità di Gesù , che una 
si lasci trarre alla carità di Cristo Redentore? 
O peccatori, o iudurati , o (i) tracciati, 
o addormentati , svegliatevi , risentitevi , 
aprile gli occhi , ravvedetevi ! Gesù per voi 
crocifìsso »i chiama. Il sangue suo grida , 
e proffera misericordia e pietade : il l ito 
aperto vi mostra (2) amore di cuore feri- 
to , e pieno di carilade : le braccia aper- 
te , il capo chino vi trae a pace , e a sua 
amistade : le mani e' piedi confitti v’ invi- 
tano con pazienta e coti tranquillitade. La 
croce è posta davanti agli occhi vostri e- 
sempio (ò) di penilenzia , e specchio di 
•verludi e di santitade , c come scala , per 
la quale si (4) sale alla gloria di Dio , é 
all’ eterna felicitade. 




(1) tracalati. E. (errore) t; acurati. 

M. trascurati. S . , 

(2) il cuore d‘ amore ferito. S. 

(ó) di pazienza. S. 

(4) soglie. E. 



Passavanti. Voi. I. 



7 



Come le tentazioni e le tabulazioni sono 
utili ulC anima , che vuole andare 
per la via di Dio. 

L’ altra desperazioue , che (là impedi- 
mento alla penitenza , è , che T uomo non 
spera di potere perseverare nell’ opere del- 
la penitenza. E questa colale disperazione 
suol nascere dalle molte e gravi tentazio- 
ni , che spesse volte hanno coloro che 
fanno penitenza , più che gli altri che 
vivouo mondanamente. E la ragione , per- 
chè sono più tentati , dice Santo Grego- 
rio, che '1 diavolo lascia di tentare coloro, 
i quali egli pacificamente possiede ; ma coloro 
che gli si ribellano, astenendosi da’ pecca- 
ti , più aspramente tenta. Onde dice Santo 
Agostino : Per continua esperienza veggia- 
mo , che ’1 nemico più crudelmente perse- 
gu ita coloro , i quali da lui e dal mondo 
fuggono. Onde esser tentalo è buono se- 
gno , e molto bene ne seguila delle tenta- 
zioni. E però non dee 1’ uomo per le ten- 
tazioni cadere in despcrazione ; anzi dee 
avere maggiore speranza in Dio , e con 
maggiore hdanza chiedere l*ajnto della gra- 
zia sua, la quale, dov’è maggior bisoguo , 
più prontamente e piùe largamente sov- 
viene, come disse Santo Martino , quando 
Jo scherano lo volle ferire della scure, e 
domandollo: avesti paura? Ed egli rispuo- 
se , che non fu mai più .sicuro , eh’ allo- 
ra ; perocché sapea , che allora 1' ajuto di 



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Dio più prontamente è presto , quando 
1' uomo , che si fida in lui , è in maggiore 
pericolo ; avvegnaché alcuna volta (i) in- 
dugia il soccorso manifesto , e per fare più 
riconoscere altrui il suo difetto, e per più 
altre ulilitadi , che si diranno per innanzi, 
Come si legge , che essendo Santo An 
tonio battuto (2) da’ demonj in uno (3j 
sepolcro , dov’ egli era intralo a dormire» 
e lascialo per morto per le molle piaghe 
e percosse , le quali per permissione di 
Dio i demonj gli aveano date ; subito ap- 
pari un grande splendore con molta luce, 
la quale caccioe via i demonj , e sanò 
ogni piaga. E Santo Antonio, tornando in 
se, tutto confortalo, cognobbe la presenza 
di Dio in quella luce, e gridò ad alta vo- 
ce : Ubi erus , bone Jesu ? ubi eros ? Ora 
ov’ eri tu, buon Gesù, or ov’eri ? E ri- 
spuose Cristo ; Antonio , io era qui pre- 
sente; ma io aspettava di vedere la pro- 
dezza tua nella battaglia, che ti davano i 
demonj. (4) Ora è da considerare I’ utili— 
tade , che riceve 1’ anima delle tentazioni , 



(1) sottrae. E. il soccorso sottrae per 
fare. S. 

(2) dalle demonio. S. 

(d) casolare. E. M. 

(4) e perchè ti se' bene portato , sem- 
pre sarò teco , e farotti nominare per tut- 
to il mondo. Ora. E, 




100 

per le quali (i) non si dee contristare , 
nè in desperazione cadere. La prima uti- 
lità si è , che P uomo s’autnilia , conoscen- 
do la sua fragilitade , e ricorre per P aju- 
to di Dio , del quale si conosce avere bi- 
togno. Onde Santo Paolo dice di se meiesi- 
no , che però era tentato, acciocch’ elli 
tiesse umile , e non insuperbisse de’ gran 
coni, (z) ch’egli avea da Dio. L’altra uti- 
litarie, cbe fanno le tentazioni , si è ch’el- 
le fanno P uomo s«]licito, ed esercitanlo , e 
non lo lasciano aonighiltire, ed esser ozio- 
so ; onde l’inducono a vigilie , e a orazioni 
e digiuni , e agli altri spirituali esercizj , 
cbe fanno P uomo venire (3) a perfezione 
di vita spirituale. E però dice Sauto Jaco- 
po: Beato P uomo , cbe sostiene la tenta- 
zione ; perocché quando sarà provato , ri- 
ceverà corona di vita : Beatus vir , qui suf- 
fert tent-ationem ; quoniarn curri probatus 
fuerib , accipieb coronam vitae. E dee 1’ uo- 
mo avere fidanza in Dio , che uollo lasce- 
rà perire , uè vincere ; ma porgeragli l’aju- 
to della grazia sua, della quale dice Santo 
Paolo : Fidelis Deus , qui non pabiebur vos 
tenbari supra id , quod pobesbis ; sed curri 
tentazione faciet proventum , ut possitis 



(1) non si dee P uomo. E. S. 

( 2 ) che gli aveva fatti Iddio e fa- 
ceva. S. 

(3) a perfezione spirituale. E. M. 



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101 

substinere: Iridio è fedele, il quale non vi 
Jascerà tentare oltra al vostro podere ; ma 
colla tentazione vi darà forza e ajuto,che 
possiate sostenere. L’ altra utililade , che 
fanno le tentazioni , si è , che fanno cre- 
scere l’anima in virtudi , siccome dice San- 
to Bernardo ,> che vedendosi l’uomo com- 
battere, ed essere tentato, ricorre all'ajulo 
di Dio, il quale spesse volte ricevendo, 
secoudochè dice il Profeta di lui \ sldjuloì 
in opportuni /.otibus , in tribulatione : Egli < 
ajutatore ne’ bisogni e nella tribulazione, 
cresce la fede di lui , la speranza si coi- 
forta in lui, P amore s’accende (i) ver lì 
lui; e così diventa l’uomo vertudioso, esper- 
to , e conoscente di molte cose , che mu 
era innanzi , iutantochè la Scrittura dire : 
Chi non è tentato , che sa egli ? quasi di- 
ca , poco o neente. Anche per le tentazio- 
ni si pruova l’uomo s’egli ha boutade ve- 
runa , e com’egli è costante e fermo. On- 
de conciossiacosacb’ elle sieno così utili, 
non se ne dee P uomo disperare , ma con- 
fortarsene, e prendere più speranza. E cosi 
simigliantemente si può dire dell’ altre tri- 
bulazioni , ch'elle sono molto utili a chi 
pazientemente le porta ; perocché Dio la 
permette, e fa venire per correzione e ga- 
stiga mento di coloro , cui egli ama , sic- 
com’ egli dice peC la Scrittura : Coloro cui 



(i) in verso. E. M. S 4 




io amo , correggo e gastigo. E ancora fti 
detto a Santo Job : Boato è colui, che da 
Dio è corrètto. La quale parola sponendo 
Santo Gregorio , dice : Se se’ fuori del nu- 
mero di coloro, che sono (i) corretti .sa- 
rai fuori del novero degli eletti salvati. On- 
de dice Santo Paolo : Qual è quello figli- 
uolo, che’l Padre non corregga e batta? 
Sopra la quale parola dice Santo Ago- 
stino : Non essere di senno puerile e fan- 
iullesco, che dichi: Più ama Iddio co- 
lile, che me; perocché a lui lascia fare 
cò , eh’ e’ vuole , e dàgli prosperità : e 
ire immantanente flagella , pure eh’ io 
fa-cia uno piccolo fallo. Anzi più tosto go- 
di sotto la battitura del flagello ; eh’ egli è 
segno, che Dio, come figliuolo, ti correg- 
ge qui , e serbati altrove 1’ eterna eredi- 
tade. Come per lo contrario dice Santo 
Gregorio, ebe la continua prosperità nelle 
cose temporali è uno indizio dell’ eterna 
dannazione , come si pruova per l’esemplo 
del ricco e del povero Lazzaro del Vaoge- 
lio , al quale fu detto : Reqordare , quia 
recepisti bona in vita tua , et Lazurus si- 
milite r mala. 

Leggesi nella leggenda di Santo Am- 
brungin , che venendo una volta Santo 
Ambruogio da Melano, dond* era Arci- 
vescovo, a Roma dond’ era natio , e pas- 



(i) corretti o flagellati. E. corretti è 
fra ga luti. S. 



i 



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io3 

sando per Toscana , venne a una villa nel 
contado della Città di Firenze, che si chia- 
ma Malraantile; dove essendo con tutta 
sua famiglia in uno albergo per riposarsi, 
venne a ragionamento coll’ albergatore , e 
domandollo di suo essere , e di sua con- 
dizione. (i) Il quale gli rispuose, e disse , 
come Dio gli avea fatto molto di bene , e 
che tutta la vita sua era stata con grande 
prosperità, e giammai non avea avuta al- 
cuna avversità. Io ricco , io sano , io bella 
donna , assai figliuoli, grande famiglia : nè 
ingiuria , onta , o danno ricevetti mai da 
persona: riverito, onorato, careggiato da 
tutta gente : io non seppi mai , che male 
si fosse, o tristizia ; ma sempre lieto e con- 
tento sono vivuto e vivo. Udendo ciò San- 
to Arnbruogio, forte si maravigliò: e chia- 
mando la famiglia sua , comandò , che’ ca- 
valli tosto fossero sellali , e immanlanente 
ogn’uomo si partisse, dicendo: Iddio non 
è in questo luogo , nè con questo uomo , 
al quale ha lasciato avere tanta prosperità. 
Fuggmmo di presente , che 1’ ira di Dio 
non venga sovra di noi iu questo luogo. 
E così partendosi con tutta sua compagnia, 
anziché molto tossono dilungati , s' aprì di 
subito la terra , e inghiottì 1’ albergo e 
jl’ albergatore , i figliuoli, la moglie , e tut- 
ta la sua famiglia , gli arnesi , e tutto ciò 



(i) il quale albergatore. M. 




i«4 

eh’ elli possedea. La qual cosa udendo San- 
to Ambruogio , disse alla sua famiglia: Or 
vedete-, figliuoli, come la prosperità mon- 
dana riesce a mal fine. Non la desiderate; 
anzi n’ abbiate paura , come di quella co- 
sa , che conduce 1’ anime allo inferno. Del- 
l’avversUadi e delle tabulazioni siate con- 
tenti , come di quelle cose , che sono via , 
che mena 1' anima a Paradiso , quando 
con buono animo , e con pazienza si por- 
tano . Onde Cristo disse nel Vangelio : 
V a e vobis divitibus , qui fiabe ti s ve s tram 
consolationem hic ! Guai a voi ricchi , 
che avete la vostra consolazione qui ! Dei 
giusti tribolati dice il Salmista : Multae 
tribulationes justorum , et de omnibus bis 
ìibe/abit eos Dominus : Molte sono le 

tabulazioni de’ giusti , e di tutte gli (i) 
diliberrà Iddio ; anzi le fa loro essere di 
grande utile, come dice Santo Gregorio : 
Iddio studia da’ suoi eletti , per le tem- 
porali afflizioni, rimovere e purgare le ( 2 ) 
macole de’ peccati , acciocché non gli 
abbia eternalmenle a punire. E in uno 
altro luogo dice: I mali, che qui ci prie- 
mono e pungono, ci spronano, e quasi ci 
costringono d* andare a Dio. Sono due al- 
tre cose , che sono efficace rimedio coutro 
alla disperazione, che nasce dalle tribula% 
spioni , e dalle tentazioni. L’ una si è , s« 



(1) libera. E. M. S. 

( 2 ) macchie . E. M. 



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io5 

noi consideriamo (i) la debilitade del ne- 
mico tentatore , del quale dicono i Santi , 
che quando egli è vinto da noi ( che « 
quando noi resistiamo alle sue tentazioni ) 
egli ne diventa vile , e perde 1’ ardire , e 
non ritorna così tosto a ritentare 1* uomo 
di quello vizio, del quale fu vinto. Ed ab- 
bianne esemplo della tentazione di Gesù 
Cristo , che poiché fu vinto , dice il Van- 
gelista : lune reìiquìi eum diabolus: Allo- 
ra , cioè quando l'ebbe vinto, il lasciò 
stare, e non lo tentò più. A ciò fa uno 
esemplo , che si truova scritto. 

Leggesi scritto da Cesario, che in San- 
sogna fu uno cavaliere di prodezza d’arme 
nominato e famoso , chiamalo Alberto , il 
quale capitando una 6ata a uno luogo, do- 
v’era una fanciulla indemoniata, cominciò 
la fanciulla a gridare: Ecco l’amico mio 
ne viene. Ed entrando egli nel luogo , do- 
ve era la fanciulla , direa : Tu sia lo ben 
venuto: fategli luogo, lascialeglimi appres- 
sare , eh’ egli è 1' amico mio. Udendo il 
cavaliere quelle parole , avvegnaché non 
gli piacessono molto , sorridendo , disse : 
Demonio stolto, perchè tormenti tu questa 
fanciulla innocente? (z) ma vieni meco al 
torniamento. Rispuose il diavolo : Si verrò 
volentieri, se tu mi lasci eotrare nel corpo 



(1 ) debolezza. E. M. 

( 2 ) vieni. E. 




io6 

tuo da qualche parie , o per la sella , o 
per lo freno , o per altro luogo. Il cava- 
liere avendo compassione di (i) questa fan- 
ciulla , disse : Se vuogli uscire costinci , 
concederotti un gherone , ovvero guazze- 
rone del mio vestimento , con questa con- 
dizione e patto, che tu non mi debbi fare 
male veruno. Promisegli il diavolo di non 
offenderlo : e uscendo della fanciulla , en- 
trò nel guazzerone del vestimento del ca- 
valiere , dove dimostrava la presenza sua 
per nuovo movimento di sola quella parte, 
e per boce , che i ndi r uscia. Da quella ora 
innanzi il cavaliere sempre ebbe vittoria in 
torniamenti , in giostre, in battaglie, met- 
tendo per terra chiunque (2) coccava , 
avendo indosso il vestimento indemoniato: 
e quando non se 1* avesse messo , se ne 
rammaricava, e strascina vaio per casa, e 
pareva che per ira tulio Io stracciasse co’ 
denti. Alcuna volta che ’l cavaliere stesse 
in orazione nella Chiesa, egli diceva: Trop- 
po hai mormorato.* andianne. Quando aves- 
se tolto dell’acqua benedetta, dicea: Vedi, 
guarda, che non mi ( 3 ) tocchi. Alla fine 
venne il cavaliere a certo luogo , dove si 
predicava la Croce ; dove ristando , (4) u- 



(1) quella. E. M. S. 

(2) trovava. S. 

( 3 ) toccassi. S. 

(4) e udendo. E. M. S. 



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IO? 

deudo la predica , disse il Diavolo : Che 
fai tu qui? andiaoci. Rispuose il cavaliere: 
lo ti voglio lasciare, e servire a Dio. Dis- 
se il demonio: Deh perchè mi vuo’ lu la- 
sciare? che ti fec’ io mai di dispiacere? 
Mai io non li offesi , non ti (t) dissi mai 
cosa , che tu non volessi ; anzi l' ho fatto 
vittorioso ; ricco , (2) e nomato di grande 
valore. Rispuose il cavalière: Io voglio pi- 
gliare la Croce: vanne via, e giammai non 
tornare più a me : e così ti comando nel 
nome di Cristo Crocifisso. Partissi il diavo- 
lo, e con molta ira squarciando il guazze- 
rone , non vi tornò mai più. Il cavaliere 
prese la Croce , e stette oltremare due an- 
ni. E tornando , fece uno spedale , dove 
provvedendo del suo avere a' poveri e agli 
infermi , e personalmente loro serven- 
do , santamente visse infino alla morte. 
Or vedete , come il diavolo uon ha forza 
nè (3) possa sovra l'uomo, se l’uomo non 
gliele dà : e come si parte , quando altri 
contastandogli il caccia. Onde Santo Paolo 
ci ammaestra , e dice: polite locum dar a 
diabolo: Non vogliate dare luogo al diavo- 
lo. \nzi come in uno altro luogo dica 
l’ Appostolo : Resistite diabolo , et fugiet a 
fobis : Conlastate al diavolo , e fuggirà da 

(1) disdissi. E. M. 

(2) nominato. E. M. 

(3) possanza. S. 



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io8 

voi. Che come dice Santo Jeronimo De- 
bile è quello nimico , che non vince , se 
non chi vuole esser vinto. La seconda co- 
sa , eh’ è efficace rimedio contra la dispe- 
razione , si è la verlù della penitenza , ia 
quale coloro, che la (i) prendono vigoro- 
sameute , conforta e sostiene. Onde dice 
Santo Giovanui Boccadoro , che non è ve- 
runa cosa tanto grave , che la vertù del- 
la penitenza non vinca: della cui vertù 
parlando , dice : O penitenzia , la quale i 
peccati perdoni , e ’1 Paradiso apri (2) a’ 
contriti savj , i tristi fai lieti , risusciti da 
morte a vita , ristori lo stato , rinnuovi 
1’ onore , riformi la Gdanza , la grazia ri- 
coveri, le cose legate sciogli, le cose sciol- 
te guardi, le cose avverse mitighi, le cose 
confuse e (3) nascoste schiari ed- apri , le 
cose paurose securi ! Per te , o penitenza , 
il ladrone della croce subito ricevette il 
Paradiso: David dopo il fallo per te (4) 
ricoverò la santità : per te Manasses fu ri- 
cevuto a misericordia: Pietro ricevette per- 
dono : il Figliuolo sviato fu (5) ricevuto e 
abbracciato dal padre : per te la città di 



(0 pigliano. E. 

(2) i contriti sani. E. M. 

(3) nascose ischiari. E. S. nascose 
rischiari. M. 

(4) ricevette la sanità. S. 

(5) ricevuto a misericordia. E. 



/ 



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iog 

Ninive senti la divina misericordia. Perchè 
adunque , o uomo , temi la penilenzia ? 
Ella non ha cosa veruna dura, non aspra* 
non malagevole; anzi ha grande dolcezza, 
e soave diletto, il quale assaggia chi la pe- 
nitenza ferventemente comincia , e ferven- 
temente persevera in essa. Non avere adun- 
que paura ; ma sia sempre nel processo 
più pronto, nell’opera pù apparecchialo, 
e nell’amore più fervente, l'uggi il riso , 
contieni la lingua, componi i costumi, 
vinci i vizj , ama le virtudi , e seguita san- 
titade. Ma (i) imperocché alcuni s’ingan- 
nano della vera peuiteozia , e non fanno 
frutti di penitenzia degni , il Boccadoro 
medesimo mostra quello, che dee avere la 
vera penitenza. Onde dice : La penitenza 
schifa l’avarizia, ha in orrore la lussuria, 
caccia il furore, ferma l’amore, calca la 
superbia, schiude la invidia, contiene la 
lingua , compone i costumi , la malizia ha 
in odio. La perfetta penitenza coslrigne il 
peccatore (z) a sostenere volentieri ogni 
cosa. Provocato, risponde mansuetamente: 
angariato, non si difende: molestato, ren- 
de grazie: flagellato , tace: nel cuore suo 
è contrizione , nella bocca confessione , 
nell’opere sempre umiltà si rilruova. Un’al- 
tra cosa è , che molto dee confortare l’uo- 



(1) perchè. M. 

(2) so f ferire. E. M. 




% 



ITO 

mi., ch’è in penitenza, (t) c fallo di buo- 
no (z) cuore, cioè s’egli considera, che 
per la penitenza egli ha ricevuto la grazia 
di Dio , per la quale egli è fatto parletìce 
di tutti i beui , che si fanno per qualun- 
que (3) fedeli , e in qualunque luogo : e 
che Gesù Cristo e la Vergine Maria, e tutti 
gli Angeli e tutti i Santi e le Sante di Pa- 
radiso, e tutti i giusti, che ( + ) orano in 
questo mondo , priegano per lui. E spe- 
zialmente abbia fidanza nella Vergine Ma- 
ria , la quale ha singolare cura de’ pecca- 
tori , die tornano a penitenza : e dicesi 
loro avvocata , come per molli esempli si 
potrebbe provare, i quali qui non si pou- 
gonn per dire brieve. Solameute due esem- 
pli (.‘i) scriveremo : nell* uno de' quali si 

dà ad intendere , come la Vergine Maria 
ha cura generalmente di tutti i peccatori, 
ed è loro avvocata: nell’altro, come solli- 
citamente priega per (6) loro , e spezial- 
mente , eh’ hanno fede e divozione in lei. 

Leggesi nella leggenda del Padre no- 
stro messer Santo Domenico , che essendo 
egli venuto a Roma al 'Concilio per do- 



(1) farlo. E. M. S. 

(z) cuore , se. E. M. S. 

(3) fedele. E. Al. 

(4) adorano. M. 

(0) porremo. M. 

(b) coloro. E. M. 



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Ili 

mandare la (i) confermagione dell'Ordine, 
il quale novellamente avea cominciato * 
che si chiamasse l'Ordine (z) di frati Pre- 
dicatori ; una fiata si punse in ovazione 
nella Chiesa di Santo Piero , e pregava 
ferventemente Iddio e la Vergine Mar ia , 
alla quale avea speziale divozione , per li 
peccatoli del mondo, che gli (3) dirizzasse 
in via di verità e di salute ; e che dispo- 
nesse il cuore del Papa e de’ Cardinali , 
che gli con» edessono la confermagione del 
novello Ordine , il quale egli avea trovato 
e ordinato , per (f) raunare il mondo er- 
rante e’ peccatori in via di salute. Orando 
il Padre Sauto con grande fervore, di su- 
bito fu levato e rapito in ispirilo , e vide 
Gesù Cristo su nell’ aria, in quella forma 
che verrà a giudicare il mondo , con tre 
lance in mano, le quali guizzando e di- 
rizzando verso la terra , faceva sembiante 
di volere , lanciando , ferire la terra e la 
gente che abitava iu essa, e disfare il mon- 
do. Vedeva riuscire dall’ altra parte la be- 
nedetta Madre Vergine Maria, la quale do- 
mandò il figliuolo, che volea fare: ed egli 



(t) confermazione. E. M. S. 

(z) de' frati. E. M. S. 

(3) d.rizzassino. S. nel MS. Guadagui 
diceva dirizzassono , e più sotto dispone* - 
sono. 

(4) ravviare. E. M. S. 



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1 12 

rispondendo, che rotea disfare il mondo, 
e uccidere con quelle tre lance la gente 
peccatrice , e corrotta di tre v:?j , Super- 
bia , Avarizia e Lussuria ; ella s’ inginocchiò 
dinanzi da lui , facendo croce delle brac- 
cia , e pregandolo pietosamente, che dò- 
resse il rigore della sua giustizia tempera- 
re colla benignità della sua misericordia. G 
rispondendo egli , che assai avea sostenuto 
il mondo, il quale non s’ era corretto uè 
per li Profeti, uè per la presenza sua uel 
mondo , nè per gli Apostoli , nè per gli 
altri Santi, eh’ erano venuti poi, i quali 
studiosamente s’ erano ingegnati di conver- 
tire il mondo , e di riducerlo a D o. Ed 
ella tutta piena di pietà e di misericordia, 
ancora lo pregava dolcemente , dicendo : 
Per amore , e per grazia di me ti piaccia 
di perdonare ancora questa volta a’ pecca- 
tori , per li quali ricomperare , volesti na- 
scere di me, facendomi tua madre: pas- 
sione e morte volesti sostenere ; ed io ti 
proffero uno mio servo devoto e fedele, il 
quale colla grazia tua, dicendo e facendo, 
convertirà il mondo , e («) riducerallo a 
via di verità. E dicendo Gesù Cristo , che 
Volea vedere se fosse a tanto ofiicio atto e 
degno; la Vergine Maria stendendo la ma- 
no diritta sovra il capo di Santo Domeni- 
co , il rappreseutava a Cristo, il quale egli 



( ij ridizerallo. E. ridurrallo. M. 



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ri3 

accettò ed approvò , e commendandolo , 
disse : Ed io per amore di te , dolcissima 
Madre, perdono al mondo per questa vol- 
ta : e sopra Domenico servo fedele pongo 
la grazia e lo spirito mio , col quale di- 
scorrendo per lo mondo , egli e’ suoi de* 
scendenti , come uomini Evangelici ed (i) 
Apostoli , stirperanno i vizj , semineranno 
le virtudi , e ricoglieranno fruito , predi* 
cando ed operando, d’eterna vita. Ma co- 
me io mandai gli Apostoli miei, accompa- 
gnati a due a due, all’ officio della dottri- 
na e della predicazione; così è bene, clic 
a quello medesimo officio si dea compa- 
gno. E dicendo la Vergine Maria , eh’ ella 
1’ avea apparecchialo e presto: e Gesù Cri- 
sto volendolo vedere , ella porse dall’ altra 
mano Santo Francesco , il quale era in 
quello tempo a Roma; e lodalo il secondo, 
come il primo, e accettandolo ad uno me- 
desimo officio , la Vergine Maria gli ac- 
compagnò insieme, imponendo loro, chc'l 
grande officio , al quale erano eletti , fe- 
delmente e diligenlemeute proseguissono. 
Santo Domenico, che vedeva la visione, at- 
tese, sguardaudo fiso il compagno, ohe gli 
era dato , il quale non avea mai più ve- 
duto : e in questo la visioue ( 2 ) sparì. L’al- 



( 1 ) Apostolici. E. S. 
( z) disparve. E. 



Passavanti. Voi. 1. 



a 




114 

tro gioruo San Domenico si scontrò in 
Santo Francesco, e ricognoseendolo ch’egli 
era quello, ch’egli avea veduto nella visio- 
ne , affettuosamente abbracciandolo , disse : 
Tu se’ il compagno mio : stiamo insieme , 
e uiuno avversario avrà forza (i) sovra di 
noi. Da quella ora innanzi, palesando San- 
to Domenico la visione a San Francesco, si 
ritenuono insieme , e (^) ragionavansi in- 
sieme , consigliando, che modo fosse da te- 
nere per adempiere il commesso officio. E 
alcuna volta ragionaro di fare pure uno 
Ordine ; ma Sau Domenico avendo già il 
suo Ordine cominciato, e fatto certo, per 
la visione , che Dio l’ accettava , e che la 
Chiesa 1’ (3) accetterebbe e confermerebbe, 
siccome poi fece, avendo il Papa la visio- 
ne, che San Giovanni Luterano cadeva , e 
San Domenico veniva dall’ altra parte , e 
supponendo 1* omero , la riteneva e rileva- 
va ; proseguì quello che cominciato aveva, 
e fece l’Ordine de’ frati Predicatori: e San 
Francesco, non molto poi, cominciò e fe- 
ce l’Ordine de’ frati Minori. La visione det- 
ta di sopra di Gesù Cristo, e delle tre lan- 
ce, e della Vergine Maria, che mostrò San 
Domenico e San Francesco , con tutto il 



( 1 ) contro noi. E. M. 

( z) ragionarono. E. S. ragionando 
t uno coll’ altro , e consigliandosi. M. 

(3) approverebbe. E. S. 



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. 1 1 5 

*ao processo , vide uno compagno di San 
Francesco, in quell’ ora medesima , che la 
vide San Domenico. E veggendo poi San' 
Domeuico e San Francesco insieme , e ri- 
cognoscendo San Domenico , recitò ad a- 
xnendue la visione , la quale veduta avea : 
e lodarono il nome di Dio, solleciti d'a- 
dempiere studiosamente quello , che la vi- 
sione avea dimostrato, secondo il proponi- 
mento già all’ uno e ali’ altro spirato. 

L’altro esemplo fu , che si legge scrit- 
to da Cesario, che nel contado di Lovagno 
fu uno cavaliere giovane di nobile lignag- 
gio , il quale in torueamenti , e nell’ altre 
vanitadi del mondo avea speso tutto il suo 
patrimonio; e venuto a povertà, non po- 
tendo comparire cogli altri cavalieri , co- 
in’ era usato , divenne a tanta tristizia e 
malinconia, che si videa disperare. Veggen- 
do ciò un suo castaido, coufortollo, e dis- 
selli, che s’egli volesse fare secondo il suo 
consiglio , egli lo farebbe ricco , e ritorna- 
re al primo onorevole stato. E risponden- 
do, che sì; una notte il menò in uno bo- 
sco , e facendo sua arte di uigroraanzia , 
per la quale era usato di (r) chiamare i 
demonj , venne uno demonio, e disse quel- 
lo che domandava. ÀI quale rispondendo, 
com’ egli gli aveva menato uno nobile ca- 
valiere suo signore , acciocch’ egli lo ripo- 



(i) incantare . E, S. 



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1*6 

nesse nello primo stato, dandogli ricchezze 
e onore , rispuose, che ciò farebbe pre- 
stamente e volentieri , ma che conveniva , 
che in prima il cavaliere rinnegasse Gesù. 
Cristo , e la fede sua. La qual cosa il ca- 
valiere disse, che non intendeva fare. Dis- 
se il castaido : Dunque non volete voi ria- 
vere le ricchezze e lo stato usato ? (1) an- 
dianci : perchè m’avete fatto affaticare in- 
darno ? Veggendo il cavaliere quello , che 
fare pure gli convenia, se volea essere ric- 
co , e la voglia avea pur grande di ritor- 
nare al primo stato, lasciossi vincere, e (2) 
consentì al mal consiglio del suo castaido: 
e avvegnaché mal volentieri, e con grande 
tremore rinnegò Cristo , e la fede sua. 
Fatto ciò, disse il diavolo: Ancora è biso- 
gno eh’ egli rinnieghi la Madre di Dio , e 
allora di presente sarà fornito (3) ciò ch’elli 
desidera. Rispuose il cavaliere , che quello 
giammai non farebbe : e diede la volta , 
partendosi dalle parole. E vegneudo per la 
'yia , e ripensando il grande suo peccato 
d* avere rinnegato Iddio , pentuto e com- 
punto entrò in una Chiesa, dov’era (4) la 
"Vergine Maria dipinta col figliuolo in brac- 



ai) Andiamcene. E. Andiamo via. M. 

(2) acconsentì. E. M. 

(3) di ciò. E. 

(4) la immagine della Vergine Maria 
poi ec. E. la immagine di nostra Donna. & 



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ciò, di legname scolpita; davanti alla qua- 
le riverentemente inginocchiandosi , e di- 
rottamente piangendo, domandò misericor- 
dia e perdonanza del grande fallo , che 
commesso avea. lu quell’ora un altro ca- 
valiere , il quale avea comperate tutte le 
possessioni di quello cavaliere pentuto, en- 
trò in quella Chiesa ; e veggendo il cava- 
liere divotamente orare , e con lagrime di 
doloroso pianto dinanzi alla immagine, ma- 
ravigliossi forte, e nascosesi dietro ad una 
colonna della Chiesa, aspettando di vedere 
il (ine della lacrimosa orazione del cavalie- 
re compunto , il quale bene conoscea. In 
tal maniera l’uno e l’altro cavaliere dimo- 
rando, la Vergine Maria per la bocqa del- 
la immagine parlava , sì che ciascheduno di 
loro chiaramente 1’ udiva , e dicea al figli- 
uolo : Dolcissimo figliuolo , io ti priego , 
che tu abbi misericordia di questo cava- 
liere. Alle quali parole neeute rispoudendo 
il figliuolo , rivolse da lei la faccia. Pre- 
gandolo ancora la benigna madre , e dicen- 
do , com’ egli era stato ingannato , rispuo- 
se: Costui, per lo quale tue preghi, m’ha 
negato : che debbo fare a lui io ? A que- 
ste parole la immagine si levò iu piede: e 
posto il figliuolo in sull’altare, si gittò (i) 
ginocchione davanti a lui, e disse: Dolcis- 
simo figliuol mio, io ti priego, che per lo 



(i) inginocchioni. E. M. 




it8 

mio amore tue perdoni a questo cavaliere 
contrito (i) il suo peccato. A questo prie* 
go prese il fanciullo la madre per mano , 
e levandola su , disse : Madre carissima , 
io non posso negarti cosa , che tu doman- 
di : per te perdono al cavaliere tutto suo 
peccato. E (2) riprendendo la madre i! fi- 
gliuolo in braccio , (3) e ritornando a se- 
dere , il cavaliere certificato del perdono t 
per le parole della (4) madre e del figli- 
uolo , si partia , dolente e tristo del pecca- 
to , ma lieto e consolato della perdonanza 
conceduta. Uscendo della Chiesa , il cava- 
liere , che dopo alla colónna avea ascoltato 
e osservato ciò che detto e fatto era , gli 
tenne celatameule dietro , e (5) salutollo , 
e domandollo perchè egli avea tutti gli oc- 
chi lagrimosi : ed egli rispuose , che ciò 
aveva fatto il vento. Allora il cavaliere se- 
condo disse : (6) Non me Io celare tutto 
ciò , che in ver di voi è stato detto e fat- 
to. Onde alla grazia ch’avete ricevuta, per 



(1) del suo. S. 

(2) ripigliando. E. M. S. 

(3) ritornò. E. S. 

(4) tergine Maria. S. 

(5) e salutandolo il domandò. E. S . 

(6) Non mi è celato , tutto età che 
vi è inten’enuto e stato detto e fatto. E. 
Non m è celato tutto, che in verso di v*>i 
è stato fatto e detto. S. 



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”9 

amore di quella , che 1* ha impetrata , io 
voglio porgere la rnauo. lo ho una sola 
figliuola ed unica , vergine, la quale vi 
voglio sposare, se v’ è in piacere: e tutte 
le vostre possessioni grandi (i) e ricche , 
che da voi comperai , vi voglio per nome 
di dota ristituire : e intendo d’ avervi per 
figliuolo, e lasciarvi (a) redu di tutti i miei 
beni, che sono assai. Udendo ciò il giova- 
ne cavaliere, consentì al profferto matrimo- 
nio. E adempiuto tutto ciò che promesso 
gli era , ringraziò la Vergine Maria , dalla 
quale riconobbe tutte le ricevute grazie. (3) 
Abbi ate , peccatori , reverenza e divozione 
in tale avvocata , come è la Vergine Ma- 
ria, la quale ciò che domanda, sanza fallo 
riceve , e non lascia perire coloro che han- 
no (4) confidanza in lei. 



( 1 ) e piccole e ricche. S. 

(a) creda. Al. 

(3 ) Abbiamo. E. S. 

(A) fidanza. E. 




120 



DISTINZIONE QUARTA 



Dove sì dimostra quali sono le parti del- 
la penitenza , e quante cose si ri- 
cheggono alta vera penitenza. E pri- 
ma si dirà della principale parte , cioè 
della Contrizione. 



La quarta cosa che seguita di dire 
della penitenza , secondo l’ordine che nel 
principio prendemmo , si è delle sue par- 
ti , e quante cose sono quelle, che si ri- 
cheggiono a vera penitenza. Della quale 
dice il Maestro delle Sentenze, che ha tie 
parti , sauza le quali , o sanza alcuna di 
quelle, non si puote dire, che penitenza 
sia vera e intera. L’ una si è la contrizio- 
ne del cuore : la seconda la confessione 
della bocca: la terza è la soddisfazione (i) 
4dl’ opera. Di queste tre parti della peni- 
tenza dice Santo Giovanni Boccadoro , ed 
è nel Decreto: In corde contritio , in ore 
confessio , in opere tota humilitas : haec 
est fructuosa poenitentia : Nel cuore sia 
contrizione , nella bocca confessione , nel- 



(i) dalt opere. E. M. S. 



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121 

]’ opere tutta umilità di soddisfazione : e 
questa è fruttuosa penitenza. G rispondono 

3 uesle tre parti della penitenzia a tre mo- 
i, per li quali offendiamo Iddio, cioè 
col cuore , colla hocca e colla mano. E 
così per tre modi nella penitenza gli sod- 
disfacciamo, cioè con contrizione, con con- 
fessione e con soddisfazione: e di ciascuna 
di queste parti ordinatamente si conviene 
dire. In prima diremo della contrizione , 
della quale scriveremo quattro cose : la 
prima sarà, che cosa è contrizione: la se- 
conda , onde si dice questo nome contri- 
zione : la terza , quante sono quelle cose 
che c’ inducono ad avere contrizione : . la 
quarta , quale è 1’ (i) affetto della contri- 
zione. 

CAPITOLO PRIMO. 

Dove si dimostra che cosa è contrizione , 
e come de’ avere tre condizioni. 

Contrizione, seoondochè dicono i mae- 
stri , è uno dolore volontariamente preso 
per li peccati , con proponimento di con- 
fessargli, e di soddisfare E comprende que- 
sta diffinìziotie sufficientemente che cosa è 



(i) effetto. E. M. S. 



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contrizione , e in quanto è atto di vfrtude 
di giustizia. E pero dice , eh’ è dolore vo- 
lontario de’ peccati : e in quanto è j>arte 
del Sagramento della penitenzia; e però di- 
ce con proponimento del confessare , e di 
soddisfare. Questo dolore, che si chiama 
contrizione, dee avere tre condizioni. La 
prima, che sia generale, cioè, che l’uomo 
si dolga generalmente d’ ogni suo peccato. 
Questo dà ad intendere i) Profeta David 
nel Salmo , dicendo : Lavabo per singulas 
noctes lectum meum : lacrymis meis straluni 
meum rigabo : lo laverò per ciascuna notte 
il letto mio , e bagnerollo colle mie lagri- 
me. Dove intende per la notte la colpa del 
peccato; onde dice, che per ciascuno pec- 
cato egli piangerà , e laverà la coscienza 
sua con lagrime di doloroso pianto. Questo 
è contro a molti , che avvegnaché si dol- 
gano d' alcuni peccati di vitupero e di ver- 
gogna; di certi altri non solamente non se 
ne dolgono, ma quante volte se ne (i) ri- 
cordano , ( 2 ) se ne rallegrano , o 9onne 
contenti d’ avergli fatti : (3) e che è via 
peggio, se ne lodano e vantano, come d’a- 
vere acquistato onore e stato e ricchezza 
per illicito modo , d’ avere avuto vittorie , 
fatte vendette de’ nemici , acquistati figli- 



( 1 ) raccordano. M. 

( 2 ) tante volte se ne rallegrano. E. S. 

(3) e che vie peggio è. E. S. 



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123 

uoli d’amore, e di simili cose: delle quali 
radi sono, che bene se ne pcntano, o dol- 
gano. Nondimeno è di necessità a salute , 
d'avere dolore di contrizione di tutti i pec- 
cati generalmente , e di ciascuno spezial- 
mente , cioè di ciascuno (i) peccato mor- 
tale. Imperocché , come iu ciascuno pecca- 
to mortale la volontà si disordina , parten- 
dosi da Dio , e accostandosi al peccato di- 
lettevolmente ; così si riformi e riordini 
per lo contrario , partendosi dal peccato 
( e ciò fa il dolore ) e rivolgendosi a Dio , 
che’l fa l’amore. Onde il dolore, che vie- 
ne solo da paura, non basta, e non fa ( 2 ) 
(officiente contrizione; ma conviene, che 
veDga da amore di carità , come il dolore 
della Maddalena , della quale disse Gesù 
Cristo: Imperocché molto ha amato, leso- 
no dimessi molti (3) peccati. Sopra la qual 
parola dice Santo Gregorio : Che diremo 
noi , che sia 1' amore , se non un fuoco ? 
e ’1 peccato , se non una ruggine ? Tanto 
dunque più si consuma la ruggine del pec- 
cato , quanto il cuore arde di maggiore 
amore. E che cosa è il dolore che nasce 
dall’ amore della carità ? fe , che 1’ uomo 
più si dolga dell’ offesa e della ingiuria dì 
Dio, che di qualunque suo danuo o pena. 



( 1 ) peccato. Imperocché. E. S. 

( 2 ) sufficiente. E. M. 

(3) peccati , e perdonati. E. 




124 

E questo è il dolore , che nasce dall’ amo- 
re della carità , che f uomo ha a Dio più 
che a se , o a sue cose. Ma de’ peccati di- 
menticati basta averne generale contrizione, 
sforzandosi l’uomo di ricordarsene in quan- 
to puote: e anche si dolga della dimenìi-' 
canza, che sia intervenuta per negligenzia, 
o per altra colpa della persona. La secon- 
da condizione, che dee avere questo dolo- 
re, si è, che sia continuo: e non si dee 
intendere continuo, quanto ad attuale me- 
moria con attuale dolore , ma quanto ad 
abituale dispiacere : cioè a dire , che sem- 
pre che all’uomo ricorda del peccato , gli 
dispiaccia , e mai non se ne ricordi , che 
non gli dispiaccia. Avvegnaché molto è u- 
tile ricordarsene , e dolersene spesso ; pe- 
rocché tale dolore è in luogo di soddisfa- 
zione , e sempre scema la pena purgato-, 
ria. (i) E come sia utile la ricordazione 
col dolore del peccato , per uno esemplo , 
che qui scriveremo , il daremo ad inten- 
dere. 

Leggesi nella vita di Santi Padri, che 
al tempo di Valentiniauo lmperadore , fu 
in Grecia una femmina di moudo, la qua- 
le dalla sua fanciullezza, per colpa (2) del- 
la disonesta madre , spuose il corpo suo a 



(1) Nel MS. Guadagni manca tutto il 
periodo. 

(2) di disonesta , E. M. 



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125 

S eccato. 11 nome suo era Tais: ed essendo 
diissima e famosa meretrice , molti veni- 
vano a lei di (i) diversi paesi: e a molti 
era cagione di perdizione d'anima e di cor- 
po. Udendo l’Abate (2) Pannunzio, prova- 
tissimo monaco e di graude santitade, la 
fama , anzi la infamia di questa peccatrice, 
increscendogli della dannazione sua , e di 
coloro, ch’ella traeva a peccato, pensò di 
porre rimedio a tanto male. E con grande 
fidanza della grazia e della guardia di Dio, 

E rese abito di mercatante , e posesi allato 
orsa con danari. E vegnendo alla città , 
dove Tais meretrice era , e richiedendola 
di peccato , (3) le diede il prezzo eh’ ella 
chiese. Ed entrando nella camera , dov’era 
uuo liceo e bene fornito letto; ed invitato 
da lei all* atto disonesto, domandò il Padre 
Sauto , se in quella casa era altro luogo 
più segreto, che quello. E rispondendo ella 
di sì; (4) ma perchè andava egli cercando 
altro luogo più segreto ? conciossiacosaché 
se temea gli occhi degli uomini , quello 
luogo era bene chiuso e celato (5) dalle 
genti : se temeva degli occhi di Dio , che 



( 1 ) diverse parti. E. 

( 2 ) Panuziu. E. M. S. 

(3) diede/e. E. M. 

( 4 ) domandò lui perchè andava cer- 
cando. E. M. 



(5) da ogni gente . E. S. 




126 

ogni luogo era a Dio palese e aperto. Dis- 
se l'Abate: Or credi tu, (i) che sia Iddio, 
che tutte le cose veggia ? Rispuose la pec- 
catrice , che sì: e credeva che fosse il Pa- 
radiso, e*l reame del Cielo, dove Dio (2) 
guiderdonerebbe i giusti: e lo inferno, do- 
ve si tormenlerebbono i peccatori dannati. 
Allora disse Santo ( 3 ) Pannunzio: Se que- 
sto tu credi , or come stai tu nel peccato, 
per lo quale tu sarai dannata alle pene 
dello inferno , e se’ cagione della (4) per- 
dizione di molte anime, delle quali ti con- 
verrà rendere ragione , e patire pena della 
loro ( 5 ) dannazione? Alle quali parole com- 
punta la peccatrice, e di lagrime piena, si 
gittò a’ piedi del Santo Abate , domandan- 
do (6) mercè e penitenzia. Alla quale pri- 
ma comandò , che tutte le robe , e ogni 
arnese, ch’avea guadagnato di peccato, do- 
vesse ardere nel mezzo della piazza del Co- 
mune , veggente tutto il popolo : e fu fat- 
to di presente. (7) Poi fatto generale con- 



(1) che Iddio sia in ogni luogo , e 
vegga tutte le cose? E. M. 

(2) riguidardonerebhe. E. guidardone- 
rehbe. S. 

( 3 ) Panuzio. E. M. S. 

(4) dannazione . E. M. S. 

( 5 ) perdizione. S. 

(b) merzè. S. 

(7) Poi fatta. E. S. 



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fessione di tutti li suoi peccati, la rinchiu- 
se iu una piccola cella, serrandola di fuo-. 
ri ; e suggellandola coll’ anello suo : (i) le 
comandò, che indi non uscisse infino a tan- 
to eh’ egli , che (2) la v’ area rinchiusa , 
non l’aprisse. E disse : Tu non se’ degna 
di nominare il nome di Dio ; ma chiedi 
misericordia de’ tuoi peccati. Stette la con- 
vertita peccatrice tre anni continui cosi 
rinchiusa. In capo di tre anni Iddio rivelò 
al Santo Abate, che l’ avea perdonati i 
suoi peccati; onde aprendo il suggellato 
serrarne della cella , (3) la domaudò quel- 
lo , eh’ eli' avea fatto in questi tre anni. 
Rispuose , che continuamente il di e la 
notte ella s’avea (4) recati a mente tutti li 
suoi peccati: e facendone quasi uno fascio, 
gli ponea dinanzi agli occhi della mente 
sua , e con grande dispiacere piangea , do- 
lendosi dell’ offesa di Dio : e poi orando 
dicea : Qui plasmasti me , miserere mei ; 
non nominando il nome di Dio, il quale il 
Santo Padre l’avea detto , che non era de- 
gna di nominare; ma dicea: Tu, che mi 
creasti , abbi misericordia di me. Di que- 
sto esemplo , avvegnaché se ne possano 
prendere molti ammaestramenti , quello 



(1) e comandvlle. E. M. S. 

(2) f aveva. E. M. S. 

(3) domandolla. E. M. domandò. S. 

(4) arrecati a memoria. S. 




12 R 

che (i) fa al nostro proposito, è di re- 
carsi spesso li peccati a mente , e averti» 
dolore e contrizione £ di qusto ri am- 
maestra il Salmista, che dice: Ecce ego 
in flagella paratus sum , et dolor meus in 
conspectu meo sernper : Ecco che io sono 
sempre apparecchiato a ricevere disciplina 
e flagelli , e’I mio dolore è sempre nei co- 
spetto mio. Dove nota, che come la per- 
sona sempre dee avere dolore di contrizio- 
ne , quando si ricorda de* suoi peccati , o 
d’ alcuno suo peccato (2) ; così acquiste- 
rebbe novello peccato quando (3) si re- 
casse a mente li suoi peccati , o alcuno 
suo peccato, con diletto e compiacimeuto. 
Ad avere questo coutinuo dolore, l’ umana 
mente verrebbe meno, e non potrebbe sof- 
ferire; se non che la divina bontà mitiga 
e tempera questo dolore con una dolcezza 
e con una consolazione , eh’ egli dà alla 
mente, che si duole del peccato: la quale 
dolendosi le nc giova , e dilettasi di doler- 
si : e nasce nell’ anima una fidanza, e una 
sicurtade di certa speranza , d’ avere la mi- 
sericordia e la grada di Dio, la quale mol- 



(1) si confà. E. M. 

(2) e ricordandosene con dolore , e 
contrizione , ogni volta merita ; cosi ec. 

E. M. 

(3) si ricordasse o arrecasse a me- 
moria. S. 



/ 



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to conforta e contenta l’ anima. G questo 
pare , che volesse dire il Santo Salmista , 
quando disse: FuerunC mihi lacrymae meaa 
panes die ac nocte : Le mie lagrime mi 
furono pani il dì e la notte : dove volle 
dire , che si pasceva del continuo dolore , 
e del pianto suo dilettevolmente , come 
1’ uomo fa del pane. La qual cosa in uuo 
altro luogo più chiaramente disse : Cibabis 
nos pane lacrymarum : Tu, Signore Iddio, 
ci pascerai di pane di lagrime. Sopra la ' 
qual parola dice Santo Gregorio , che 1’ a- 
nima si pasce del suo pianto , e del suo 
dolore. G io uno altro luogo dice : Poiché 
la ruggine del peccato è purgata nasce 
nell’ anima una fidanza , per la quale cer- 
tamente spera , dopo il pianto e '1 dolore, 
ricevere misericordia e perdonanza , donde 
l’anima se ne diletta e pasce. La terza con- 
dizione , che dee avere questo dolore , si 
è , che de’ esser eccessivo ; cioè a dire , 
che de’ esser grandissimo , in tanto che de’ 
avanzare ogn’ altro dolore , che s’ abbia 
o averesi debbia , di qualunque cosa tem- 
porale o corporale. E la ragione è , che 
conciossiacosaché come detto è di sopra, 
che questo dolore debbia procedere e na- 
scere , non da servile timore di tormento 
o di pena , ma dall* amore della caritade 
che s’ ha a Dio, il quale amore, secondo 
l’ordine della carità , debbia essere il mag- 
giore amore , che sia ; perocché dobbiamo 
amare Iddio più che noi medesimi, o qua* 

< Passavanti, Voi. /. 9 



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*3d 

lunque nostra cosa ; seguita , che il dolo- 
re, che s’ ha dell’offesa di Dio (i) (P a- 
tn«>r del quale dee avanzare ogn’ altro a- 
more) de’ esser maggiore , che niuoo altro 
dolore. Àucora , secondo l’ ordiue della ca- 
rità , noi dobbiam»» amare P anima nostra 
appresso a Dio , più che niuna altra cosa 
che sia. Il peccato, del quale ci dobbiamo 
dolere , è morte dell’ anima , come dica 
Santo Jacopo , e però della mone dell’ a- 
nima dobbiamo avere maggiore dolore, 
che di morte nostra o d’ altrui , o di pe- 
na o di danno o di vergngaa o d’ infa- 
mia o di qualunque altro male , eh’ al 
corpo , o a cosa corporale o temporale 
s'appartenga. Onde dice Santo Agostino : 
O Cristiano , uon hai tu conoscimento ? 
non bai tu sentimento veruno di pietade 
a te stesso ? tu ti duoli , e piangi (2) il 
dipartimento dell'anima dal corpo; e non 
piagni il dipartimento ( 3 ) dell’ anima da 
Dio. Vera morte è quella , che non si te- 
me , cioè il (4) partimento dell' anima da 
Dio , il quale è vita beata dell’ anime. Ora 
si fa questione, se questo dolore di con- 
trizione , del quale abbiamo parlato , po- 
tesse essere troppo grande. E risponde San- 



(1) manca nel M. la parentesi. 

(2) del dipartimento. M. 

( 3 ) di Dio dall* anima. E. S. 

(4) dipartimento. M. 



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iSi 

to Tommaso , che ’l dolore si punte consi- 
derare in. due modi: 1* uno, in quanto egli 
è nella ragione e nella volontade, cioè il 
dispiacere del peccato, in quauto è offesa 
di Dio; e in questo modo nou punte esser 
troppo , come non puote esser troppo 1’ a- 
more della earitade che s ha a Dio; an- 
zi quanto è maggiore e'più cresce 1* amo- 
re ui Dio, tanto più cresce (i) il dispia- 
cere del peccato , e il dolore , eh’ è offesa 
di Dio. E però è detto di sopra , che ’l 
dolore uasee dell’ amore : e secondo la 
quantitade dell’ amore , (a) ha la quantità 
del dolore. L* altro modo si puole ( 3 ) consi- ; 
derare il dolore, inquanto è sensibile, cioè 
nella parie sensitiva , che è un contrista- 
mento afflittivo. E questo potrebbe esser 
troppo , come il digiuno e 1’ altre affli/ioni 
corporali , che si vogliono fere con modo 
e con misura , si che si conservi la vita e 
la (4) santade,e la carne stea soggetta allo 
spirito , e la sensualità alla ragione. E que- 
sto dimostrò Santo Paolo quando disse: 
Rationubile obsequium vestrum : 11 vostro 



(1) il dispiacimento. M. il dolore e'I 
dispiacimento del peccato , che è offesa 
di Dio. E. il dolore del dispiacimento del 
peccato , che è offesa di Dio. S. 

(2) e la quantità. E. Al. S. 

( 3 ) intendere e considerare. E. S. 

(4) sanità. M. sanitade, S. 




i32 

servigio sia fatto con ragione. E a questo 
intendimento pare, cl»e volesse (i) dire il 
Santo Profeta David , quando disse: Potum 
dabis nobis in lacrymis in mensura : Tu , 
Siguore Iddio . ci darai uno beveraggio di 
lagrime con misura. A significare , che 
questo dolore sensitivo, per lo quale l’ uo- 
mo si contrista é piange si de’ fare con 
modo e con misura. E puossi anche inten- 
dere questa misura , che risponda alla 
quantità de’ peccati ; che quanto il peccato 
è maggiore , maggior dolore e dispiacere 
se ne dee avere. E così lo spone Santo 
Gì •egorio , dicendo : Tanto bea la mente 
\ lagrime di compunzione , quanto ella co- 
nosce d’ esser divenuta arida , e partila 
da Dio per la colpa. E avvegnaché sia det- 
to , che ’l dolore e la tristizia , eh’ è nella 
parte sensitiva , debbia essere con modo e 
con misura; tuttavia, perocché non è in 
nostra podestà , come è il dolore , eh’ è 
nella volontà e nella ragione , noi possia- 
mo sempre misurare a nostro modo. Onde 
interviene spesse fiate, che la persona il 
verrebbe avere por dolersi e per piagne- 
re i peccati suoi , o per mostrare compas- 
sione al prossimo , o per partecipare la 
passione di Cristo , e non ne puote avere 
neeule. E non però di meno si puote ave- 



(1) andare. E. M. 



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i33 

re (r) nell’ affetto e nella volontà dentro (3) 
sofiìoiente contrizione , e alla fatica del 
prossimo caritativa compassione, e della 
passione di Cristo meritorio sentimento e 
participazione. A ozi interviene molte vol- 
te , che quanto men* u’ ha di fuori , più 
n’ha dentro; e quanto di fuori n’ha più, 
dentro meno ne limane. Così simigliante- 
mente abbonda nella parte sensitiva di fuo- 
ri più dolore e più lagrime, che altri spesse 
volte non vorrebbe; onde non è da impu- 
tare in se a difetto il non averlo, nè a 
colpa averne troppo: se non fosse già, che 
altri desse o all' uno o all* altro tal ca- 
gione, la quale fosse con difetto o eoa 
colpa. E che ’l troppo dolore , al modo 
ch’io'1 prendo, non sia da imputare a 
colpa, uno esemplo, che si truova scrit- 
to , ce n’ (3) ammaesterrà. 

Leggesi scritto dal maestro Jacopo 
de (4) Vittriaco , eh* e’ fu una volta una 
giovane, la quale , (5) stigata dal diavolo, 
peccava carnalmente col padre. La madre, 
perocché ’1 male si continuava , seu’ avvide , 



(1) netr effetto. E. M. S. 

(2) sufficiente. E. ed è sofficiente. S. 

(3) ammaestra. E. 

(4) Vi triaco. E. M. S. 

(5) istigata. E. Af. 




i34 

e ripresene la figliuola: della qual cosa (’) 
adontata , diede il veleno alla madre , on- 
de se ne mori. Yetiendo ciò a notizia del 
padre , garrinne alla figliuola , e ebbelane . • 
in odio. Onde sdegnata , dormendo il pa- 
dre una notte gli segò (2) la gola : e ru- 
bando la casa di tutto arnese che v’ era , 
sen’ andò ( 3 ) in lontano paese , e diventò 
pubblica meretrice. Adi\enne, che ritro- 
vandosi ad una festa udì predicare : e tra 
1 * altre cose che ’1 Predicatore dicesse , 
fu della misericordia di Dio , come era 
grandissima , e che ninno peccatore , quan- 
tunque scellerato fosse , mai non rifiutava; 
anzi stava colle braccia aperte a ricevere 
ogni peccatore, che volesse tornare a pe- 
nitenza. Alle quali parole compuuta e con- 
trita la peccatrice , fatta la predica , con 
molte lagrime si gittò a* piedi del frate 
cheggendo misericordia e penitenza. 11 qua- 
le udita la sua confessione , ella domandò 
se la misericordia di Dio era così grande 
com’ egli avea predicato. E rispondendo 
il (4) predicatore, eh’ è inGnitamente mag- 
giore, disse: Or mi date la penitenza , che 
quantunque io sia grandissima peccatrice , 



(1) la figliuola adontata. E. la fi - 
gliuola adontata , avvelenò la madre S • 

(2) le veni. E. S. le vene. M. 

( 3 ) in lungo. M. 

(4) il prete predicatore. S. 



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i35 

10 ho fidanza nella misericordia di Dio. Il 
frate per li molti e scellerati peccali 
eh’ eli’ avea confessati , non occorrendogli 
di subito che penitenza le si dovesse da- 
re, disse ch'ella tornasse a lui, fatta la se- 
conda predica, dopo il mangiare. Allora 
disse la femmina : Io m'avveggo, che voi 
vi disperate della salute mia ; e però non 
mi volete imporre veruna penitenza. Non 
me ne dispero , disse il frate; anzi ho gran- 
de fidanza , che Dio t’ ha perdonato, e ac- 
cetterà la tua buona penitenza : e infino 
ad ora io t’ ingiungo per penitenza , che tu 
m’ aspetti , e torni a me , fatta la seconda 
predica. Rimase la donna nella Chiesa , a- 
spettando il confessore : e in questo mezzo 
ripensando i peccati suoi, tanto dolore la 
compunse , e tanta tristizia lo cuore le 
strinse, tanto pianto soprabbondò, che la 
natura noi potè sostenere ; anzi 1 le scoppiò 

11 cuore , e cadde morta. Fu fatto a sapere 
al confessore quello eh’ era intervenuto 
della peccatrice: il quale con grande com- 
passione e cordoglio la raccomaudò al po- 
polo, al quale egli predicava. E facendo 
tutti orazion per lei; innanzichè fosse sep- 
pellita, venne una voce da (1) Cielo : Non 
e bisogno di pregare per questa doura , 
eh' eli* è in Cielo (2) davanti da Dio, e 



( 1 ) Cielo , e disse. 

(2) dinanzi a Dio. E. dinanzi da Dio. 

S. 




i56 

S uote ella pregare meglio per voi. (i) Don- 
e tutta la gente rendè loda a Dio , che 
secondo la sua misericordia salva li pec- 
catori. 



CAPITOLO SECONDO. 



Dove si dimostra donde si dica questo 
nome contrizione : e quale è la diffe- 
renza tra contrizione , e attrizione. 

La seconda cosa che seguila a dire del- 
la contrizione , 6Ì è , donde si dice questo 
nome contrizione. Dicono i dottori , che si 
dice da conterete , vel conterendo ; cioè 
da tritare : come noi veggiamo in queste 
cose corporali , che alcuna cosa si dice 
tritata , quando si divide e rompe in mi- 
nime parti , sicché non vi rimanga neenle 
del saldo. Così il cuore del peccatore , il 
quale il peccato fa duro , intero , e ostina- 
to nel male , quando ha sofficiente dolore 
e dispiacere del peccato , quasi si rompe e 
trita in tal maniera , che 1’ affetto del pec- 
cato non v’ ha parte nè luogo veruno 
dove possa rimanere. E questo dolore si 
chiama contrizione . alla quale induce il 



(!) Onde. E. M. 



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Profeta Joeì , dicendo : Scindite corda ve - 
stra : Tagliate minutamente col coltello del 
dolore i vostri cuori. E quanto il cuore 
è più rotto e trito da questo dolore , 
tanto Iddio più 1* accetta , e più il sal- 
da a mettervi il tesoro e il dono della 
grazia. Onde il Profeta David dice : Cor 
contri tum et humiliatum Deus non (i) de- 
spiciet : 11 cor contrito e umiliato Iddio 
non lo spregia , anzi 1* accetta e vuole ; di- 
cendo per la Scrittura sua : Fili , pratbe 
mihi cor tuum : Figliuolo , dammi il cuor 
tuo. Il cuor tuo non è tuo, mentrechè v’è 
P affetto del peccato ; anzi è del diavolo , 
cbe’l possiede ( 2 ) coll’ affetto della sua ma- 
lizia : e allora Iddio Io spregia. Ma quan- 
do l’affetto del peccato si toglie via, chel 
fa il dolore della contrizione , allora t'acqui- 
sti tu il cuore tuo, e allora l’accetta Id- 
dio e vuole. Ma è da notare , che non 
ogni dolore , che 1’ uomo fra del peccato , 
è contrizione. Onde dicono i Santi , cb’ e- 
gli è differenza tra contrizione , e attrizio- 
ne. Contrizione è il doloie perfetto e vo- 
lontario , che nasce (3) dall’ amore della 



(1) despioies. Il cuore contrito ed umi- 
liato tu , Iddio , r on lo spregi; anzi t’ ac- 
ce ti e vuole , dicendo per la Scrittura tua. 

E. M. S. 

( 2 ) coir effetto. E. M. 

(3) dalla carità, e a all' amore. JS7 S. 




a 38 

carità di Dio, del quale abbiamo detto. 
Attrizione è uno dolore manco , scemo , e 
imperfetto , il quale viene da servile timo- 
re , per lo quale P uomo teme (i) pena t 
o di non perdere premio : (2) o nasce da 
sì tiepido e difettuoso amore, che non ag- 
guaglia la misura della gravezza del pecca- 
to. E questo mostra la significazione de' no- 
mi ; che come contrizione , dice uno (3) 
tritamento minuto , quanto a tutte le parti 
insieme, fatto perfettamente, non rima* 
nendo veruna intera e salda : la qual cosa 
fa il dolore intimo , (4) e’1 dispiacere per- 
fetto del peccato; così attrizione, dice uno 
rompimento in grosse parti non perfetta- 
mente trite : la qual cosa fa il dolore e 
dispiacere del peccato , difettuoso e imper- 
fetto. £ tale attrizione d’ imperfetto dolore 
non conduce a salute. 

Leggesi scritto da Cesario , che fu 
uno (5) cherco , grande prebendato , e ca- 
lonaco di Parigi , il quale vivendo viziosa- 
mente , e sanza continenza nelle delizie 
della carne , infermò gravemente : e do- 
mandando con devozione tutti i sagramenti 
della Chiesa , e ricevendo la confessione e 



(1) pena , o danno di ec. E. M. S. 

(2) or nasce ■ E. M. 

(3) attrìtamento. M. 

(4) e 7 dispiacere del peccato. E. S. 

(5) cherico. E. M. S. 



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ì3g 

la comunione con la strema unzione , e 
mostrati segni , con molte lagrime , di 
grande contrizione , passò di questa vita 
morendo. Dopo (i) alquanti giorni apparì 
ad uno (2) suo compagno , in figdra oscu- 
ra e terribile , con doloroso lamento , di- 
cendo com’ egli era dannato. E domandan- 
dolo quello suo compagno con grande cor- 
doglio , qual ( 3 ) era la cagione della sua 
danazione; che avvegnaché fosse peccatore 
e amatore delle cose del Mondo , pure 
s’ era confessato , c ricevuto avea gli altri 
sagramenti della Chiesa, e mostrato dolore 
e contrizione de’ suoi peccati ; (4) rispuo- 
se: Guai a me ! che mi mancò quello, 
che più m" era di bisogno, e sanza il qua- 
le niun’ altra cosa vale, cioè la contrizione 
del cuore ; che avvegnach’ io piagnessi , e 
mostrassi dolore de’ miei peccali nella in- 
fermitade della morte, e quando mi con- 
fessai , quello non fu vero dolore , nè ve- 
ro pianto ; che io non piagnea , perch’ io 
avessi ( 5 ) offeso a Dio peccando ; nè non 
avea dolore di contrizione , per carità 
od amore eh’ io avessi a Dio Salvatore ; 



(1) alquanti dì. E. M. S. 

(2) suo caro. E. S. 

( 3 ) era stata. E. M. 

(4) rispose il morto. E. M. rispuose 
allora il calonaco. S. 

( 5 ) ofjeso Iddio. £. M. «S. 



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140 

nè non avea fermo proponimento , se io 
fossi scampato, di lasciate il peccato; ma 
piangea per paura delle pene dello infer- 
no; e avea dolore, che mi convenia lascia- 
re , morendo , (i) le cose del mondo, cb« 
io avea lauto amate. E dello questo sparì 
con (2) angoscioso guajo. 

CAPITOLO TERZO. 

Ove si dimostra , quali e quante sono 
quelle cose , che c inducono ad avere 
contrizione. 



La terra cosa che dobbiamo dire della 
contrizione ( 3 ) si è, quali sono quelle co- 
se, e quante che c’inducono a contrizio- 
ne. E dicono i dottori , che sono sei. La 
prima si è il ripensare de’ peccati , del 
quale dice il Profeta Isaia , parlando a Dio: 
Recogitabo libi omnes annos meos , in a- 
maritudine animae meae : Io penserò , e (4) 
porrogli davanti a te , tulli gli anni miei , 
iu amaritudine dell' anima mia, cioè con 



(1) il mondo , e te cose sue. E. M. 

(2) angosciosi guai. E. S. 

( 3 ) si ene. M. 

(4) porrò dinanzi. E. porrogli dinanzi. M. 



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i4» 

amaro dolore. A questo induce l’esemplo 
scritto di sopra di quella Tais famosissi- 
ma meretrice : e di quella altra , a cui 
scoppiò il cuore per dolore : e ancora di 
quello cavaliere, che avea negato Cristo , e 
la fede sua , avvegnaché uou volesse nega- 
re la Vergine Maria. La seconda cosa, che 
seguita (1) al pens.ere de’ peccati, è la ver- 
gogna ; onde dice Salomone ne’ Proverbj : 
Putredo in ossibus ejus , qui confusione res 
dignas gerii : lafracidinsi Tossa (z) di que- 
sta persona , che fa cose degne di confu- 
sione c di vergogna, (ò) Lo infracidare 
dell’ ossa significa lo dolore iutimo , che 
ammolla la durezza degli effetti del pecca- 
to , del quale T uomo dee avere vergogna 
e confusione. Onde il Profeta Abacuc dice- 
va : Ingrediutur pu'redo in ossibus meis: (4) 
lnfracidmsi Tossa mie, cioè gli affetti del 
cuore , che nou sieno più duri e saldi al 
peccato , sì eh’ io non me n’abbia a vergo- 
gnare. A ciò fa l’esemplo scritto di sopra 
del Monaco , che menato al giudicio di 
Dio ebbe tanta vergogna del (5) rimpro- 
vero della madre. La terza cosa , che (6) 



(1) a pensare. E . M. S. 

(2) di quella. E S. 

(•}) Lo infradiciare. E. M. 

(4) Infradiciasi. E. M. 

(5) rimproverio. E. S. 

(6) conduce. E. M. S. 





f 4-2 

induce 1* uomo a contrizione , è la viltà del 
peccato , che fa l’uomo abbonai nevole e vi* 
le : della qual viltà parlava il Santo Pro- 
feta Jeremia , e diceva all’ anima peccatri- 
ce : Quarti vilis facta es , iterans vias tuas ! 
Oh come se’ fatta vile, rifacendo tutto dì 
da capo le vie tue! E '1 Salmista dice dei 
peccatori : Corrupti sunt , et abominabiles 
facti sunt in studiis suis : E’ sono corrotti , 
e fatti abbominevoli negli studj loro , cioè 
nell’ opere ree, le quali studiosamente fan- 
no. La quarta cosa è la paura del giudicio 
di Dio , e della eterna pena. Di ciò parla 
Santo Piero , e dice : Impius et peccator 
ubi parebuntl II di del Giudicio l’uomo(i) 
spietato e’ 1 peccatore ove ( 2 ) compariran- 
no ? e come potranno sostenere le iutolle- 
rabili ed eterne pene dello inferno? Quasi 
dica : Non avranno luogo di potere bene 
comparire nella presenza dell’ adirato giu- 
dice. 

Leggesi che nel reame di Francia fu 
uno nobile uomo, il qaale era molto di- 
licatamente vivuto e nodrito , e amadore 
della vanità del mondo. Costui un giorno 
cominciò a pensare , se i dannati dello in- 
ferno dovessono dopo mille anni essere li- 
berati : e rispose al pensier suo di no. Ap- 
presso gli dicea il pensiere : O dopo cento- 



( 1 ) empio. E. M. 

( 2 ) apporranno. E. M. 



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*43 

milia anni ? e rispondea , che mai no. Poi 
pensò , se dopo mille migliaja d’anni fosse 
possibile la loro (r) diiiberagione : e dice- 
va di no. Or dopo tante migliaja d' anni , 
quante gocciole uae nel mare d’acqua, ( 2 ) 
potrebbe essere , che n’ uscissono ? E ri- 
spuose a se medesimo, che ma’ no. Di tale 
pensiero conturbato e spaurito , gli venne 
un dolore e un pianto di contrizione , e 
abbandonando la vanità del mondo e '1 pec- 
cato, disse: Or come sono stolti e miseri 
gli uomenì del mondo, che per piccolo di- 
letto che vogliono nei mondo , vanno alle 
pene sanza fine ! 

La quiuta cosa che induce I’ uo- 
mo a contrizione , si è il dolore che 
1’ uomo dee avere d’ avere perduto per 
lo peccato la città celestiale di Paradi- 
so : e ’1 dolore dell’ offesa di Dio , il quale 
dovremmo obbedire , perch’ è nostro crea- 
tore; dovremmolo reverire, come nostro 
padre celestiale ; dobbiamlo amare , come 
nostro redentore e salvatore, il quale col 
suo prezioso sangue ci ha ricomperati , co- 
me dice Santo Piero , e Santo Giovanni 
nell’ Apocalissi: Dilexit nos , et lavit nos a 
peccatis nostris in sanguine suo : Gesù Cri- 
sto ci amò , ed hacci lavati nel sangue suo 
de’ peccali nostri. Molto dee inducere a 

- 

( 1 ) liberazione. E. M. 

( 2 ) polrebbono uscire? S. 




*44 

dolore e al dispiacere del peccato , consi- 
derare , che l’anima è lavata e purificata 
nel sangue di Gesù Cristo ; e altri 1’ abbia 
imbrattata e (r) lorda nella bruttura dei 
peccati. La sesta cosa che c’ induce a con- 
trizione , si è la speranza del perdono dei 
peccati ; e della grazia , per la quale po- 
tremmo bene operare ; e della gloria , alla 
quale Iddio finalmente ci conducerà. Delle 
quali dice il Salmista: Gratiam et gloriarti 
dabit Dominus : Iddio darà la grazia e la 
gloria sua. Sopra a tutte l' altre cose , che 
Tagliono ad avere perfetta e sofficiente con- 
trizione, è T orazione devota e fervente, 
per la quale Iddio faccia all’ anima cotale 
dono, come è la contrizione : la quale con- 
ciossiacosaché non possa essere perfetta , 
sanza la grazia e la carità di Dio ; non la 
puote avere l’uomo da se medesimo, san- 
za speziale dono di grazia : alla quale po- 
tere (z) avere , dispone la fedele orazione. 
Ori adunque chiunque desidera d’ avere 
cotale grazia , sanza la quale non è salute. 
Viva si, che la sua orazione sia degna d' es- 
sere esaudita , pregando sempre Iddio che’l 
faccia bene vivere , e degnamente orare. 




lordata. E. S. 
venire. E. AI. 



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14 $ 



CAPITOLO QUARTO. 



Ove si dimostra quale è f effetto 
della contrizione. . 



La quarta cosa che seguita a dire prin- 
cipalmente della contrizione si è, quale è (i) 
3’ effetto. Dicono i Santi , che per la con- 
trizione si riconcilia l’uomo a Dio, il qua- 
le offese peccando ; e purgasi la macola 
della colpa, la quale 1* anima peccando 
contrasse. E questo fa la contrizione , e in 
quanto è atto di vertù , come è detto di 
copra , e in quanto è parte del Sagramen- 
to della penitenzia. E potrebbe esser tanto 
il dolore della contrizione , e lauto f amo- 
re della carità di Dio , donde il detto do- 
lore procede nella mente e nella sensuali- 
tade , che -:,to crebbe via non solamente la 
colpa , che è il suo principale effetto , ma 
anche la peua debita per lo peccato. Non 
però di meno si richiede e la confessione 
e la (a) satisfazione , compiendo la peni- 
tenzia ingiunta o presa , sì per lo coman- 



( i) lo effetto suo . E. 

(z) soddisjazione. E. M. r Y 

Passavanti. Voi. I. io 



% 



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146 

da mento della Chiesa , sì per la iucèrtitu- 
ditie ; che non è I’ uomo certo di se nè 
d’ altrui , eh’ egli abbia tanta e tale contri- 
zione , che sia sofficiente a torre via tutto 
il reato della pena , cioè tutta la pena , a 
che altri è obbligato per li peccati. Onde 
la vera e perfetta contrizione conviene che 
sia accompagnata con proponimento di fa- 
re la confessione e la soddisfazione, abbien- 
do la possibilità di ciò fare. Onde se la 
persona avesse I* opportunitade di potersi 
confessare , e di potere fare la penitenza 
ingiunta , e non la volesse fare , quantun- 
que avendo imprima softìciente e perfetta 
contrizione , (i) gli fosse perdonato il pec- 
cato , e quanto alla colpa , e quanto alla 

f tena , avvegnaché 'l peccato perdonato nel- 
a contrizione non ritornasse ; pure ella 
acquisterebbe nuovo peccato mortale , che 
la manderebbe a dannazione ; non servan- 
do il comandamento della Chiesa , e non 
avendo iulero , ma dimiuulo e scemo il 
Sagi amento della penitenza. Onde dice San- 
to Ambruogio: Non punte veruuo essere 
just iti calo dal peccato, se prima noi con- 
fessa. E Santo Jeronimo parlando della ve- 
ra penitenza , dice così : Chi è peccatore , 
pianga i propij peccati suoi; (2) ecco la 
contrizione. Poi seguila : Entri nella Chie- 



(1) e Jossegli, E. M. 

(2) e con. E. M. 



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sa , della quale per li peccati era uscito. 
Per questo entrare nella Chiesa intende la 
confessione , per la quale altri si rappre- 
senta , per lo comandamento della Chiesa , 
a quegli , che Vicario di Cristo è nella 
Chiesa. E poi (i) soggiugne; Dorma in ce- 
nere e in sacco ; acciocché ricompensi le 
delizie passate, colle quali offese Iddio, (2) 
colla speranza dell'austera vita: e per que- 
sto intende la soddisfazione. A questo in- 
tendimento ( 3 ) parlava Santo Agostino , e 
dicea : Fate la penitenza , qual si fa nella 
Santa Chiesa. Niuno dica a se medesimo : 
Io la fo occultamente nel cwore mio , il 
quale vede Iddio , il quale mi perdona il 
peccato. Non basta , dice egli : A che sa- 
rebbe detta (4) la parola di Cristo agli A- 
postoli : (.*>) Quello , che voi scioglierete iu 
terra , sarà sciolto iu Cielo ? \ che sareb- 
bono date le chiavi a San Piero ? Quasi 
dica : invano ; se non si richiedesse a vera 
penitenzia altro che la contrizione del cuo- 
re. Ma richiedesi la confessione e la sod- 
disfazione , nelle quali si compie la vera e 
la perfetta penitenza , adoperando a ciò le 
chiavi e 1 ’ autorità Apostolica della Santa 



(1) soggiugne e dice. E. M. 

(2) coli asprezza. E. M. 

( 3 ) parla Santo Agostino e dice. E. S. 

(4) da Cristo. S. 

( 5 ) Lui voi. E. M . 




148 

Chiesa. E questo volle significare Gesù Cri* 
sto, quando egli risuscitò Lazzaro nel mo- 
nimento , che vivo , per la vertù della vo- 
ce di Cristo , uscì fuori del sepolcro , do- 
v’ era giaciuto morto. Ma uscinne , legate 
le mani e’ piedi , e colla faccia coperta col 
sudario : il quale egli comandò agli Apo- 
stoli che ( 1 ) lo sciogliessono, e lasciasson- 
lo andare ; a dare ad intendere , che Dio 
è quegli , che colla sua infinita potenzia e 
smisurata virtù , Ja quale non ha nè ave- 
re puotc veruna crialura , risuscita dalla 
morte del peccato alla vita della grazia il 
peccatore , che giace morto , e sotterrato 
nel sepolcro del suo puzzolente e fastidioso 
cuore , ovvero nel sepolcro della indurata 
e ostinata usanza. E questo fa Iddio occul- 
tamente nel segreto del cuore, dando gra- 
zia di dolorosa contrizione. E questo è ri- 
suscitare Lazzaro dentro dal sepolcro; ma 
uscirne fuori ( 2 ) vivo, ma legalo, è, che, 
avvegnaché ’l peccatore sia giustificato e vi- 
vificato dentro appo Dio per la contrizione, 
rimane ancora legato ed obbligato al giu- 
dicio di fuori della Santa Chiesa. 11 quale 
legame (3) hae a sciogliere la mano Apo- 
stolica , cioè l’autorità de’ Prelati della San- 
ta Chiesa , che tengono il luogo degli Ap- 



(x) sciogliessono , e lasciassero. E. 

( 2 ) vivo e legaio. E . S. 

(3) a sciogliere è bisogno. E. M. 



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postoli : la quale egli usauo nel giudicio 
della confessione assolvendo i peccatori,! 
quali umilmente e (1) veracemente confes- 
sano i loro peccati , colla vertude delle 
commesse chiavi : e impongono loro certe 
opere di soddisfazione , secondo la loro 
discrezione , secondochè richiede la (2) con- 
dizione de’ peccati , e de’ peccatori confes- 
sati. E questo è Lazzaro essere sciolto per 
mano degli Appostoli, ed essere lasciato li- 
beramente andare , secondo il comanda- 
mento di Cristo , che disse agli Appostoli : 
Solvite e/irti , et s inite abire : Scioglietelo, 
e lasciatelo andare. La qual cosa detta al- 
lora corporalmente e (3) figuralmente, dis- 
se un’altra volta a quegli medesimi spiri- 
tualmente e veramente, dando loro (4) or- 
dinaria giurisdizione e podestà , quando 
disse : Quaecumque solveritis super terrarn, 
erunt solata et in coelis : Tutte quelle co- 
se che voi scioglierete sovra la terra , sa- 
ranno sciolte in cielo. Ma se caso venisse , 
che la persona veramente contrita non si 
potesse confessare , nò soddisfare , come 
»’ avea posto in cuore , quando Iddio le 



(1) veramente. E. 

(2) contrizion. E. 

(3) figuratamente. E. M. 

(4) ordinaria j ut Udizione. M. ordinata 
jurisdizione. E. S. 



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i 5 o 

diede la grazia della contrizione, o per(i) 
subitati a morte , o per non avere copia di 
confessore , o per alcuno altro legittimo 
impedimento; allora basterebbe sola la con- 
trizione a giustificare e a salvare la perso- 
na : la quale potrebbe essere (2) tanto, co- 
me detto è di sopra , che terrebbe via il 
peccato interamente quanto alla colpa e 
quanto alla pena , in tale guisa , che la 
persona ( 3 ) morendo in quello stato vole- 
rebbe a vita eterna sanza veruno impedi- 
mento : o se non fosse (4) tanto, che lutto 
togliesse , manderebbe 1 * anima al Purgato- 
rio a soddisfare quivi quello , che manco 
fosse alla sofficiente soddisfazione. Ciò si ( 5 ) 
dimostra per quello esemplo, eh’ è scritto 
di sopra (6) della peccatrice, (7) alla qua- 
le, anziché ricevesse la peqitenzia dal fra- 
te , per lo grande dolore di contrizione 
eh’ eli’ ebbe , le crepò il cuore. 

Ancora si legge scritto da Cesario , 
eh’ e' fu in Parigi uuo scolajo , il quale 
per gli scouci e gravi peccati eh’ avea , si 
vergognava di venire alla confessione , av- 



(1) subitanea. E. 

(2) tanta. E. M. 

( 3 ) la quale morrebbe. S. 

(4) tanta. E. M. S. 

( 5 ) mostra. E. M. 

(fi) di quella. E. M. 

(7) che innanzi. E, M, 



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i5i 

vegnachè grande dolore n’ avesse. Una fia- 
ta vincendo (i) il dolore la vergogna, s’an* 
dò a confessare al Priore del (2) Vloniste- 
ro di San Vittore. Posto a’ piè del prete > 
tanto dolore di contrizione fu ne! cuore , 
tanti sospiri nel petto, tanti singhiozzi nel- 
la gola, tante lagrime gli abbondarono ne- 
gli occhi, che la voce gli venne meno, ed 
in veruna maniera non potea formare ( 3 ) 
la parola , colla quale potesse i suoi pec- 
cati confessare. La qual cosa reggendo il 
confessore , disse eh’ egli andasse e scri- 
vesse tutti i peccati suoi. E ciò fatto , vo- 
lendo riprovare se colla sua bocca gli po- 
tesse, leggendo, confessare, similmeute co- 
me prima fu impedito. Onde il Priore dis- 
se: Dammi la scritta; la quale avuta, e 
leggendo i grandi disdicevoli peccati , non 
sappiendo da se medesimo che penitenza 
gli si dovesse ingiugnere , chiese la parola 
allo scolajo di potere ragionare coll’Abate 
suo , eh’ era uno litterato uomo ; e avuta- 
la , chiese consiglio all’Abate , e porsegli la 
scritta , dov' erano scritti tutti i peccati di 
quello peccatore contrito. La quale l’Abate 
aprendo , trovò la carta bianca sanza (4) 
veruna scritta. E disse al Priore, che deb- 



(1) il dolore del peccato. M. 

(2) Monasterio. È. 

( 3 ) le parole , colle quali. E. S. 

(4) nullo scritto . S. 




z52 

bo io leggere , conciossiacosaché in questa 
carta che tu tn’ hai data , non sia lettera 
scritta? Veggendola il Priore: Veramente, 
padre , diss’ egli , iu questa carta erano 
scritti tutti i peccati di quello scolajo , ed 
io gli lessi; ma per quello ch’io veggio, il 
misericordioso Iddio ha voluto mostrare la 
vertù della contrizione , e com' egli abbia 
avuta accetta quella di questo giovane ; e 
però gli abbia dimessi e perdonati tutti li 
suoi peccati. E ameudue, l’Abate e’I Prio- 
re , contarono quello eh’ era intervenuto 
allo scolajo; il quale, lieto del perdouo , 
ringraziò la divina misericordia. E che sia 
vero, (i) che sola la contrizione basti, do- 
ve la confessione e la soddisfazione avere 
non si possa ; tuttavia avendo il proponi- 
mento del confessare e del soddisfare , si 
dimostra per quella parola del Santo Pro- 
feta David , il quale disse nel Salmo : Di~ 
xi , conjìlebor adversum me injustitiam 
meam domino , et tu remisisti impietatem 
peccati mei. La quale parola sponendo Cas- 
siodoro, dice: Dixi , cioè a dire: appo me 
propuosi e diliberai : confitebor adversum 
me , di confessare contra me medesimo ; 
injustitias meas , le mie ingiustizie, cioè i 
mici peccati , eh’ io iojustamente feci , o 
vero li quali, facendo, mi feciono in j usto: 
Domino , a Dio ; che quello, che si con- 



( i ) che la contrizione. E. S. 



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i53 

fessa al prete, si confessa a Dio: ovvero a 
Dio, quando non si potesse avere copia di 
confessore. E seguita : Et tu remisisti im - 
pietatem peccati rnei : E tu , Signore Id- 
dio , perdonasti ia impietà del mio pecca- 
to. Grande pietade è quella di Dio , che 
per la sola promessa perdona i peccati , e 
riceve la volontà, come facesse l’opera. E 
Santo Agostino sponendo la (i) sopraddetta 

E rola , dice: Ancora non couiessa colla 
cca il peccato , ma promette di confes- 
sarlo , e Dio gli perdona ; imperocché il 
dire del cuore , è appo Dio , che vede il 
cuore, uno aperto confessare. Non è anco- 
ra la voce nella bocca , che 1 * uomo possa 
udire la confessione: e Dio l’ode dal pro- 
ponimento del cuore. E ciò pare che vo- 
lesse dire il Profeta , quando disse in per- 
sona di Dio : Qualunque ora il peccatore 
si convertirà e piagnerà , io non mi ri- 
corderò più di (2) veruno suo peccato. 
Vuol dire , che non se ne ricorderà a do- 
verlo punire , perocché gli ha già perdo- 
nato. E non disse in qualunque ora il pec- 
catore confesserà colla bocca , ma si con- 
vertirà col cuore, e piagnerà con dolore 
di contrizione ; a dare ad intendere , che 
eziandio , tacendo la bocca , si perdona la 
colpa per la contrizione , e per lo propo- 



(1) predetta. M. 

(2) niuno, E. M. S. 




i54 

nimento del cuore. Questo fu significato 
nel Santo Vnngelio di quegli (i) dieoe leb- 
brosi , i quali domandando da Gesù Cristo 
d' essere mondati : ed egli dicendo loro , 
che s’andassero a rappresentare e mostrare 
a’ sacerdoti , che teneauo (2) in figura il 
luogo de’ nostri preti : ed eglino andando, 
nella via , innanzichè giugnessouo a’ sacer- 
doti, si trovarono mondati e sanati. Perla 
qual cosa si dimostra , che iunanzichè ci 
rappresentiamo a’ preti, ed apriamo la boc- 
ca per la confessione, dimostrando loro la 
lebbra del peccato , per la contrizione, col 
proponimento di confessarsi , eh’ è essere 
ancora nella via, noi siamo mondati e cu- 
rati del peccalo, come detto è di sopra. 
Similmente il fatto di Lazzaro, che fu spo- 
sto di sopra , significa, che innanzi il pec- 
catore è risuscitato da Dio dalia morte del 
peccato alla vita della grazia nel segreto 
della coscienza (e ciò si fa nella contrizione del 
cuore ) che la mano Apostolica lo sciolga 
( che si fa nella assoluzione della confes- 
sione sagramentale colla bocca di fuori ) 
adoperando i ministri della Chiesa , che 
tengono il luogo degli Appostoli , la verta 
delle chiavi commesse. 



(1) dieci. E. M. 

(2) figura e luogo. E, S. 



t 



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DISTINZIONE QUINTA. 



Dove si tratta della seconda parte 
della penitenza , cioè della 
confessione. 



Secondo 1* ordine preso nel principio 
di questo trattato, seguita ora a dire delia 
seconda parte principale della penitenza , 
che è la confessione : dèlia quale si con- 
tiene diligentemente e ordinatamente scri- 
vere ; imperocché la principale intenzione 
di coloro, a cui stanzia l’autore imprese a 
fare questo libro, fu (i) per imprendere a 
sapersi bene confessare : la qual cosa co- 
munemente la gente sa mal fare, impediti 
o da ignoranza, o da negligenza, o da ver- 
gogna , o da certa malizia; che l’ ignoran- 
za non gli lascia sapere e cognoscere li 
peccati e le loro cagioni , e le loro spezie 
e differenze , nè le loro circustanze , nè 
discernere le loro gravezze; e però non gli 
sanno distintamente confessare. La negli- 
genza non gli lascia ripensare spesso li pec- 
cati, acciocché altri n* abbia dolore e pen- 



(i) principalmente a sapersi. S. 




i56 

timento : e acciocch’ altri gli tenga a men- 
te, per sapergli poi discretamente dire ed 
interamente: e fa indugiare la confessione, 
per paura di non avere a durare fatica 
nell’ opere della penitenza che s' impone 
nella confessione , e per temenza di non 
potere continuare e perseverare nel bene 
operare: e perchè (i) pare loro malagevo- 
le d’astenersi da’ diletti e dalle delizie 
della carne , i quali seguitano secondo le 
loro concupisceuze , e di rimanersi dell’ o- 
pere, le quali sono usati di fare , secondo 
il parere della propia prudenza, e secondo 
l’ appetito e ’l desiderio (2) della loro pro- 
pia volontà. La vergogna gli ritrae di non 
ardire di dire colla loro bocca i peccati (3) 
isdicevoli e abbominevoli e disonesti, per li 
quali pare loro meritare disonore, vitupe- 
rio e biasimo: e superbamente volendo es- 
sere tenuti buoni , e buoni parere , ma 
non volendo essere , per vergogna taccio- 
no quello , che viziosamente e sanza ver- 
gogna commisono, e potrebbono con frut- 
tuosa vergogna utilmente manifestare. La 
malizia gli tiene ostinati nella loro perver- 
sa volontà , e per 1’ affetto (4) vizioso e 
corrotto a mal volere e a mal fare, non 



(1) è pare. E. S. 

(2) della propria. E. M. 

(3) disdicevoli. M. 

(4) viziato. S. 




si dolgono , nè pentono (i) del male ave- 
re fatto : e non si pongono in cuore (a) 
del bene a operar per innanzi ; anzi se- 
condo il disordinamento de’ loro viziosi 
desiderj , appetiscono e desiderano d’avere 
opportunitade , e ’l destro ad adempiere le 
Joro male volontadi : e però non si con- 
ducono al rimedio della medicinale con- 
fessione. Acciò dunque che per ignoran- 
za non si scusino , la quale maggiormente 
gli accusa ; e la uegligenzia non gli occu- 
pi , ma studiosa sollieitudine gii sproni ; e 
la vergogna non gli ritragga per viltà d’a- 
nimo , ma sicura prontezza , con isperan- 
za di perdono , gli (d) spinga ; e la mali- 
zia ostinata indurandogli nel peccato , vi- 
ziosamente non gli (+) ritenga ; dirò con- 
seguentemente, parlando della confessione, 
tutto ciò che • Dio ne concederà , util- 
mente e fruttuosamente ammaestrando , e 
insegnando a coloro, che fedelmente e di- 
votamente leggeranno in questo libro , co- 
me debbiano , sappiano , possano , e vo- 
gliano bene confessarsi : Onde della con- 
fessione dirò principalmente sette cose. 
Prima , che cosa è confessione. Nel secon- 
do luogo , quaudo , e da cui fu ordinata 



( 1 ) d aver fatto il male. E. M. S. 

(2) di bene adoperare. E. M. 

( 3 ) sospinga - E. M. , 

(4) ritragga. S. 




i58 

la confessione. Nel terzo, quale è l’effetto, 
e 1' utilità sua. Nel quarto , chi , e quale 
de’ essere il confessore, che ode la confes- 
sione. Nel quinto luogo dirò , come si de’ 
disporre , e conaponere il peccatore , che 
■va a fare la confessione. Nel sesto , come 
si de’ fare la confessione, e quante cose si 
richeggiono , acciocché si faccia bene. Nel 
settimo luogo , di che si de* fare la con- 
fessione , cioè a dire di quali peccati si 
dee la persona confessare, (i) E queste set- 
te cose ordinatamente (a) vedute, - sarà 
sufficientemente dimostrato ciò, che della 
confessione dire si conviene. 



r>. 



(1) e in queste sette cose ordinata- 
mente e sufficientemente sarà. E. M. 

( 2 ) vedute, manca nel MS. Guadagni. 



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i5g 

CAPITOLO PRIMO. 



(x) Dove si dimostra che cosa 
è confessione. 



In prima si conviene dire , che cosa 
è confessione, della quale dice Santo Tom- 
maso , e allega Santo Agostino : Confessio 
est , per quam morbus Lalens , spe venule, 
aperit.ur : La confessione è un dire , per 
lo quale la infermità nascosta del peccato, 
con isperanza di perdono , si manifesta e 
apre. Ovvero secondochè dicono i maestri : 
Confessio est legitima Corani sacerdote pec- 
cati dec/aratio : La confessione è una legit- 
tima dichiaragione del peccato (2) davanti 
a) prete. E in sentenza dicono quello me- 
desimo , e comprendono tutto ciò , che si 
richiede a fare la buona e legittima con- 
fessione. Che come dice Santo Tommaso : 
L’ atto della confessione sustanzialmente si 
dimostra in ciò, che dicono, che è uuo 
manifestare e aprire colla parola quello 



(1) dove si dimostra da cui , e quan- 
do fu ordinata la confessione , e che più 
modi sono da confessare i peccati. E. M. 

(2) dinanzi. E. 



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i6o 

ch’era nascosto. Dove si dà ad intendere, 
che come gli altri sacramenti hanno spe- 
ziale e determinata materia , come il bat- 
tesimo l’ acqua, e la strema unzione l’olio; 
così la confessione , eh’ è parte del sacra- 
mento della penitenza , ha determinalo at- 
to, che è la parola e'1 dire , (i) col quale 
si manifesta il peccato. Onde iu colui , che 
puote dire per se medesimo , non basta 
eh’ egli si confessi per scriUqra , nè per 
cenni , nè per interpetre ; ma basterebbe 
a colui che fosse mutolo, e che non avesse 
linguaggio , o fosse per alcuno modo im- 
pedito , che non potesse per se medesimo 
colla propria lingua manifestare i suoi pec- 
cati. Or che diremo di coloro , che non 
dicono (a) il peccato loro per loro mede- 
simi , ma (3) domandomi al confessore, 
che gli domandi : e rispondono si , e no ? 
Rispondesi per li savj , che migliore e più 
legittima confessione sarebbe , eh* altri di- 
cesse li peccati suoi egli stesso sanza esse- 
re domandato ; tuttavia , se la contrizione 
e 1* altre cose che si richieggono alla 
confessione , come si dirà per innanzi , ci 
sono , basta di rispondere a quelle cose 
che ’l confessore domanda il peccatore : se 
non fosse già sì disposto colui che si con- 



(i) colla quale. E. 

(*) il peccato suo per se medesimo. S. 
(o) addomandemo. E. 



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i6i 

fessa , che anzi , ch’egli si conducesse a di- 
re il peccato egli stesso , Jascerebbe (i) la 
confessione ; oude iti tal caso non varreb- 
be solamente rispondere e 1’ essere doman- 
dato. (2) Ora di che, e come il confessore 
debba domandare, diremo uel luogo suo 
più oltre, dove meglio ci ( 3 ) cadrà in ta- 
glio. E che 1 uomo debbia dire il peccato 
suo egli stesso, Iddio il dice per Isaia Pro- 
feta : Die tu iniquitates tuas , ut justifìce- 
ris : Di’ tu le tue (4) iniquità , e’ tuoi pec- 
cati , acciocché tu sii juslilìcato. Non dice 
dicale il confessore o altri per te , se non 
se in caso , dove tu non potessi o non sa- 
pessi , come interviene a molte persone che 
o per vergogna o per temenza , come in- 
terviene spezialmente alle donne » (0) per- 
douosi , vengonosi meno , che smemorano 
e dimenticano i peccati , che in prima a- 
▼eauo (6) pensati di dire. Nel quale caso è 
di bisogao , che ’l confessore assicuri il pec- 
catore, e ajutilo, recandogli a mente i pec- 
cati ,ne’ quali crede eh’ egli debbia avere (7) 



( 1 ) la confessione , la qual cosa pro- 
cede da superbia. Onde. S. 

(2) Ora dice come il confessore M. 

( 3 ) darà il taglio. S. 

(4) peccata e iniquiiadi. S. 

( 5 ) perdonsi , e vengonsi meno. E. M s 

(6) pensato. E • M. S. 

(7) offeso Iddio. M. 

Passavanti. V ol. /« 



XI 



lf)2 

offeso , avendo tuttavia discrezione nel do- 
mandare ; come s’ ammaesterrà il con- 
fessore e di ciò , e dell' altre cose eli’ e- 
gli debbe osservare , nel luogo suo. An- 
che couliene la predetta di finizione , da- 
ta da Santo Agostino , della confessione, 
quello di che si de’ fare la confessione , in 
ciò che dice : Morbus latens : La infermi- 
tà (t) nascosta , cioè il peccato , che si 
chiama infermitade dell’ anima , della qua- 
le chiedeva d’ esser sanato Santo David Pro- 
feta , quando dicea : Misererà mei , Domi- 
ne , quoniam mfinnus surn : sana me , Do- - 
mine'. Signore Iddio, abbi misericordia di 
me; pemech’io sono infermo; sanami tu. 
E dice che la infermitade è ( 2 ) nascosta, 
che avvegnadiochè alcuna volta I’ opera 
de! peccato sia palese, la volontade rea , 
che è radice e cagione del peccato , è oc- 
culta. G però, quantunque il peccato sia 

{ >alese , eziandio al prete confessore si vuo- 
c confessare io concessione (3) segretamen- 
te , come a giudice , e per la mala volon- 
tà, eh’ è celata , e perch’egli sa il peccato, 
eh’ e palese come uomo , ( 4 ) ed e’ convie- 
ne che gli si dica , come (5) Vicario di 
Dio , e giudice posto sovra i peccatori. E 



( 1 ) nascosa. E. M. 

( 2 ) nascosa. E. M. 

(3) ^ grnui. E. M. 

(-t) e conviene. E. M. s. 
(5) a Sicario. E. S. 



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! ' i63 

però dicea la seconda diffinizione posta di 
sopra : Coram Sacerdòte : che si de’ far» 
al prete ; perocché a’ preti , quando s’ or- 
dinano , si dà la podestà e balia d’ udire le 
confessioni de’ peccati , e dà prosciogliere 
dalla colpa , e di legare a certa peua , nei 
modo che si dirà più specificatamente più 
innanzi. Onde conviene che la confessio- 
ne sia legittima , cioè fatta con legge e 
con ordine; che non ogni prete punte as- 
solvere ogni peccatore , nè da ogni pecca- 
to ; ma quanto, e come, e cui concede la 
Santa Chiesa , siccome diremo ordinata- 
mente nel processo del trattalo. Conlene- 
vasi ancora nella definizione data , la ca- 
gione e T effetto della confessione , in ciò 
che dicea: Curri spe veniae: che dee avere 
1 ’ uomo che si confessa , speranza di per- 
dono; che sanza la speranza , che dee muo- 
vere il percatore a confessarsi , non s’avreb- 
be il perdono , che è 1 ’ effetto e ’l frutto 
della confessione. Or come il prete perdo- 
ni il peccato , e quanto si stenda la virtù 
delle commesse chiavi, altrove il diremo. 
Qui basti quello , (<) che tocca qui leg- 
giermente ; per dare ad intendere , che 
cosa è confessione , (2) spognendo la sua 
definizione , che è la prima cosa , che pro- 
ponemmo di dire della confessione. 



(1) che è tocco. E. M. S. 

(2) sponendo. E. M. 




*64 

CAPITOLO SECONDO. 



Qve si dimostra da cui e quando fu or- 
dinata La confessione ; e che più mo- 
di sono di confessare ( 1 ) il peccato. 

La seconda cosa che si dee dire del- 
la confessione si è , da cui e quando fa 
ordinata. Dove si dee sapere, che iu quat- 
tro modi puote il peccatore confessare il 
peccato suo. L’ uno modo si è confessarlo 
nel suo cuore a Dio , e rendersi in colpa 
d' averlo offeso , e chiedergli perdonanza e 
mercè , siccome dice il Profeta Isaia : Re - 
cogitabo tibì omnes annos meos in amari- 
tudine animaé meae : Io ripenserò (z) da- 
vanti da te tutti gli anni miei in amaritu- 
dine dell’ anima mia. E Santo David : Tibi 
dixit cor meum : X te. Iddio, disse il cuor 
mio. E più espressamente altrove (3) è spo- 
sto : Dixi confitebor qdversum me injusti - 
tiam meam Domino : lo confesserò a Dio 
contro a me la injustizia del mio peccato. 
E questa confessione « e fo sempre di 



(c) i peccati. E. 

(z) dinanzi a te. E. M. 

(3) sposto di sopra. E. M, 



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i6$ 

necessità : e san 7a essa non si puote avere 
salute; che la legge, e la ragione naturale 
lo comanda. Onde eziandio nel tempo del- 
la legge della natura , che fu (t) anzi che 
si desse la legge scritta a Moisè , era biso- 
gno di fare questa cotale confessione men- 
tale a Dio, riconoscendo il proprio pecca- 
to , e dolendosene , come ora è anche bi- 
sogno , e fassi nella contrizione. E eh’ ella 
fosse di necessità al tempo della legge 
della natura , si dimostra in ciò , che A- 
damo e Caino , i quali non erado (z) 
subjelti ad altra legge, sono ripresi, che 
non confessaro il peccato loro. 11 secondo 
modo che si confessa il peccato , si è iit 
giudicio , quando la persona accusata d’ al- 
cuno escesso^ o per altro modo judiciale , 
secondo I’ órdine della ragione , è presen- 
tata dinanzi a legittimo giudice ; e da lui 
domandata ed esaminata , dee confessare la 
verità , non ostante la paura di qualunque 
pena o danno; altrimenti mentendo al giu- 
dice, il peccato commesso negando o scu- 
sando, pecca mortalmente, se non fosse 
già il peccato sì occulto , ch’ai giudice non 
s' appartenesse di cercarlo. Il terzo modo 
di confessare il peccato , fu quello che si 
tenea nella legge autica di Moisè ; dovè 



(1) innanzi . E. M. 

( 2 ) soggetti. E. M. 




i66 

non bastava quello riconoscimento (i) men- 
tale appo Dio, come nella legge della na^ 
tura si facea ; ma era di bisogno per co- 
mandamento di Dio, che per alcuno segno 
di fuori si protestasse il peccalo , cioè si 
desse ad intendere , che l’uomo era pecca- 
tore; come si facea per lo sagrifjcio e per 
1' offerta dell’ ostia per lo peccato , eh’ era 
uno determinato sagrilicio per la legge, che 
si dovea fare per colui eli’ avea peccato ; 
e facevasi alcuna volta per tutto il popolo , 
alcuna volta per le singulari persone ; ( 2 ) 
donde si dava ad intendere eziandio a’ Sa- 
cerdoti , che riceveano 1* offerta e faceano 
il sagrificio, che coloro, che ’1 faceano fa- 
re , e che recavano (3) il sacrificio , erano 
in peccato. E di ciò si poteano avvedere 
non solamente i ministri del Tempio, ma 
tutti coloro, che sapeano , o per udita o 
per veduta , che tale sacrificio si facea per 
le tali persone ; non convenendo però, che 
dislinl amente si confessassero i peccati , nè 
le loro oircustanzie , come couviene si fac- 
cia oggi nella nuova legge di Gesù Cristo. 
Onde il quarto modo , che ’1 peccato si 
confessa, del quale principalmente dovemo 
parlare , è quaudo il peccatore , rieoguo- 
scendo il suo peccato, si sottomette al mi- 



( 1 ) mentale, del peccato, E. AI. 

( 2 ) onde. E, M. 

(3) r offerta. E. M. S. 



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167 

nistro della Chiesa, cioè al prete, il quale 
ha a dispensare il Sacramento della peni- 
tenza , per la quale si dà la rimissioue de’ 
peccati in virtù della passione di Cristo, (1) 
donde tutti i Sacramenti traggono 1 ’ effica- 
cia. E ciò fa il peccatore , umiliandosi (2) 
a’ piè del prete , e confessando vergognosa- 
mente e interamente il suo peccalo. ì’er la 
quale confessione , segretamente e sagra- 
mentalmente fatta , il prete , come giudi- 
ce , conosce e discerne tutti i peccati , i 
quali si debbono tutti distintamente dire , 
acciocché ’1 prete gli sappia giudicare 5 e 
imponendo la pena ( satisfaltoria , pro- 
sciogliere possa il peccatore , confessato le 
sue offese cou la sua propria bocca. Que- 
sto modo di confessare non fu bisoguo 
d’ osservare nel tempo della legge della na- 
tura , nè nel tempo delle |legye scritta di 
Moisè ; avvegnaché quelli modi che si os- 
servavano, fossono figura e significazione di 
questa confessione , che si fa ora nel tem- 
po della grazia , come di cosa più perfet- 
ta , la quale ordinò Gesù Cristo Salvatore* 
come gli altri Sacramenti , che sono rime- 
dj e medicine contra alla infermità del 
peccato. E questo pare eh’ egli facesse * 
quando disse agli Appostoli : Ancipite Spi - 



( 1 ) onde. E. 

( 2 ) al piè . S. 

( 3 ) sodisf attoria. E. M. 



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i69 

ritum Sanctum , quorum remiseritis pecca- 
ta , remittuntur eis : Prendete lo Spirito 
Santo , per la cui virtù i peccati di colo- 
ro , a’ quali perdonerete , saranno perdona- 
ti. Simigliantemente , quando diede le chia- 
vi a San Piero, dicendo: l'ibi dabo clave» 
Regni Coelorum : et quodcumque ligoveris 
super terram , erit ìigatum et in Coe/is : 
et quodcumque solveris super terram , erit 
solutum et in Coelis : Io ti darò le chiavi 
del reame di (i) Cielo, le qual^ significano 
1 ’ Ecclesiastica podestà e (2) giurisdizione , 
per le quali ( 3 ) ciocché tu legherai iu 
terrà , sarà legato in Cielo e (4) ciocché 
tu scioglierai in terra , sarà sciolto in Cie- 
lo ; (5) ciò sarà approvato , non errando le 
commesse chiavi. Poiché Gesù Cristo fu, sa- 
lilo in Cielo , ed ebbe mandato lo Spirito 
Sapto , che confermò gli Appostoli in gra- 
zia , e raffermò ogni balia e podestà che 
Cristo aveva loro data , acciocché fpssono 
legittimi promulgatoci (6) della legge di 
Cristo , eglino diedono il comandamento 



(1) del Cielo. E. S. 

(2) giuridizione. E. 

(.1) chiunque tu. M. 

(4) chiunque tu. M. 

( 5 ) cioè. E 

(6) promulgatoci , e manifestatoci del- 
la legge di Cristo . E. S. predicatori della 
legge sua. M. 



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1 % 

della confessione , e fecionlo osservare nel- 
la primitiva Chiesa : e indi è derivato e (0 
avvenuto alla Santa Chiesa di Roma , 1» 
quale comanda , che ogni fedele Cristiano 
sacramentalmente si confessi , se vnole es- 
ser salvo, come ordinaro gli Appostoli : .e 
fecionlo pubblicare per Messer Santo Jaco- . 
po, il quale dice nella pistola Sua : Confitenti* 
ni alterulrum peccata vestra , et orate prò 
invicem , ut salvemini : Confessatevi insie- 
me i peccati vostri , e orate 1* uno per 
1’ altro , acciocché siate salvi. Dove si di- 
mostra , che la confessione è di necessità 
a salute, o in atto, cioè, che l’uomo si 
confessi di fatto , o in voto , cioè in pro- 
ponimento , s' egli avrà l’opportunitade (2) 
e ’l destro di potersi confessare. Onde 'dice 
Santo Amhruogio : Non puote veruno es- 
sere justificato , se prima non confessa li 
suoi peccati. Poi la Santa Chiesa , e’ Conci- 
lii generali de’ Santi Padri e Pastori (3) 
de’ fedeli , (4) dotti e ammaestrati dallo 
Spirilo Santo, che governa e regge la San- 
ta Chiesa , e non (5) lascia errare in quel- 
le cose , che sono della sustanzia della fe- 

( ) venuto. E. M. S. 

( 2 ) o la prosperità. E. 

(3) e de' Jedeli dotti ed ammaestrati . 

E. e de' fedeli dottori , ammaestrati. S. 

( 4 ) Dottori. M. 

(5) la Lascia. S. 



Digiti 




170 

de ; ordinarono , come la confessione si do- 
vesse fare , e del tempo , del modo , e del 
ministro , facendone legge e statuto del 
doversi confessare almeno una volta 1* an- 
no : il qual trapassando , si pecca mortal- 
mente ; perocché il comandamento della 
Chiesa obbliga , come il comandamento di 
Dio, il quale disse a 1 Pastori di Santa Chie- 
sa : Qui vos audit , me audit : et qui vos 
spernit me spernit : Chi ode voi , ode me: 
e chi spregia voi , spregia me. E’ un altro 
modo di confessare i peccati sanza quegli , 
che sono detti di sopra , cioè per la con- 
fessione generale, che fa il prete , quando 
entra a messa, e il predicatore, quando (i) 
ha fatta la predica : la quale quanto va- 
glia , e quali peccati per quella si perdo- 
nino, si dirà più innanzi nel luogo suo. 



(i ) fa la confessione fatta . E. M. 



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* 7 * 

CAPITOLO TERZO. 



Ove si dimostra quale è V utilità , e 
V effetto della confessione. 

La terza cosa che seguita a dire della 
confessione si è, quale è 1’ utililade e 
1’ effetto suo , della quale dice Santo Am* 
bruogio : Confessio a morte animam libe- 
rati confessio uperit Parad/suvi : confessio 
spem salul is tribuìt ; quia non meretur ju- * 

stifcari , qui (t) in vita, sua peccata non 
vult confiteli : La confessione libera 1’ ani- 
ma dalla morte: la confessione apre il Pa- 
radiso: la confessione dà speranza di salu- , 
te: e non merita d’essere justiGcaio colui , 
che nella vita sua non vuole confessare i 
peccali. Mostra Santo Ambruogio in queste 
parole , che tre sono gli effetti della con- 
fessione. Il primo si è , eh’ ella libera 1' a- 
nima della morte , e iulendesi della morte 
del peccato. E come questo faccia la con- 
fessione , dice Santo Tommaso, che la pe- 
nitenza, inquanto è Sacramento speziale, 
ha sua perfezione nella confessione : impe- 
rocché nella confessione l’ uomo si sotto- 
mette a’ ministri della Chiesa, i quali sono 



(t) iuiusla. M. 



I 



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172 

dispensatori de’ Sacramenti. Anche la con- 
trizione conviene eh’ abbia in voto , cioè 
in propouimento , la confessione ; altrimen- 
ti non varrebbe. La satisfazione simiglian- 
temente si tassa ed impone nel giudicio 
del prete , a cui si fa la confessione ; sic- 
ché la penitenzia , quanto a tutte le sue 
parti, nella confessione riceve compimento 
e perfezione. Ora’ nel Sacramento della pe- 
nitenza s’ infonde da Dio la grazia nell’ ani- 
ma , per la quale si dà remissione de’ pec- 
cati , ebe tenevano 1’ anima morta : e per 
la grazia, ischiusa la morte, si reude all’ani- 
ma vita. Onde seguita , che per la confes- 
sione , colla assolùzìone aggiunta , debita- 
mente fatta , si toglie la morte dell’ anima , 
e rendelesi la vita* Potrebbe altri qui du- 
bitare ; conciossiacosa , com' è deito di so- 
pra , che nella contrizione si tolga via la 
colpa e la morte del peccalo, e rendasi la 
vita della grazia , come si dimostra in figu- 
ra di Lazzaro risuscitato, inuanziebè uscis- 
se del sepolcro , e che fosse sciolto dagli 
Appostoli; come si dice ora , che nella con- 
fessione si renda la vita ali’ anima , e tol- 
gasi la morie? se in prima è renduta la 
vita della grazia nella contrizione, come si 
rende poi nella confessione ? Rispoudesi , 
che acciocché la grazia, per la quale si 
toglie il peccato , si dea nella contrizione/ 
conviene che vi sia la confessione o in 
atto, o alméno in voto, cioè in proponi- 
mento, altrimenti la contrizione nou sureb- 



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be valevole o soffiriente ad avere la grazia. 
E però è vero a dire , che per la confes- 
sione è liberata 1* anima dalla merle, e (i) 
ristituita a vita di grazia. -Ancora se la con- 
trizione non fosse stata sofficiente innanzi la 
confessione, ueIJa confessione si' concede spes- 
se volte grazia d’avere sofficiente contrizione. 
Ma ponendo il caso, che l'uomo abbia suffi- 
ciente conti izione , con proponimento di 
confessarsi ; certa cosa è , che innanziehè si 
confessi egli è liberato dalla morte del pec- 
cato , ed è gli renduta vita di grazia : poi 
così giustificato per la grazia , confessasi ; 
che effetto è quello di tale confessione ? 
Risponde Santo Tommaso : Che per tale 
confessione la grazia , prima avuta nella 
contrizione, cresce nell' anima, per l’ubbi- 
dienza della Santa Chiesa, per l’ umiltà, e 
per la virtù delle chiavi, che adopera il 
ministro della Chiesa, cioè il prete, nell’as- 
soluzione; come si darebbe (2) ia remissio- 
ne de’ peccati, se iu prima nella difeUposa 
contrizione non fosse stata data , avendo 
nell* atto della confessione , o dopo la con- 
fessione , sofficiente dolore di contrizione. 
Non solamente della morte del peccato li- 
bera l’anima la virtù della confessione, 
ma eziandio della morte corporale. 



(1) restituita. E. M. 

(2) C assoluzione. E. M. 



4 



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Lesesi scritto (i) da Cesario , che nel 
reame di Francia , nella città d’Arazzo fu 
uqo giovane , (2) il quale era povei'o che- 
rico, e per povertà facea spense volte delle 
cose cattive e sconce. Una volta se n’andò 
ad mio orafo suo eoguoseenle, e disse che 
volea dare guadagno più tosto a lui , che 
a niuuo altro; e che a casa sua era venu- 
to uno ricco mercatante , che volea com- 
perare vasellame in grande quantità d’oro 
e d’argento: che dovesse veuire con Ini, 
e portare della detta mercatanzia. L’orafo, 
per desiderio di guadagnare, tolti molti va- 
selli , disse alla famiglia sua , eh' egli an- 
dava con quella mercatanzia a casa del ta- 
le cherico : e cosi /indù. Grugnendo egli 
alla casa , (I) ricevuto solo dentro dall' u- 
scio , il cherico l’ ammazzò. (4) E ricevuto 
il va-ellame , ( 5 ) ripoguendo , chiamata 
una sua scrocchia, che 1’ aju lasse , (6) ta- 
gliato a pezzi , e ismcmhrato il corpo del- 
l'orafo ammazzato, il giltaro giù per lo 



(1) da San Cesario. E. M. 

(*) che era. E. M. 

(vi) ricevuto dentro. E. M. 

(4) e tutto il vasellame riponen- 
do. S. 

( ) e riposto , chiamò una sua siroc- 
ehia. E. 

(b) e tagliato. E. M. 



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jy5 

necessario. La famiglia dell’ orafo , clic (i) 
sapea dov' era ito , tardando il ritorno , 
venoono alla casa del cherieo , domandan- 
do dell’orafo. 11 cherico negando, che non 
v’ era stato , preso il sospetto la famiglia 
dell’ orafo , ekbono ricorso alla Signoria : 
la quale ( 2 ) veueudo alla casa del cherico, 
e (3) prendendo lui e la scrocchia , Don 
potendo negare il malelìcio commesso , tra 
per l’omicidio, e per lo furto, furo amen- 
due sentenziati al fuoco. Allora disse la sc- 
rocchia : Fratei mio, questo ho io, per te; 
ma da che noi non possiamo scampare del- 
la morte del corpo , almeno c’ ingeguamo 
di scampare quella dell’anima: confessianci 
de’ peccati nostri , e Iddio avrà misericor- 
dia di noi. Il cherico qon volendosi con- 
fessare, e rimanendo ostinato, la scrocchia 
confessò i peccati suoi con molta contri- 
zione. Ed essendo messi nel fuoco , e le- 
gati l’uno e l’altro ad uno medesimo pa- 
lo, il cherico disperalo, imraantanente fu 
divampato ed arso. La donna , arsi sola- 
mente ì legami , di che era al palo legata, 
sana e salva uscì del fuoco: alla quale. 



( 1 ) sapevano colà dov era ito , penane 
da a tornare , vennero alla casa de! che- 
rico domandando di lui , cioè dell' ora- 
fo. E. M. 

( 2 ) mandando. E. 

(3) pigliando. E. AI. . 



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xjG 

per riverenzia del miracolo, fu donala la 
vita , la quale da indi innanzi santamen- 
te (i) condusse. Il secondo effetto della 
confessione si è, ch’ella apre il Paradiso: 
e come questo faccia, dice Santo Torarna- 
60 , che avvegnaché ’l Paradiso s’ aprisse 
per la virtù della passione di Cristo, onde 
al Ladro della Croce fu detto da Cristo : 
Oggi sarai meco in Paradiso; e così gli fue 
attenuto: e Santo Giovanni Evangelista, 
come dice nell’Apocalissi , vide 1’ uscio a- 
perto in Cielo ; tuttavia si chiude per lo 
peccato originale, e per lo peccato attuale 
e mortale ; ora, a riaprirlo s’ adopera la 
virtù della passione di Cristo , che iu pri- 
ma I’ aprì. E questa virtù è posta ne’ Sa- 
cramenti, che hanno tutta loro efficacia da 
unni medesima passione : in cui vertù il 
Battesimo è detto aprire la fiotta di Para- 
diso , contra il peccato originale e contra 
l’attuale, chi l'avesse. La penitenza l’apre 
contro all’ attuale peccato"; onde concios- 
siacosaché la confessione , coll’ assoluzione 
aggiunta, come detto è di sopra, conten- 
ga spezialmente la virtù della peniteuza , 
per la quale si toglie il peccato attuale, 
che chiude all’uomo il Paradiso, seguita, 
che la confessione apre la porta del Para- 
diso. 11 terzo effetto della confessione si è, 
che dà spcian/a di salute e di remissione 



( i ) condusse la vita sua. E. M. 



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xn l 

de’ peccati. E come questo sia , dice S.<uto 
Tommaso , che ccyicio-siaeosacbè tutta la 
speranza della salute uostra e delia re- 
missione de’ peccati sia da Cristo e per 
Cristo; e l’uomo per la confessioue si (i) 
sonamene alle chiavi della Chiesa, le quali 
hanno virtude ed efficacia dalla passione di 
Cristo; però è vero, che la< eoulessione dà 
speranza di salute, non solamente tu quan- 
to è atto meritorio , ma iu quanto e Sa- 
cramento, o uua delle parti della peniten- 
za, che e Sacramento. E come la confes- 
sione abbia questa virtù di perdonare i 
peccati , e d’ aprire il cielo , . se ne scrive 
uno esemplo tra gli altri. 

Contano le leggende, che fu una don- 
na , la quale confessandosi spesso , urto 
peccato solo , quando per vergogna e 
quaudo per dimenticanza , lasciava : e po- 
nendosi in cuore di confessarlo quando che 
sia , e pure indugiandolo, infermò à mor- 
te; e confessandosi degli altri peccati, pur 
quello non confessò, e così si morì. Ed es- 
sendo ancora il corpo suo nella Chiesa , 
facendosi 1’ officio , 1 anima ritornò al cor- 
po ; e aprendo gli occhi fece cenno ad 
uno de' preti eh’ erano intorno al corpo ; 
ed appressandosi il prete al cataletto , dis- 
se, che si volea confessare. E ( 2 ) veggente 



(1) sottomette. E. M. S. 

(2 ) veggendo. E. M. 
Passavanti. Val. /. 12 




178 

la gente eh' era nella Chiesa , cherici e 
laici , i quali con tremore e con istupo- 
re maravigliandosi aspettavano ( 1 ) il fi- 
ne, la donna si confessò, e disse ai prete: 

10 veramente morì’ , e fu’ messa in una 
scura e dura pregione , e fumtni detto , 
eh’ io non avessi mai speranza di salute , 
nè d’ andare al cielo ; perocch’ io non ave- 
va fatto intera confessione de' miei peccati. 
Ma Santo Francesco, dei quale io era stata 
devota nella vita mia , pregando per me , 
e dicendo, che il- lasciare di quello pecca- 
to solo, più tosto era stalo per semplicità 
che per malizia, gli fu conceduto per gra- 
zia, che io tornassi al corpo e confessassi 

11 peccato lasciato ; il quale, io ora confesso 
a Dio ed a te , ( 2 ) padre: e fatta l’asso- 
luzione, l’anima si partirà dal corpo con 
isperanza di salute , e d’ andare tosto (3) 
a Paradiso, andrà al purgaloro. E così in- 
tervenne ; che fatta 1' assoluzione dal pre- 
te, e detto Amen , punse la donna il ca- 
po giù , e mori : e proseguitaro 1’ officio , 
e ’1 corpo misono nella sepoltura , e 1’ ani- 
ma andò a salvamento. Oltre a’ tre effetti 
della confessione posti da Santo Ambruo- 
gio e sposti da Santo Tommaso , dice San- 



( 1 ) il fine di questa cosa. E. M. 

( 2 ) prete. E. M. 

(3) in Paradiso ovvero al Purgato- 
rio. E. M, 



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to Tommaso , che la confessione ha un al- 
tro principale effetto , il quale è , eh' ella 
ha a liberare (i) T uomo della pena ( 2 ) 
dovuta per lo peccato , o diminuirla : ed 
intendesi della confessione insieme coli' as- 
soluzione: e questo fa in due modi. L'uno 
SÌ è in quanto la confessione non fatta an- 
cora in atto , ma pure avuta in volo, cioè 
in proponimento, da colui eh’ è contrito , 
come toglie via la macola della colpa, così 
toglie il reato, cioè 1’ obbbgagioue (3) alla 
pena eterna, alla quale 1' u"ino era obbli- 
gato per la colpa mortale ; ma rimane an- 
cora obbligato a pena temporale: la quale. 
Come medicina purgativa, si dee sostenere 
nel purgatorio. Ma imperocché quella pena 
del purgatorio non è proporzionala alla 
fur7.a dell’ uomo che vive in questa vita ; 
cioè a dire , che 1’ uomo in questa vita 
non potrebbe sostenere tanta pena, quan- 
t'è quella del purgatorio, la quale, secon- 
docbè dice Santo Agostino , avanza i gni 
pena , che iu questa vita si potesse soste- 
nere ; ha trovato la divina misericordia 
modo, che per virtù delle cbiavi di Santa 
Chiesa, il ministro, cioè il prete, ebe u’è 
chiavajo, quella pena si mitiga, e tempe- 
rala , e falla si proporzionata al podere 



( 1 ) l" anima. E. M. 

( 2 ) che dee sostenere. E. M. 

(3) della pena eternale. E. S. 




i8o 

dell’ uomo , che vivendo in questa vita si 
puote purgare e soddisfare per tutta quella 
pena che dovea nel purgatorio patire, fa- 
cendo. e sostenendo quelle opere penose , 
che ’l prete nella conlessione assolvendolo 
gl’ impone. L* altro modo , che la confes- 
sione diminuisce e scema la pena , si è 
per la erubescenzia , cioè per la vergogna 
che s’ ha nella confessione, del propio pec- 
cato : la quale è penosa, e spe/.iaimeute a 
molte persone vergognose, (i) che anzi 
vorvebbono sostenere ( 2 ) qualunque altra 
pena , che quella della vergogna. Quella 
adunque vergogna penosa , v vergognosa 
pena, è in luogo di soddisfazione, come 
T altre opere penose della penitenza. E pe- 
rò dicono i Santi, che è utile il confessare 
più volte, ed a più confessori il peccatp ; 
perchè avendone tuttavia - nuova vergogna 
e nuova pena, si scema la pena debita. E 
tanta potrebbe essere la peua del dolore 
della contrizione , e la pena della vergo- 
gna , la quale 1’ uomo volontariamente so- 
sterrebbe ( per amore di giustizia e di cari- 
tade , che non rimarrebbe a sostenere pe- 
na veruna nel purgatorio per li peccati. 
Ed a dare ad intendere ciò , Iddio il di- 
mostra alcuna fiata per alcuni esempli sen- 



( 1 ) che innanzi. E. S. 

(2) quantunque altra pena grande. E. 



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sibili , come la confessione toglie e scema 
la pena. 

Leggesi scritto da Cesario , che nella 
città <r \razzo in Francia, certi eretici fu- 
rono presi dallo Inquisitore , i quali per 
paura della morte negavano la loro resia. 
Ma essendo (.) molto sospetti d’errore, 
furono esaminati per lo giudicio del ferro 
caldo, come era ( 2 ) nel paese costuma. E 
imperocch’ egli erano perfidi paterini , il 
ferro ardente arse loro tutte le mani , per 
la qual cosa furono tutti sentenziati al fuo- 
co. Uno giovane di loro , il quale era di 
gentile sangue, fu indotto da uno cherico, 
che dovesse lasciare la resia : e risponden- 
do edi, che conoscea bene d’avere errato, 
ma che troppo era tardi a tornare a peni- 
tenza ; disse il cherico , che la vera peni- 
tenza uon era mai tardi. Chiamato aduo- 

? [ue il prete, il giovane si cominciò a con- 
essare: e come cominciò a dire li peccati, 
e 1* arsione cominciò a scemare ; e secou- 
dochè procedeva nella confessione, così a 
poco a poco il dolore, e’1 (3) colore nero 
del fuoco se n’andava. Compiuta la coufes- 
sione , e ricevuta 1’ assoluzione , il dolore 



(r) di molti sospetti. E. S. 

( 2 ) nel paese costumato. E. S. costu- 
me nel paese. M. 

(3) colore del fuoco. M. S. 




182 

tutto, e I’(i) arsura, e ogni segnale di 
fuoco si partì delle mani , come se mai 
non avesse (2) tocco fuoco. Presentato al 
giudice, «love gli altri lutti furono man- 
dati al fuoco , egli come fedele Cristiano 
fu diliberato. Or come sia utile a confes- 
sare più volte il peccalo , e che modo se 
ne dee tenere , se egli è di necessitade in 
alcuno caso di riconfessare uno medesimo 
peccato più_ volte , si dirà più innanzi nel 
luogo suo. E un altro effetto della confes- 
sione , che il peccato manifestato in con- 
fessione si cuopre e nasconde , e dimen- 
ticasi in prima ( 3 ) da Dio , in quanto Id- 
dio non lo vede , e non se ne ricorda a 
punirlo. Onde Iddio dice per lo Profeta : 
Se '1 peccatore si convertirà , e lascerà li 
peccati , io non mi ricorderò di tutti li 
suoi peccati. E a questo medesimo intendi- 
mento parlava il Salmista, quando diceva: 
Beati , quorum remissae sunt iniquitates , 
et quorum tecta sunt peccata : Beati sono 
coloro , le cui iuiquitadi sono (4) rimesse, 
e’ loro peccati sono coperti e nascosti. Na- 
scondonsi ancora dal diavolo i peccati con- 



(1) arsione. E. 

(2) toccato. E. 

( 3 ) da Dio. E dicesi il peccato na- 
scosto , e dimenticato da Dio in quanto 
Iddio. E. 

(4) rimesse , e perdonate. E. M. 



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*85 

fessali , de’ quali non ^uote l’ uomo poi 
accusare; che come (i) si pruova per molti 
esempli, il diavolo mostra di scrivere i pec- 
cati dell’ uomo , in quanto gli vede quan- 
do si fanno : (2) e tiegli a mente » e reca* 
gli a mente all’ uomo nella ora della mor- 
te davanti al giudicio di Dio ; la qual co- 
sa non ,può fare de’ peccati confessati , i 
quali li si nascondono , e dimenticagli. Di 
ciò si truova uno esemplo tra gli altri. 

Leggesi nella leggenda di Santo Co- 
stanzo Arcivescovo di Conturbia , che di- 
cendo egli la messa, uno monaco giovane, 
il quale in quella messa avea cantato il 
Vangelio , forse con peccato mortale fu 
invasato dal diavolo ; e tra l'altre cose che 
dicea , si era , eh’ elli manifestava , palese- 
mente rimproverando altrui , i peccati , 
quantunque celatamente commessi, se. non 
erano confessati. Onde molti temendo la 
vergogna, si confessavano, innanzichè gli ( 3 ) 
venissero davanti : e alquanti , eh* avevano 
ricevuto vergogna da lui , non confessati , 
s’ andavano poi a confessare. Oh graude 
virtù della confessione! a coloro, eh’ erano 
confessati in prima , non diceva niente : 
coloro, i quali egli avea prima Svergogna- 
ti , non essendo confessati , tornando dopo 



(1) si trova. E. S. 

(2) tienili. E. M. 

( 3 ) apparissono innanzi. E. M. S. 




la confessione * non gli riconoscea ; anzi 
dicea : a costoro non dico io altro , che 

J irode ed onore. E (r) desi intendere quel- 
o,,ch’ è detto della virtù della confessio- 
ne , quando la confessione si fa legittima- 
meli te, come si dee, con contrizione e con 
proponimento di non fare (2) più il pec- 
cato ; che altrimenti non vale. E di ciò se 
ne trova uno be'lo esemplo. 

Leggesi , che in (3) Bramante , secon- 
dochè scrive Cesario, tu uno indemoniato, 
il quale rimproverava a chiunque egli ve- 
deva i peccati commessi non confessati. 
Uno uomo , che desiderava d' udirlo e -di 
vederlo , ma temeva il (4) rimprovero de’ 

f leccati-, andò innanzi eh’ egli venisse al 
uogo dov’ egli era , e confessossi di tutti 
li suoi peccati, non avendo contrizione, (5) 
nè ponendosi in cuore di rimanersene. É 
così confessato venne alla presenza delio 
indemoniato; il quale (6) vedendo da lun- 
gi, gridò lo -indemoniato, e disse* Ben ne 



(1) deesi. E M. debbesi. S. 

(2) più peccato. E. M 

(3) Brabunzia. E. Brabante. M. Bra - 
marniti . S. 

(4) rimproverio E. 

(5) nè proponimento di rimanersi di 
peccare. M. 

(6) vedendolo dalla lunga. E. da lun- 
ga. M. 



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i85 

venga 1* amico mìo r certo molto ti se* bea 
lavato ed imbucatalo. E con queste parole 
gli cominciò a dire villania , e rimprove- 
rargli molti suoi peccati, de’ quali (i) l’uo- 
mo ebbe grande vergogna e confusione. E 
partendosi tristo e doloroso, venne al con- 
fesserò suo , dicendo quello che gli era (2) 
intervenuto. E (3) domandando il prete , 
che potesse essere la cagione; da lui me- 
desimo seppe, come la sua confessione non 
era stata valevole. E di consiglio del con- 
fessore riconfessando tutti li suoi peccati 
con dolore c contrizione , tornò allo inde- 
moniato , il quale non gli dicea nulla. E 
dicendo uno di coloro , eh’ erano d’ intor- 
no allo indemoniato: Ecco l’amico tuo, al 
quale dianzi dicesti tanta villania con molti 
rimproveri ; (4) rispuose : A costui non 
dissi mai nulla; nè so di lui altro, che 
tutto bene. Per la qual cosa coloro che 
l’udivano, e in prima l’ aveano udito, (6) 
stimarono che ’l diavolo nelle prime pa- 
role avesse mentito. E così per la vertù 



quell’ uomo. E. S. 
adivenuto. E. S. 

(3) domandandolo. E. S. 

(4) rispose lo indemoniato. E. 
lo indemoniato , e disse : S. 

(ó) stimavano. E r S. 




risposo 




i86 

della (i) confessione l’uomo prima vitupe- 
rato (?) ricoverò la fam% sua. 



CAPITOLO QUARTO. 



Dove si dà ad intendere , chi e quale 
dee essere il confessore , che dee 
udire la confessione. 



La quarta cosa, che intorno alla con* 
fessione si dee dimostrare , ji è del con- 
fessore , che dee la confessione udire : del 
quale propiamente parlando , conviene che 
sia prete sagro e ordinato , secondo il (3) 
modo e ’l rito della Santa Chiesa ; impe- 
rocché solamente a' preti Iddio ha dato la 
podestà e la balìa di sciogliere e di legare, 
siccome dice il Decreto , allegando la pa- 
rola , che Cristo dice nel Vangelio : Quo- 
rum remìseritis peccata , remitiuntur eis , 
siccome è isposto di sopra. Nella quale pa- 
rola si diede da Cristo la podestade e l’au- 
torilade agli Appostoli in persona di tutti 
i preti , che dagli Appostoli , e da coloro 



(1) confessione vera V uomo vitupera- 
to. E. S. 

( 2 ) ricomperò. S. 

(3) il modo diritto. E. 



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che succedessero iu luogo degli Appostoli , 
che sono i Vescovi, fossono debitamente e 
veramente a tale ministerio ordinali. Onde 
come soli i preti sono ministri della Chie- 
sa , e *1 loro ministerio s’ adopera sopra il 
vero corpo di Cristo , il quale egli hanno 
a consecrare ; così sono ministri a dispen- 
sare gli altri Sacramenti, ne’quali si dà la 
grazia , la quale discende dal capo nelle 
membra , cioè da Cristo , del quale dice 
Santo Paolo : Che Dio I’ ha dato capo del 
corpo della Santa Chiesa di lutti i fedeli , 
i quali sono membra di questo corpo e 
di questo capo ,' come l’Appostolo dice, 
che tutti i fedeli sono uno corpo , e cia- 
scuno è membro di questo corpo. E però 
conciossiacosaché nel Sacramento della pe- 
nitenza , che propiamente si compie ed 
adempie nella confessione , si dea la gra- 
zia , solo il prete è ministro di questo Sa- 
cramento ; e a lui solo , come a ministro 
della Chiesa , si dee fare la sacramentale 
confessione. In caso di necessità , dove il 
peccatore non avesse copia di prete, si po- 
trebbe confessare a uno laico. E dico in 
caso di necessitade, caso e pericolo di mor- 
te. E dico, che si potrebbe confessare, non 
che sia di necessità a fare; imperocché do- 
ve non è copia di prete , basta a salute la 
contrizione , col desiderio , se essere potes- 
se , di confessarsi; e con proponimento, 
se scamperà , di farlo. Tuttavia se la per- 
sona avesse fede e devozione di volere con 




i88 

umiltà e vergogna dire il peccato suo a 
laico , disperando il prere , se averlo po- 
tesse , gli è valevole questa confessione ; 
avvegnaché non si possa dire propiamente 
sacramentale , perocché ci manca il pro- 
prio ministro di tale Sacramento. Tuttavia 
per 1’ umiltà , che induce il peccatore a 
dire i peccati suoi all’ uomo simile a lui , 
e a sottomettersi quasi al suo giudicio ; e 
per la vergogna di manifestare li suoi pec- 
cati, e per lo buono volere e proponimen- 
to eh’ ha uel cuore , che se potesse avere 
il prete , si confesserebbe , da che si con- 
duce a confessare a laico; hae alcuna effi- 
cacia cotale confessione. 

Onde si legge scritto da Cesario , che 
in una villa del contado di Tolosa fu un 
prete , il quale dimesticandosi colla moglie 
d’ uno cavaliere della contrada , (i) si con- 
dussono a peccato. Il quale continuando 
per più tempo , fu detto al cavaliere , il 
quale non volle iimnantanenle credere, nè 
non rimase però sanza ( 2 ) sospeocioue : e 
non dicendo al prete ue alla donna nul- 
la , nè mostrando segno di sospetto veru- 
no , un di pregò il prete che 1’ accompa- 
gnasse a certo luogo, per avere uno segre- 
to consiglio. E così il menò ad una villa , 
dov’era uno indemoniato , il quale a tutti 



(i') s' indussono. E. si condusse. S. 
( 2 ) sospetto. E. 



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i8cj 

coloro che vedeva , rimproverava loro tut- 
ti i loro peccati , quantunque segreti (i) 
fossono. 11 prete, cli’avea udito quello che 
lo indemoniato facea , si pensò che 'I ca- 
valiere , com’era il vero, ve l’avesse con- 
dotto, acciocché ’l demonio palesasse I’ (2) 
avolterio che facea colla moglie. £ avendo 
udito , che (3) ’l peccato confessato (4) è 
celato al diavolo, (ò) non avendo copia di 
prete , (6) si gittò nella stalla , dov’ era il 
cavallo e '1 fante del cavaliere : e gittaudo- 
si a’ piedi del fante confessò diligentemen- 
te il suo peccato , e domandando la peni- 
tenza, disse il fante: Quella penitenza , (7) 
che voi dareste ad un altro prete che vi 
confessasse simile peccato eh’ avete fatto 
voi , (8) fate voi. Andando poi (g) il ca- 
valiere col prete allo indemoniato , e que- 
gli rimproverando al cavaliere ed agli altri 



(t) fossono. nel MS. Guadagni aggiun- 
to nel margine da mano antica. 

(2) adulterio. E. S. 

(3) il peccatore quando confessasse i 
suoi peccati , erano celati al demonio , non 
avendo. S. 

(4) era celato. E. Al. 

(5) e non avendo. S. 

(6) se n andò. E. Al. 

( ) la quale. E. Al. S- 

(8) fatela. S. 

(g) il prete col cavaliere. E. 



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. ... 

i loro peccati > al prete non diceva niente. 

Onde disse il cavaliere: Tu non di* nulla 
al prete? lienlo bene mente: che di' tu di 
lui ? (i) rispuose : Di cotestui non dico 
nulla. E dicendo queste parole in lingua 
Tedesca * la quale solo il cavaliere (2) in- 
tendea, disse in lingua Latina: Nella stalla 
fu giustificato ; il quale solo il prete inte- 
se : (. 5 ) il quale veggendo la graziò del 
suo (+) scampo , e li vertù della confes- 
sione , lasciò il peccato , e fecesi monaco 
dell’ Ordine di Cestella. Bene è qui da no- 
tare, che se interviene, che quello cotale, 
che si confessa al laico, scampa , dee il più 
tosto che puote essere a’ piè del prete, e ri- 
confessare tutti li suoi peccati, i quali avea 
detti al laico. E allora si darà perfezione 
al sacramento , e ’l peccatore avrà ( 5 ) re- 
missione de’ peccati iu virtù delle chiavi 
di Santa Chiesa, delle quali solo il prete è 
ministro, e (6) osserva il comandamento 
che fa la Santa Chiesa della confessione. 
E in (7) ciascuno caso il laico è tenuto di 



(x) rispose lo indemoniato , e disse : 
Di costui. E. rispuose : Di costui. S. 

(2) intese. S. 

(Ò) Allora il prete veggendo. E. 

(4) scampamento. E. M. 

(ò') rimessione. E. 

(6) osserverà. E. 

(7) ciascheduno. E. 



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celare i peccati ch’egli udì in confessione, 
come dee fare il prete. E avvegnaché det- 
to sia , che prete debba essere colui che 
ode la confessione ; non è però da inten- 
dere , che ogni prete possa (i) assolvere 
ogni peccatore, e da ogni peccato, se non 
ae in caso di morte. Ma conviene , che sia 
proprio prete eh’ abbia podestà e giuri-- 
dizione sovra colui eh’ egli ha a scioglie- 
re e a legare, e possagli comandare quel- 
le cose, che s’appartengono alla salute sua. 
Onde proprio prete si chiama quegli, che 
ha la cura ordinaria dell* (2) anima ; come 
il Papa di lutti i Cristiani : il * Legato di 
coloro , che sono nella sua Legazione il 
Vescovo nel suo Vescovado : il prete nella 
sua ( 3 ) parroffia , cioè ha cura dell’ anime 
di coloro, che abitano fra’ termini della 
Chiesa , della quale egli è rettore. Nè non 
può però questo cotale prete parrocchiano 
assolvere i suoi parrocchiani da ogpi pec- 
cato ; perocché la Chiesa riserva certi pec- 
cati più gravi a’ Vescovi : e i Vescovi se ne 
riservano (4) a loro ed a’ suoi vicarj , co- 
me pare loro , e possonlo fare. Onde li pre- 
ti parrocchiani non si possonq intramettere 



(1) assolvere ogni peccato , se non fos- 
se. S. 

(2) anime. E. M. S. 

( 3 ) parrocchia. E. M. S, 

(4) a se. $.